Pagare i bollettini postali in farmacia? La Fofi dice no: “Un servizio che non ha nulla a che vedere con un presidio sanitario”

Pagare i bollettini postali in farmacia? La Fofi dice no: “Un servizio che non ha nulla a che vedere con un presidio sanitario”

Pagare i bollettini postali in farmacia? La Fofi dice no: “Un servizio che non ha nulla a che vedere con un presidio sanitario”
Per il segretario della Fofi, Maurizio Pace, il progetto presentato a PharmEvolution deriva da una visione distorta del concetto di ‘farmacia dei servizi’ e costituisce “un passo indietro” nell’evoluzione del ruolo del farmacista che, con le proprie competenze, tutela la salute. “La farmacia non è un’attività economica come un’altra”.

“E’ con grande disappunto che vediamo confondere il concetto di ‘farmacia dei servizi’ con la possibilità di rendere nelle farmacie dei servizi che nulla hanno a che fare con la professionalità e le competenze del farmacista, e neppure con la vita amministrativa del Servizio sanitario nazionale, quali il Cup e le altre attività di supporto alle prestazioni territoriali”. Questo il commento del Segretario della Fofi, Maurizio Pace, a proposito del progetto, presentato nel corso della manifestazione PharmEvolution di Catania, di attrezzare le farmacie in modo da permettere ai cittadini di pagare lì i bollettini di conto corrente postale.

“Sono 10 anni che la Federazione opera, con successo, per affermare la farmacia come presidio sanitario in cui operano professionisti in grado di rendere, oltre alla dispensazione e al consiglio sul farmaco anche altre prestazioni volte alla tutela della salute. Sono quelli che tecnicamente si chiamano servizi cognitivi, che sono possibili solo grazie alla formazione e alle conoscenze del farmacista, non alla presenza in farmacia di un POS. E’ questo che rende l’attività della farmacia non contendibile da altri operatori. Perché allora non vendere ricariche telefoniche o biglietti dei mezzi pubblici? E a questo proposito sembra si dimentichi un altro aspetto: che cosa dovrebbero pensare gli studenti dei corsi di laurea in farmacia? Che hanno intrapreso un percorso di studi lungo, e oneroso economicamente, per smaltire le bollette della luce?”, prosegue Pace.

Per la Fofi, “iniziative di questo genere costituiscono un passo indietro nell’evoluzione del ruolo del farmacista, e un regalo inaspettato a chi ritiene che la farmacia sia, in fin dei conti, un’attività economica come un’altra e che, quindi, può essere regolata – o meglio deregolata – come tutti gli altri esercizi commerciali”. ”L’esatto opposto – osserva Pace – di quanto richiede la tutela del cittadino, che quando ricorre al farmacista deve esporre un problema di salute e ha il diritto di non essere in coda con chi ha tutt’altre necessità”.

17 Ottobre 2016

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