Professioni sanitarie. La Fno Tsrm e Pstrp attacca gli emendamenti: “No a ordini separati e disparità con gli infermieri”

Professioni sanitarie. La Fno Tsrm e Pstrp attacca gli emendamenti: “No a ordini separati e disparità con gli infermieri”

Professioni sanitarie. La Fno Tsrm e Pstrp attacca gli emendamenti: “No a ordini separati e disparità con gli infermieri”

La Federazione invia una nota alla Camera: inaccettabili le norme che creano privilegi per una sola categoria. Sì alla stabilizzazione dei massofisioterapisti, stop all'Ordine autonomo della riabilitazione. “La delega non cristallizzi le competenze attuali”. NOTA 1, NOTA 2

Mentre alla Camera procede l’esame del ddl delega sulla riforma delle professioni, la Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp) ha rotto gli indugi. Con una nota inviata al presidente della XII Commissione Affari sociali Ugo Cappellacci, alla relatrice Marta Schifone e a tutti i membri della Commissione, il presidente Diego Catania ha messo nero su bianco le valutazioni della Federazione sugli emendamenti presentati, indicando quelli condivisibili e quelli da rigettare senza tentennamenti.

Il timore, scrive Catania, è che “taluni interventi possano determinare incertezze applicative o elementi di disallineamento, con possibili ricadute sull’organizzazione dei servizi, sulla chiarezza delle competenze, sulle responsabilità professionali e, in ultima analisi, sulla tutela della salute dei cittadini”.

Il nodo degli emendamenti “solo per infermieri”
Il punto più critico sollevato dalla Federazione riguarda una decina di emendamenti che mirano a valorizzare e ridefinire esclusivamente il ruolo della professione infermieristica, senza estendere le stesse misure alle altre professioni sanitarie (tecniche, della riabilitazione e della prevenzione) che appartengono al medesimo comparto contrattuale e hanno la stessa formazione universitaria.

Secondo la Fno Tsrm e Pstrp si tratta di una “evidente disparità” e di un “elemento di inammissibilità”. Tra i provvedimenti contestati ci sono quelli che prevedono piani di fidelizzazione per gli infermieri, il reclutamento diretto tramite contratti di collaborazione libero-professionale, il riconoscimento delle prestazioni infermieristiche nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e la creazione di percorsi di specializzazione dedicati. La Federazione chiede che, laddove condivisibili nel merito, queste misure vengano estese espressamente anche alle professioni dell’area tecnica, della riabilitazione e della prevenzione.

No all’Ordine autonomo per la riabilitazione
Un altro fronte caldo è rappresentato dall’emendamento 6.12, che propone la costituzione di un Ordine autonomo delle professioni sanitarie della riabilitazione, articolato in ordini territoriali e Federazione nazionale. La Federazione lo definisce “non condivisibile” e da “rigettare”, per due ragioni: innanzitutto perché le professioni dell’area riabilitativa sono già rappresentate dalla Fno Tsrm e Pstrp; in secondo luogo perché la creazione di un nuovo ordine configurerebbe “un possibile superamento dei limiti propri della legge delega”.

Il rischio di cristallizzare le competenze
Particolarmente preoccupanti sono poi alcuni emendamenti che, secondo la Federazione, rischierebbero di bloccare l’evoluzione naturale delle professioni sanitarie. L’emendamento 4.15 (Quartini) subordina l’aggiornamento degli ambiti di attività alla “previa definizione dell’atto medico”, una clausola che rischia di introdurre una gerarchia rigida e di ostacolare lo sviluppo di competenze avanzate. Gli emendamenti 4.12 e 4.27 (Quartini e Marianna Ricciardi) introducono il rispetto del “principio di tipicità delle professioni regolamentate”, una formula che potrebbe essere interpretata in senso restrittivo, “cristallizzando le competenze attuali e impedendone l’adeguamento all’evoluzione scientifica e tecnologica”. L’emendamento 4.17 (sempre a firma Quartini), che propone di “definire in modo tassativo gli atti riservati alle singole professioni sanitarie”, rischia di produrre una parcellizzazione e conflitti di competenza, invece di favorire la collaborazione interprofessionale.

Il caso dei massofisioterapisti
Sul fronte dei massofisioterapisti, la Federazione esprime una posizione netta. Da un lato boccia l’emendamento 4.01 (Ciocchetti), che propone un piano nazionale di integrazione formativa per ottenere l’equivalenza alla laurea in fisioterapia, giudicandolo «non coerente con l’attuale sistema ordinistico». Dall’altro lato sostiene l’emendamento 6.02 (Bof, Loizzo, Giagoni, Matone, Pretto), che prevede la stabilizzazione degli iscritti agli elenchi speciali a esaurimento dell’Ordine Tsrm-Pstrp, definendolo “pienamente condivisibile” e “la soluzione preferibile”, purché venga chiarito il significato di “stabilizzazione” e corretto un errore materiale sul riferimento normativo.

Certificazione delle competenze: attenzione al valore abilitante del titolo
Sull’istituzione di un sistema nazionale di certificazione delle competenze (emendamenti 4.2, 4.18, 4.19, 4.20), la Federazione invita alla cautela. La misura è condivisibile, avverte Catania, ma “va attentamente considerata perché potrebbe mettere in discussione il valore abilitante del titolo di studio universitario se non adeguatamente coordinata con i profili professionali e con l’ordinamento universitario”. Un passaggio delicato, che rischia di aprire un dibattito di fondo sul rapporto tra formazione accademica e certificazione delle competenze acquisite sul campo.

Le richieste positive: partecipazione ai processi decisionali e incentivi economici
Non mancano nel documento indicazioni su emendamenti giudicati positivamente. La Federazione sostiene quelli che mirano a garantire una “partecipazione strutturata e vincolante” delle professioni sanitarie ai processi decisionali e di programmazione sanitaria (emendamenti 02, 03, 1.8, 3.105, 3.118, 6.23), superando l’attuale approccio meramente consultivo. Vengono apprezzate anche le proposte di equiparazione alla dirigenza sanitaria per le professioni tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (3.41, 3.60), l’estensione dell’equo compenso (3.59, 3.109), gli incentivi economici come l’imposta agevolata sul lavoro straordinario (3.89, 3.130), l’indennità specifica per il servizio di pronto soccorso (3.131), lo sviluppo di carriera (3.64) e il riconoscimento del lavoro usurante (3.124).

La clausola di salvaguardia e le richieste finali
Nelle sue indicazioni conclusive, la Federazione chiede di “inserire o promuovere una clausola di salvaguardia” per evitare che l’esercizio della delega crei sovrapposizioni o incertezze rispetto a profili professionali già definiti e consolidati. Chiede inoltre di “estendere alle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione” tutte le misure che, pur condivisibili, sono state formulate con riferimento esclusivo alla professione infermieristica. Infine, ribadisce il no all’Ordine autonomo della riabilitazione e la preferenza per la stabilizzazione dei massofisioterapisti iscritti agli elenchi speciali.

La partita si gioca nei prossimi giorni in Commissione, dove gli emendamenti saranno votati. La Federazione annuncia che continuerà a seguire “con grande attenzione il percorso parlamentare del provvedimento” e si dichiara disponibile a “ogni eventuale interlocuzione o approfondimento” con i parlamentari. Il rischio, avverte Catania, è che una riforma attesa da anni si trasformi in un’occasione mancata per valorizzare tutte le professioni sanitarie, alimentando disparità invece di ridurle.

11 Maggio 2026

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