Riforma Enpaf. La lettera: “Proposta Fenagifar sta alimentando polemiche non costruttive”

Riforma Enpaf. La lettera: “Proposta Fenagifar sta alimentando polemiche non costruttive”

Riforma Enpaf. La lettera: “Proposta Fenagifar sta alimentando polemiche non costruttive”
Gentile Direttore,
la recente petizione Fenagifar per la riforma dell'ENPAF sta alimentando tra i farmacisti, soprattutto giovani, polemiche non costruttive.
La stessa è, innanzitutto, disinformativa, dal momento che non precisa che l'approvazione delle modifiche al regolamento ENPAF non è prerogativa solo dell'Ente previdenziale, ma è soggetta all’approvazione dei Ministeri competenti, mentre la modifica di istituti disciplinati dalla legge (contributo 0,90%) può avvenire solo in forza di un nuovo provvedimento legislativo che, pertanto, è sottratto alla competenza dell’Ente.

Gentile Direttiore,
la recente petizione Fenagifar per la riforma dell'ENPAF sta alimentando tra i farmacisti, soprattutto giovani, polemiche non costruttive.
La stessa è, innanzitutto, disinformativa, dal momento che non precisa che l'approvazione delle modifiche al regolamento ENPAF non è prerogativa solo dell'Ente previdenziale, ma è soggetta all’approvazione dei Ministeri competenti, mentre la modifica di istituti disciplinati dalla legge (contributo 0,90%) può avvenire solo in forza di un nuovo provvedimento legislativo che, pertanto, è sottratto alla competenza dell’Ente.
 
L'ENPAF è pienamente consapevole della necessità di adeguarsi ai nuovi scenari economici e lavorativi degli ultimi anni, ma voglio ricordare che, già dal 2015, siamo impegnati in un percorso riformatore che, per quanto riguarda l’assistenza, si è concluso con il nuovo Regolamento, approvato la scorsa estate e già in vigore dal primo gennaio 2018; per quanto riguarda l’assetto previdenziale, un’apposita Commissione di studio, istituita dall’Ente, ha elaborato una proposta concreta che, ampiamente illustrata alle diverse componenti della Categoria, non ha trovato, a tutt’oggi, un consenso esplicito.
 
Preciso che la riforma non è dettata da esigenze di contenimento della spesa, ma dalla necessità di rendere il sistema più equo e, nel contempo, più moderno. Tuttavia, la modernità e l’equità non possono generare confusione né, tantomeno, equivoci; una contribuzione rapportata al reddito, presupposto del metodo di calcolo contributivo, porterà ad una maggiore pressione contributiva per coloro che hanno soltanto l’Enpaf quale ente ad appartenenza obbligatoria.
 
Subordinare l’introduzione del metodo di calcolo contributivo alla necessità di destinare, attraverso una legge, anche parzialmente – ma non si comprende in che modo –, quota parte del contributo oggettivo dello 0,90% sui montanti contributivi soggettivi, è di per sé una contraddizione in termini.
 
Se un contributo ha natura oggettiva, come riconosciuto dalla Corte Costituzionale, e viene trattenuto dalle Aziende Sanitarie Locali alle farmacie pubbliche, alle farmacie private (quest’ultime, tra l’altro, gestite o attraverso moduli societari da più farmacisti o addirittura, nel caso delle società di capitali, da soggetti non farmacisti), non può che avere una finalità solidaristica, di cui, peraltro, i primi beneficiari sono proprio i titolari di farmacia. In assenza del contributo 0,90%, le pensioni di coloro che versano la contribuzione intera sarebbero inevitabilmente meno elevate.
 
Non vanno inoltre sottaciute le criticità derivanti dall’introduzione delle società di capitali nella gestione delle farmacie private, in base alla recente legge sulla concorrenza. Più di qualcuno, al nostro interno, sembra sottovalutare l’impatto della nuova previsione legislativa, che rischia di modificare profondamente la posizione lavorativa e, di conseguenza, previdenziale di numerosi iscritti che, oggi, hanno solo l’Enpaf quale ente di previdenza obbligatoria. La diffusione delle società di capitali rischia di depauperare il numero delle farmacie private a conduzione di farmacisti titolari. Nei prossimi anni, potremmo avere uno scenario ben diverso da quello attuale, in cui la professione rischia di essere prevalentemente esercitata in forma di lavoro dipendente.
 
Ciò comporterà una riduzione delle entrate contributive dell’Ente, in ragione del fatto che la gran parte dei nostri iscritti opterà, avendo già la copertura previdenziale obbligatoria Inps, per una contribuzione ridotta.
 
Segnalo, d’altra parte, che lo stesso contributo di solidarietà introdotto nel 2004 ha dato la possibilità ai farmacisti dipendenti e disoccupati di versare una quota minima, che va dall'1 al 3% (anziché il 15% degli anni precedenti), per venire incontro soprattutto ai giovani che facevano il loro ingresso nel mondo del lavoro. Anche questo intervento, ovviamente, ha comportato minori entrate contributive per l'ENPAF, che ha comunque l’obbligo di garantire la copertura pensionistica, per i propri iscritti, in un arco temporale di 50 anni, sempre sotto la stretta vigilanza ministeriale.
 
Bene ha dichiarato il Presidente Croce nell'affermare che “la riforma della previdenza di categoria sia affrontata da tutti con un approccio responsabile e consapevole, e non a colpi di slogan, di indicazioni generiche tanto seducenti quanto impossibili”.
 
Dovremmo tutti condividere tale posizione, soprattutto quelli di noi che hanno responsabilità negli Organismi di Categoria, non dimenticando che il nostro Ente di previdenza, nei prossimi anni, può rappresentare l’ultimo baluardo della nostra indipendenza professionale.
 
Inoltre, non vanno dimenticate, e rappresentano un valore aggiunto, le iniziative a carattere solidaristico assunte dall’Ente, che investono tutti gli iscritti, come la tutela per la maternità delle farmaciste disoccupate; la copertura sanitaria integrativa e la Long Term Care per tutti gli iscritti, senza alcun onere; le misure di sostegno al reddito; i sussidi a favore dei disoccupati, dei farmacisti rurali a basso reddito, dei lavoratori precari in regime di lavoro autonomo, dei titolari di parafarmacia; le iniziative a sostegno dell’occupazione; gli interventi in favore di coloro che sono colpiti da calamità naturali.
Questi sono fatti concreti e credo che, responsabilmente, siano elementi che consolidano, sul piano sociale, una categoria professionale.
 
Dr. Pasquale Imperatore
Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Matera
e Consigliere di amministrazione dell’Enpaf

 

20 Febbraio 2018

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