Sardegna. Ipasvi Carbonia-Iglesias aderisce al progetto Slow Medicine “Fare di più non significa fare meglio”

Sardegna. Ipasvi Carbonia-Iglesias aderisce al progetto Slow Medicine “Fare di più non significa fare meglio”

Sardegna. Ipasvi Carbonia-Iglesias aderisce al progetto Slow Medicine “Fare di più non significa fare meglio”
L’obiettivo è condividere le esperienze degli infermieri sulle pratiche tecniche e organizzative “non necessarie”, eliminando le quali è possibile “diminuire gli sprechi” e “riallocare le risorse”. Il Collegio ha già segnalato 5 pratiche a rischio d’inappropriatezza. Al lavoro per arrivare a 15 entro la fine del 2016.

“Un utilizzo appropriato da parte della comunità professionale degli strumenti disponibili, da intendersi ed includervi anche le evidenze scientifiche, sono lo strumento principe per fare fronte ad un confronto permanente unitario e partecipato sugli ambiti di sviluppo clinico-assistenziale, organizzativo e formativo con le altre professioni sanitarie”. È partendo da questo presupposto che il Collegio Ipasvi di Carbonia-Iglesias ha annunciato la propria adesione al progetto promosso dal movimento Slow Medicine Fare di più non significa fare meglio”. “Non intendiamo lasciarci sfuggire l’occasione di compartecipazione infermieristica alle scelte di programmazione sanitaria anche nel territorio nazionale, al suo monitoraggio e verifica secondo la logica del movimento”, spiega il Collegio, sottolineando di essere "il primo Collegio IPASVI ad aderire ufficialmente in qualità di socio istituzionale e questo è motivo di orgoglio per la comunità infermieristica del Sulcis Iglesiente nel pubblico impiego e nella sanità privata".

Con la sua adesione, il Collegio di Carbonia-Iglesias intende, dunque, mettersi “al servizio del movimento senza timore del confronto e della contaminazione culturale, perseguendo la condivisione delle ns. esperienze rispetto a pratiche cliniche ed assistenziali comunemente effettuate ma di impercettibile apporto, con benefici insignificanti agli assistiti, con spreco di risorse umane professionali ed economiche”.

“La nostra adesione al progetto – riferisce il Collegio in una nota – è convinta e totale, non solo per il riscontro assegnato alla professione infermieristica con il ns. ingresso ma anche per la sfida al contributo originale che sapremo proporre con il dibattito e la rete di collaborazione che stiamo andando a condividere con a supporto della buona pratica professionale”.

Il Collegio Ipasvi di Carbonia e Iglesias annuncia quindi di voler raggiungere, entro la fine del 2016, l’obiettivo di portare da 5 (vedi allegato) a 15 le pratiche da segnalare in quanto inappropriate, sulla base di “nuove o già avviate iniziative (vedi il report 2015 Slow Medicine Ospedali Cuneo Santa Croce e Carle)”, perché “i professionisti sanitari possono certamente contribuire alla riduzione di pratiche tecniche e organizzative non necessarie, evitare conseguenze dannose, diminuire gli sprechi, riallocare le risorse, modificare consuetudini e attitudini (all’errore, ndr), portare l’utente a comprendere, accettare e sostenere che fare di più non significhi fare meglio”.

“Per sostenere, quindi, il punto di vista infermieristico rispetto alle intenzioni che ci hanno portato ad aderire a Slow Medicine – sottolinea il Collegio -, riteniamo doveroso cercare di coinvolgere quante più realtà professionali, istituzionali, associative possibile per contribuire ad individuare gli ambiti per i quali è possibile ipotizzare, su base esperienziale, l’effettuazione di pratiche inappropriate” e “a identificare, per ciascuno” di questi ambiti “l’expertise nel settore per fornire uno specifico e funzionale contributo per gli obiettivi da perseguire”.

25 Febbraio 2016

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