Scudo penale confermato per il 2026. Costantino: “Ma serve una riforma strutturale che garantisca certezza del diritto”

Scudo penale confermato per il 2026. Costantino: “Ma serve una riforma strutturale che garantisca certezza del diritto”

Scudo penale confermato per il 2026. Costantino: “Ma serve una riforma strutturale che garantisca certezza del diritto”

Per il giuslavorista ed esperto di diritto del lavoro in sanità, “la necessità di prorogare ancora lo scudo penale dimostra che il sistema non è in equilibrio” e l’ampliamento dell’area di non punibilità rispetto alla Gelli Bianco “è un segnale chiaro: la disciplina ordinaria non basta più e va ripensata”.

Ritorna al centro del dibattito il tema della responsabilità sanitaria. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge n. 26 del 27 febbraio 2026 che converte il decreto Milleproroghe, lo scudo penale introdotto durante l’emergenza Covid 19 viene ora prorogato in via definitiva per tutto il 2026. Nel mentre il Parlamento sta esaminando una legge delega che punta a una riforma organica della disciplina e a criteri più chiari sulla punibilità dei professionisti. “La proroga è utile, ma non può diventare l’unico strumento di tutela”. A dichiararlo Giovanni Costantino, giuslavorista ed esperto di diritto del lavoro in sanità, che, sebbene accolga positivamente la conferma dello scudo penale per l’anno in corso, richiama la necessità di un cambio di passo.

“Il sistema continua a muoversi in un perimetro emergenziale – sottolinea – che non offre stabilità né ai professionisti né ai pazienti. È indispensabile un quadro ordinario chiaro, capace di prevenire conflitti e ridurre la medicina difensiva”.

Il riferimento normativo resta la legge Gelli Bianco (l. n. 24/2017) che esclude la punibilità penale nei casi di imperizia lieve, ossia quando siano rispettate le linee guida o le buone pratiche clinico assistenziali adeguate al caso concreto. Sul piano civile, la responsabilità ricade principalmente sulla struttura sanitaria, con possibilità di rivalsa sul professionista, entro limiti definiti, solo in caso di dolo o colpa grave.

“La necessità di prorogare ancora lo scudo penale – evidenzia il giuslavorista – dimostra che il sistema non è in equilibrio. Il Legislatore ha ampliato l’area di non punibilità rispetto alla Gelli Bianco, estendendo l’esonero dalla responsabilità penale non solo alle ipotesi di imperizia lieve, ma anche a quelle di imprudenza e negligenza che non costituiscano colpa grave. È un segnale chiaro: la disciplina ordinaria non basta più e va ripensata”.

Sebbene lo scudo penale continui a rappresentare uno strumento utile che tutela gli operatori sanitari senza comprimere i diritti dei pazienti al risarcimento, rimane tuttavia una misura emergenziale, concepita per un contesto straordinario, che può fungere soltanto da ponte verso una riforma stabile e coerente della responsabilità sanitaria.

“Si auspica che il confronto parlamentare – aggiunge Costantino – porti a un intervento strutturale. Serve infatti un sistema ordinario che garantisca certezza del diritto e che integri le tutele penali in un quadro organico di sicurezza professionale”.

“Solo così – conclude – sarà possibile ridurre la medicina difensiva, migliorare la qualità delle cure e assicurare un equilibrio reale tra la tutela del paziente e la serenità del professionista”.

Giovanni Rodriquez

05 Marzo 2026

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