Speranza incontra gli assistenti sociali: il Cnoas: “Piena sintonia su legame sanità e sociale”

Speranza incontra gli assistenti sociali: il Cnoas: “Piena sintonia su legame sanità e sociale”

Speranza incontra gli assistenti sociali: il Cnoas: “Piena sintonia su legame sanità e sociale”
 “Ringraziamo il ministro perché ha ascoltato i nostri argomenti e le nostre proposte che cercano di arginare quella “pandemia sociale” prevedibile e prevista da chi ha “le mani in pasta” nella disabilità, nelle dipendenze, nella tutela dei minori, degli anziani, nella povertà”.

“Non c’è salute se sanità e sociale non lavorano insieme”, ne è convinto l’Ordine degli assistenti sociali che lo ribadisce in una nota dopo l’incontro di ieri con il ministro Roberto Speranza.
 
Per il Cnoas dall’avvento di Speranza alla salute l’attenzione al sociale si è manifestata in una serie di atti: “dalla Consulta permanente delle professioni sanitarie e socio-sanitarie della quale facciamo parte, al coinvolgimento nello studio di disposizioni che toccano il benessere delle persone; dall’invito e dall’ascolto agli Stati Generali dell’economia davanti al Presidente del Consiglio e al Governo, su sollecitazione del responsabile del ministero della Salute, alle dichiarazioni che accompagnano le sue uscite ufficiali”.
 
“Non c’era bisogno dell’emergenza Covid – si legge nella nota del Cnoas rilasciata dopo l’incontro – perché arrivassero sotto gli occhi di tutti i disastri provocati dai tagli di anni nella spesa sanitaria e sociale, ma come ha ben detto il ministro, quanto è successo ha cambiato le cose, in Europa e in Italia. Lasciando da parte Recovery fund, Sure e il Mes che verrà o forse no, il bilancio ordinario Ue sulla sanità è passato da mezzo miliardo a nove virgola cinque miliardi. E L’Italia ha speso o messo in conto di spendere in cinque mesi, quello che non ha usato in cinque anni”.
 
Per il Cnoas con Speranza c’è quindi “piena sintonia” e a lui va il ringraziamento “perché ha ascoltato i nostri argomenti e le nostre proposte che cercano di arginare quella “pandemia sociale” prevedibile e prevista da chi ha “le mani in pasta” nella disabilità, nelle dipendenze, nella tutela dei minori, degli anziani, nella povertà”.
 
“Un barlume di cambiamento è già operativo con il nostro ingresso a pieno titolo nelle Unità Speciali di Comunità Assistenziale, le USCA che rispondono a un disegno organizzativo che contempla la valutazione multidimensionale e multiprofessionale. Ma la precarietà – sottolinea il Cnoas – che contraddistingue il percorso lavorativo di molti di noi – anche in questo caso si tratta di 600 assunzioni di assistenti sociali, ma a tempo determinato – si riversa sulle persone di cui ci occupiamo”.
 
“E, purtroppo – concludono gli assistenti sociali – il disagio sociale non è a tempo determinato. Aver avuto la certezza che al ministero questo sia chiarissimo e che ogni provvedimento che farà parte del grande piano di rilancio della nostra sanità pubblica ne terrà conto, è per noi un passo importante”.

24 Luglio 2020

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