“Stop imbuto formativo, si a contratto di lavoro e stabilizzazione precari”. Appello Chi si cura di te?

“Stop imbuto formativo, si a contratto di lavoro e stabilizzazione precari”. Appello Chi si cura di te?

“Stop imbuto formativo, si a contratto di lavoro e stabilizzazione precari”. Appello Chi si cura di te?
Lunga lettera dell’associazione indirizzata a sindacati, associazioni del precariato medico, forze politiche, ordini dei medici per richiedere sostegno alle istanze dei medici precari e in formazione. LA LETTERA

“La formazione medica continua ad essere programmata non in base ai fabbisogni di salute della popolazione, ma per rispondere ai vincoli di bilancio e a partire da valutazioni riduttive della capacità formativa del SSN”. È quanto denuncia l’associazione Chi si cura di te? in una lettera aperta indirizzata a sindacati, associazioni del precariato medico, forze politiche, ordini dei medici per richiedere sostegno alle istanze dei medici precari e in formazione.
 
“In questi mesi – si legge – , i medici in formazione specialistica hanno fornito assistenza e svolto attività correlate all’emergenza da COVID-19, indipendentemente dal loro percorso formativo. Purtroppo, nonostante il fondamentale servizio erogato, tale impegno è stato ripetutamente sottostimato e svilito. I medici in formazione sono stati accusati di favorire il contagio fra operatori sanitari e pazienti e sono stati esclusi dall’erogazione dei riconoscimenti economici previsti per gli altri lavoratori della salute. In alcune occasioni è stato loro negato l’accesso ai DPI, nonostante prestassero assistenza a pazienti affetti da COVID come il personale strutturato. Per di più, di recente in diversi poli ospedalieri la natura “studentesca” dei medici e delle mediche in formazione ha portato all’esclusione degli stessi dai programmi di vaccinazione contro SARS-Cov-2, situazione vergognosa che ha trovato soluzione solo in seguito alla denuncia dell’accaduto alla stampa e all’opinione pubblica”.
 
“Nessuno – prosegue la lettera – si sarebbe aspettato che le condizioni di lavoro e la formazione sarebbero rimaste inalterate durante la pandemia, come avvenuto per qualsiasi altro settore. Tuttavia nulla è stato fatto per prevenire o attenuare le condizioni insostenibili di lavoro e l’azzeramento della formazione che abbiamo sperimentato, per di più in un momento storico in cui proprio la formazione medica avrebbe dovuto ricevere maggiori attenzioni e investimenti.
Come camici grigi e medici in formazione specialistica non siamo, in nessuna occasione, venuti meno ai nostri obblighi in quanto medici e continueremo a fare ancora una volta la nostra parte come professionisti della salute. Ma è anche arrivato il momento di iniziare a chiedere che al nostro impegno corrispondano le tutele e i diritti che ci spettano sia come lavoratori che come medici in formazione”.
 
“Per questi motivi – sottolinea la missiva – , da mesi stiamo portando avanti una mobilitazione per chiedere che si investa in formazione in medicina e si riformi il percorso di formazione post lauream. I molteplici tentativi di dialogo con le istituzioni sono stati sistematicamente ignorati o si sono limitati ad incontri senza alcun esito reale. Dopo essere stati chiamati a fare la nostra parte come medici, siamo stati ripetutamente liquidati come studenti”.
 
Le richieste:
 Che l’imbuto formativo sia azzerato, già dal 2021, per dare a migliaia di medici la possibilità di completare il proprio percorso formativo e rispondere finalmente alle esigenze di salute della popolazione.
 Un contratto collettivo nazionale della formazione medica, che superi l’attuale inquadramento ibrido studente-lavoratore e garantisca i diritti che ci spettano in quanto lavoratori. Fra questi il diritto a una rappresentanza sindacale che ci tuteli in tutte le sedi in cui si prendono decisioni sulla nostra vita, sulla nostra formazione e sul nostro lavoro.
 La stabilizzazione delle colleghi e colleghi che da anni sorreggono la medicina territoriale e che hanno sviluppato competenze e capacità sul campo, che riconosca un dato di fatto: non c’è nessuno più competente di loro nel gestire i servizi di cui fanno parte.

26 Gennaio 2021

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