Tossicodipendenze. Snami: “No alla presa in carico negli studi dei medici di famiglia”

Tossicodipendenze. Snami: “No alla presa in carico negli studi dei medici di famiglia”

Tossicodipendenze. Snami: “No alla presa in carico negli studi dei medici di famiglia”
La proposta di una rete territoriale che coinvolga i Mmg e le farmacie a fianco dei Sert era stata avanzata nei giorni scorsi da Federserd, Simg, Sitd e Federfarma. Per lo Snami questi pazienti devono continuare ad essere seguiti in strutture specialistiche. “ Non siamo il coperchio per tutte le pentole”.

Non piacciono al Sindacato Autonomo le proposte di affidare ai medici di Medicina Generale anche l'assistenza ai tossicodipendenti, lanciate nei giorni scorsi da Federserd, Simg, Sitd e Federfarma nel corso di un convegno al Senato. “Non è vero che i pazienti tossicodipendenti siano assimilabili ai pazienti affetti da altre patologie – ha  esordito Gianfranco Breccia, segretario nazionale dello Snami – non è vero che i pazienti tossicodipendenti siano assimilabili ai pazienti affetti da altre patologie. Tutt'altro. Sono pazienti particolari, con esigenze particolari che necessitano di un'assistenza specializzata dedicata e di strutture logistiche adeguate”.

Il punto della questione, secondo il sindacato, è il rischio di depotenziamento dei servizi offerti dai Sert che dovrebbero essere svolti a costo zero dalla medicina territoriale. “E subito c’è chi è pronto a dare risposte affermative, a nome della categoria, a sottoscrivere impegni che difficilmente potranno essere mantenuti – ha evidenziato Breccia – questi signori non ci rappresentano e se vogliono prendere in carico i loro assistiti con problemi di dipendenza lo facciano a titolo personale, se ritengono di esserne in grado, perché l'ennesimo tentativo di sconvolgere la Medicina di famiglia non può essere accettato”.

“Pensare che le sale d'aspetto dei nostri studi, dove bambini, adolescenti ed anziani attendono il loro turno, siano possano essere affollate da chi magari è in astinenza, è in stato di agitazione psicomotoria o non vuole fare la fila – ha continuato il segretario – vorrebbe dire togliere serenità  ai nostri pazienti e renderli suscettibili di violenze ed intimidazioni mettendoli  nelle condizioni di trovarsi in situazioni quantomeno spiacevoli che, come talvolta accade in Continuità Assistenziale, possono arrivare anche ad episodi di minaccia o violenza”.

Breccia ha parlato anche dei possibili problemi a cui andrebbero incontro i medici che dovrebbero dispensare il metadone, “contenendo le ‘esuberanze’ di chi potrebbe anche essere instabile dal punto di vista psicomotorio e subire ricatti di ogni genere”. “La medicina generale non può essere considerata il coperchio per tutte le pentole e non deve essere alla mercè dei nuovi Soloni delle cure primarie che propongono di caricarci di tutto e di più – ha concluso il segretario Snami – magari adesso spunta il ‘solito’ che troverà  la soluzione al possibile pericolo di avere dei tossicodipendenti in giro per i nostri ambulatori: assumere delle guardie del corpo. Ma con quali risorse?”.
 

23 Novembre 2012

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