Violenza contro gli operatori sanitari. Simeu: “Serve rispetto, ma anche riforme strutturali”

Violenza contro gli operatori sanitari. Simeu: “Serve rispetto, ma anche riforme strutturali”

Violenza contro gli operatori sanitari. Simeu: “Serve rispetto, ma anche riforme strutturali”

Per la Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza la violenza nei PS è anche il sintomo di un sistema in affanno. Riccardi: “Le campagne di sensibilizzazione sono giuste e necessarie, ma la violenza è spesso il sintomo di un problema più profondo. Per questo la risposta non può essere solo repressiva”.

Ogni aggressione rappresenta non solo un atto grave e inaccettabile, ma anche un reato perseguibile penalmente, poiché gli operatori sanitari sono incaricati di pubblico servizio e svolgono una funzione essenziale per la collettività. Tuttavia il problema non può essere ridotto a una questione di sicurezza. Lo sottolinea la Simeu (Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza) in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, che si celebra oggi.

Il Pronto Soccorso, dove la pressione assistenziale, l’attesa e la tensione emotiva dei pazienti e dei familiari possono trasformarsi in conflitto, è il luogo in cui gli episodi di violenza si verificano con più frequenza.

Si tratta di un fenomeno che colpisce in modo particolare le donne: le infermiere subiscono circa il 76% delle aggressioni segnalate. Una tendenza che non riguarda solo il nostro Paese: gli episodi di violenza contro gli operatori sanitari sono in aumento anche a livello europeo (+32%) e mondiale (+39%), confermando l’esistenza di una vera emergenza internazionale. La violenza contro il personale sanitario assume forme diverse: aggressioni fisiche, minacce verbali, insulti, molestie, fino ad atti vandalici contro strutture e mezzi di soccorso.

“Le campagne di sensibilizzazione che vediamo in questi giorni sono giuste e necessarie – commenta Alessandro Riccardi, presidente nazionale Simeu -, ma dobbiamo riconoscere che la violenza nei Pronto Soccorso è spesso il sintomo di un problema più profondo. I professionisti dell’emergenza lavorano in strutture sotto pressione, con carenza di personale, spazi spesso inadeguati e un carico di lavoro crescente. Quando il sistema è in affanno, cresce la frustrazione dei cittadini e aumenta il rischio di conflitto. Per questo la risposta non può essere solo repressiva: servono interventi strutturali che rendano sostenibile il lavoro nei Pronto Soccorso”.

Il Pronto Soccorso rappresenta la porta di accesso Al Servizio Sanitario Nazionale, chiamato a dare risposte immediate a ogni tipo di emergenza. “Proprio per questo è spesso il punto in cui convergono anche le difficoltà della medicina territoriale, della carenza di posti letto e delle criticità organizzative del sistema sanitario”. Secondo Simu “la prevenzione della violenza passa quindi anche attraverso una migliore organizzazione del sistema sanitario, con investimenti nelle risorse umane, nella formazione, negli spazi e nei percorsi di assistenza”.

La giornata del 12 marzo diventa così un’occasione per ribadire un messaggio semplice ma fondamentale: la sicurezza degli operatori sanitari è una condizione indispensabile per garantire cure di qualità ai cittadini. “Difendere chi cura – conclude Riccardi – significa difendere il diritto alla salute di tutti. Il rispetto per chi lavora nei Pronto Soccorso non è solo una questione di civiltà: è una responsabilità collettiva”.

12 Marzo 2026

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