Ancora sui Tsrm in senologia

Ancora sui Tsrm in senologia

Ancora sui Tsrm in senologia

Gentile direttore,
davvero non pensavo di essere, singolarmente o in qualsivoglia associazione (smentisco ogni affiliazione) da “alcuni mesi in osservazione”; lieto comunque di avere un “fan club”; mentre ammetto un certo imbarazzo a rispondere ad un “Direttivo” invece che a delle persone; intendo soggetti titolari di una identità, magari con nome, cognome e titolo.
 
Per quanto ai concetti da me espressi, tra pareri specialistici e riscontri di evidenze, non ho mai preteso di essere portavoce di alcuno se non di me stesso; mentre sull’“evidentemente anticipate senza il dovuto approfondimento”, gradirei capire quali siano gli approfondimenti di cui si favoleggia.
Il verbo è intenzionale: favoleggia.
 
Perché possiamo anche trascendere l’oggetto della discussione: che siano i concorsi per i TSRM o per la dirigenza delle professioni sanitarie, il decreto risonanze magnetiche o l’autonomia professionale del TSRM post “187/00”… è invariabile il perverso scenario oggi sussistente: “promozione e valorizzazione; associazioni di rilievo nazionale; tavoli tecnico-scientifici; referenti delle diverse professioni; più recenti e robuste prove di efficacia; specializzazione …” ma al termine di tutti questi stentorei processi, parafrasando Antonio Panti, vanno in crisi i medici, la medicina, ed infine soprattutto … il lettore, che poi è l’utente sanitario.
 
Ebbene, carissimi ignoti:  biasimando ogni autocrazia o dittatura intellettuale, il fondamento del progresso scientifico è da secoli basato sul dialogo nel formulare o sconfessare teorie e leggi (ovviamente con prove – “Nullius in verba”); dialogo – non aggressione – che deve basarsi sulla concretezza e lealtà, e se non è chiedere troppo, sulla conoscenza dei propri interlocutori, sia personale che professionale.
 
Venendo al punto: le attestazioni del sottoscritto, che in 26 anni di SSN (studi esclusi) ha sempre più fortificato la propria motivazione, sono basate non soltanto sullo studio e revisione delle fonti dottrinali e normative nazionali ed internazionali, ma anche sullo sviluppo (universitario e sul campo) di sistemi di management e clinical governance migliorativi di quelli attualmente in uso, di “produttività a tutti costi”, ove l’interesse per le pazienti si concretizza (in sintesi) nella compilazione di programmi di lavoro di oltre 40 pazienti in 4 ore e di brochure ove si di afferma che per la mammografia sono necessari 15 minuti … se questo è il risultato della attuazione di quanto da voi indicato … davvero qualcosa non funziona a dovere.
 
Il sottoscritto lavora con i medici (non con i pazienti, ma per i pazienti), ma non è “compagno di merende” di alcun sanitario o dirigente (blasonati o no), che promuova pratiche illegittime e/o illegali, quali ad esempio mettere un OSS al posto di un case manager, mandando nel caos il già complicato (perché male organizzato) lavoro del TSRM che deve, al di là di tanto favoleggiare, destreggiarsi per ovviare al problema, al contempo tutelando le proprie pazienti e per di più adempiere integralmente al proprio mandato professionale etico-deontologico (perché esiste anche quello), denunciando la malpractice sanitaria alla quale non vuole essere iscritto quale complice – proprio perché sussiste esatta conoscenza di quali siano le corrette pratiche, i corretti adempimenti normativi, le aderenze alle linee guida nazionali (basterebbero già quelle, senza scomodare quelle europee o internazionali).
Presumo chi scriva non abbia mai fronteggiato simili situazioni; in ogni caso (visto il forense infervoro misto a sconcerto) è legittima la domanda: come mai?
 
Inoltre bisogna sfatare il mito che informare sia sinonimo di “potenziale effetto negativo”; certo bisogna verificare quando, dove e cosa si dice – proporrei a riguardo una statistica delle donne che hanno preventivamente un colloquio informativo con il proprio mmg sulla prevenzione secondaria: mai sentito parlare di “patient empowerment”? si trova anche quello nella dottrina internazionale.
Preferirei si corra il rischio di intimorire (il professionista preparato sa ovviare a tale eventualità) fornendo una vera informativa sub c. 2  art. 32 Cost. , piuttosto che sentirsi rispondere “tomosintesi? e … cos’è?” da donne che sono già state sottoposte a quell’esame, certamente in assenza di consenso informato.
 
Per tutto questo servirebbero ben più di quindici minuti. Chi vuole dedicarli alle nostre utenti? I mmg? I medici radiologi? I medici non radiologi? Ma come mai allora le pazienti giungono pressoché impreparate alle sedute mammografiche?  Anche qui … davvero qualcosa non funziona a dovere.
Per quanto agli aspetti ritenuti ”legittimamente ultimo dei pensieri” è evidente che chi non tratti le problematiche con una cura di ogni aspetto, è abbastanza improbabile sappia condurre con metodicità i pazienti alle cure di complessità.
 
Da anni e con un certo successo informo (art. 3.4 cod. deont.) tutti i miei pazienti. Raramente non mi ringraziano. Spessissimo mi dicono che vorrebbero ritrovare lo stesso professionista.
 
Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Abilitato Direzione e Management AA SS
Abilitato alle Funzioni Direttive
Specialista TSRM in Neuroradiologia

24 Marzo 2019

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