Gentile Direttore, i dati del Sistema Informativo Salute Mentale relativi al 2024, già illustrati ampiamente da Quotidiano Sanità, ci offrono un quadro importante dell’andamento strutturale e funzionale dei Servizi di Salute Mentale in Italia. Parlo di “andamento” e non di situazione attuale, perché si tratta di dati ormai vecchi di due anni (e perfino di tre per la parte economica), e che quindi acquisiscono significato soprattutto seguendone il percorso negli anni e nelle relazioni che sviluppano fra di loro.
Provo a riassumere quelli che a mio parere sono i più significativi in questa lettura diacronica.
Relativamente alla popolazione che afferisce emerge l’aumento della prevalenza, che passa da 169,5 a 171,9 (/10.000 ab) con un incremento modesto, ma significativo se consideriamo che nel 2015 era 159,4. Si tratta di un incremento che andrebbe meglio chiarito peraltro, probabilmente in parte legato anche alla contrazione della popolazione, dato che il numero assoluto degli utenti di fatto è diminuito dell’1%.
Aumentano i primi contati assoluti (First Ever) che si rivolgono ai servizi, passati (dati/10.000 abitanti) da 45,8 nel 2020 a 55,4 nel 2024 e dove spicca l’incremento importante nella fascia 18-24 che passa negli stessi anni da 52,5 a 89,4. Si tratta di una espansione che testimonia un malessere crescente, di cui sono una parte si rivolge ai servizi. Infatti i dati della farmaceutica ci parlano di un fenomeno molto più vasto. Lo vediamo dall’incremento di chi usa farmaci antidepressivi (dati/1000 abitanti), che passa da 125,8 (del 2020) a 136,1 e di chi utilizza gli antipsicotici, che passa nello stesso periodo da 24,2 a 27,6. Vi è una sproporzione di ben 10 volte fra sofferenza seguita con farmaci importanti e utenza in carico ai servizi, con la necessità di porsi una serie di domande che peraltro né il Report né il recente Piano Azione Nazionale sulla Salute Mentale realmente affrontano.
Vi è poi la situazione dei servizi offerti, dove vediamo una sostanziale stabilità delle strutture attivate in ambito ambulatoriale, semiresidenziale e territoriale. Per quanto riguarda le strutture residenziali, questa stabilità di offerta contrasta con l’incremento degli utenti presenti in struttura che passa da 55,1 a 59,5 /100.000 ab. Peraltro, continuano ad esserci fragilità nel rilevamento dei dati numerici effettivi, con Regioni dove ogni anno vi sono più ingressi che dimissioni, ma le cui presenze risultanti sono dichiarate in costante calo. Mentre, per quando riguarda i Centri di Salute Mentale, questi numeri che fotografano muri e non dicono nulla sui loro orari di apertura e la loro funzionalità.
Dal punto di vista degli interventi compare un incremento complessivo (0,5 %) che riguarda un po’ tutte le figure professionali e che, nonostante il calare degli utenti, produce comunque, in una maniera che richiederebbe approfondimenti, lo stesso numero di prestazioni per utente (13,6) del 2023. Sostanzialmente stabile l’andamento della loro tipologia, fra interventi terapeutici, diagnostici, assistenziali e riabilitativi, con un modesto incremento delle prestazioni domiciliari (da 159 a 164 /10.000 ab) che ci ricorda che questa prassi ancora sopravvive al declino della psichiatria territoriale.
Peraltro, il personale evidenzia un calo dei tassi (/100.000 abitanti) degli psichiatri (da 10,o a 9,6), degli Infermieri, Educatori Professionali ed Assistenti Sociali, a fronte di un modesto incremento degli psicologi (da 4,5 a 4,6) e più consistente dei TerP (da 1,2 a 1,7) e degli OSS (da 6,7 a 7,5), ponendo condizionamenti futuri per la tipologia delle prestazioni erogabili, che saranno sempre più legate al personale disponibile che non alle necessità dei pazienti.
Troviamo modesti incrementi nei dati sulla tempistica esistente fra dimissione ospedaliera e visite al CSM, con valori che rimangono comunque bassi per una psichiatria che cercasse la continuità, indicando un 38,6% a 14 giorni e 45,6 a 30 giorni.
Le riammissioni ospedaliere a 7 e 30 gg risultano modestamente migliorate, mentre compare una diminuzione dei ricoveri rispetto al 2023, da 144.246 a 141.317, in proporzione peraltro con la diminuzione compressiva dei posti letto “ufficiali” da 4.409 a 4.305; alla fine il rischio che si racconti solo la impossibilità al ricovero e non un averlo saputo evitare. In realtà questa contrazione della degenza andrebbe meglio compresa, dal momento che la diminuzione di posti letto, ad esempio nel Veneto, richiama la diversa codifica di alcune degenze delle strutture private, dove alcuni posti letto sono spariti dal computo passando dalla codifica “040”, specialità psichiatrica, a quella “056” attività riabilitativa (psichiatrica), ponendo il legittimo dubbio se cambiare il nome cambi la natura del ricovero.
Decisamente problematica invece la situazione ai Pronto Soccorso, attribuibile in parte all’incremento del malessere, in parte alle difficoltà dei servizi nel gestire le urgenze presso i CSM. Siamo passati da 831 accessi per motivi psichiatrici (/100.000 ab) del 2020 a 1274 nel 2024, con un incremento del 53%. Nello stesso periodo gli accessi nella fascia d’età 0-24 sono aumentati del 81%.
Un aspetto interessante rimane quello della spesa (in questo caso i dati sono del 2023) , che andrebbe meglio chiarita dal momento che risulta aumentata per abitante (da € 71,9 a € 75,2) mentre i conti relativi al rapporto con il Fondo Sanitario Nazionale (totale indistinto) la mostrerebbero in discesa da 3,27% a 3,08%. Vale la pena ricordare che la spesa nel 2015 era di € 3,824 miliardi, che nel 2023 sono diventati € 3,497. Ma quello che è evidente comunque è il graduale cambiare della tipologia della ripartizione fra aree di spesa. Mentre nel 2015 la residenzialità assorbiva il 38,5% del totale, nel 2023 è diventata il 42,7%, e, nello stesso periodo, quella territoriale è passata da 44,1% a 41,8%. Sono diminuite anche quelle semiresidenziali (da 11,6 % a 10,7%) e quella Ospedaliera (da 5,7% a 4,9%), con il dubbio su questa ultima diminuzione se sia reale o rappresenti un problema di denominazione di posti letto.
È una realtà che si sta annodando in una deriva istituzionale dove semiresidenzialità, residenzialità e ospedale assumono quasi il 58% delle risorse, e dove inoltre il ruolo dei privati è sempre più importante.
Alla fine, vengono descritti servizi di salute mentale a cui vengono richiesti sempre più compiti, ma le cui risorse sono più basse in termini assoluti rispetto a 10 anni or sono, e in parte importante affidate a privati. Di fatto sono Servizi che inseguono l’urgenza, dove il personale sta spostandosi gradualmente più su ambiti riabilitativi che terapeutici, e che non possono ormai offrire nulla di più; ma si trovano ad affrontare invece una importante crescente richiesta da fasce di popolazione molto giovani e problematiche, e che rappresentano per giunta solo una parte modesta di un malessere molto più vasto.
È un malessere che questa salute mentale non è capace di intercettare e che non sarebbe in ogni caso in grado di gestire.
Andrea Angelozzi
Psichiatra