Accreditamento sanitario e sociosanitario. Il rischio di trasformare la fragilità in una gara amministrativa

Accreditamento sanitario e sociosanitario. Il rischio di trasformare la fragilità in una gara amministrativa

Accreditamento sanitario e sociosanitario. Il rischio di trasformare la fragilità in una gara amministrativa

Gentile Direttore, negli ultimi anni il sistema sanitario e socio-sanitario italiano è entrato in una fase di trasformazione profonda. Il PNRR, la riorganizzazione della sanità territoriale, il DM 77, la revisione dell’assistenza agli anziani e il dibattito sui nuovi criteri di accreditamento...

Gentile Direttore,
negli ultimi anni il sistema sanitario e socio-sanitario italiano è entrato in una fase di trasformazione profonda. Il PNRR, la riorganizzazione della sanità territoriale, il DM 77, la revisione dell’assistenza agli anziani e il dibattito sui nuovi criteri di accreditamento stanno ridisegnando il rapporto tra Stato, Regioni, strutture accreditate e cittadini.

È un passaggio delicato. E proprio per questo richiede equilibrio, visione e senso di responsabilità.

Il tema dell’accreditamento sanitario e socio-sanitario non può essere affrontato come una semplice questione amministrativa o concorrenziale. Nel socio-sanitario non siamo di fronte soltanto a “prestazioni” ma a persone fragili, percorsi di vita, continuità assistenziale, relazioni umane e reti territoriali costruite nel tempo. Le RSA, i centri di riabilitazione, le strutture per la salute mentale, i servizi per la disabilità e le dipendenze non rappresentano semplici fornitori sostituibili con logiche automatiche di mercato: sono, a tutti gli effetti, presìdi territoriali integrati nel Servizio sanitario nazionale.

La sospensione fino al 2026 di alcune norme introdotte dalla Legge Concorrenza dimostra che il legislatore ha compreso la necessità di una riflessione più approfondita. Applicare rigidamente criteri competitivi a un sistema che gestisce fragilità complesse rischierebbe infatti di produrre effetti molto pesanti quali perdita di continuità assistenziale, instabilità per utenti e famiglie, concentrazione del mercato, penalizzazione delle realtà territoriali e indebolimento della prossimità assistenziale.

Il punto centrale è semplice: la qualità va misurata, verificata e premiata. Ma la qualità non coincide soltanto con la dimensione economica o patrimoniale.

Nel socio-sanitario esistono elementi che non possono essere ignorati. Tra questi vorrei citare la relazione costruita con gli ospiti, la stabilità delle équipe, il radicamento territoriale, la capacità di lavorare con ASL, distretti e servizi sociali, la continuità della presa in carico, l’esperienza maturata nella gestione delle fragilità.

Il nuovo modello di accreditamento dovrà certamente introdurre maggiore trasparenza, verifiche sugli esiti, appropriatezza organizzativa e integrazione territoriale. Ed è giusto che il sistema premi chi investe in personale, sicurezza, formazione, innovazione e qualità. Attenzione però a non confondere il concetto di “concorrenza” con quello di “sostituzione continua degli erogatori”. La sanità territoriale e il socio-sanitario hanno bisogno di stabilità, non di precarietà organizzativa permanente.

Il PNRR stesso va in questa direzione. Missione 6 parla di prossimità, continuità assistenziale, integrazione tra ospedale e territorio, domiciliarità, presa in carico multidisciplinare. Tutti obiettivi che richiedono reti solide, non frammentazione. Per questo il futuro accreditamento dovrà riuscire a tenere insieme tre elementi fondamentali quali qualità, sostenibilità e continuità assistenziale. Senza una sintesi equilibrata tra questi fattori, il rischio è di creare un sistema formalmente più competitivo ma concretamente più fragile.

Le strutture accreditate non sono un corpo esterno al Servizio sanitario nazionale. Ne fanno parte. Operano con regole, controlli, verifiche e tariffe definite dal sistema pubblico. E soprattutto garantiscono ogni giorno migliaia di percorsi assistenziali essenziali per anziani, disabili, persone con disturbi psichiatrici, dipendenze e patologie croniche.

Oggi serve una riforma seria, moderna e condivisa. Non ideologica. Una riforma capace di qualificare il sistema senza distruggere il patrimonio di competenze, professionalità e prossimità costruito in decenni di lavoro.

Perché il vero tema non è scegliere tra pubblico e accreditato. Il vero tema è capire come garantire, nei prossimi vent’anni, assistenza, dignità e continuità di cura a una popolazione sempre più anziana e fragile.

E questa sfida non si vincerà con una gara amministrativa. Si vincerà costruendo un sistema integrato, responsabile e profondamente umano.

Luca Pallavicini
Presidente Nazionale Conf Salute Healthcare

22 Maggio 2026

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