Appello della psicologia per il fabbisogno di risorse nel SSN

Appello della psicologia per il fabbisogno di risorse nel SSN

Appello della psicologia per il fabbisogno di risorse nel SSN

Gentile Direttore,
come noi psicologi abbiamo sottolineato più volte il Paese non dispone di una rete di competenze in grado di agire nella scuola, nella sanità, nel welfare per fare prevenzione e promozione delle risorse psicologiche adattive e per intercettare le forme di disagio in modo precoce ed efficace, dando ascolto e sostegno ancor prima che le situazioni esplodano e si debba intervenire quando il disturbo si è strutturato.

La popolazione descritta nelle numerose ricerche internazionali e nazionali, che sono state pubblicate negli ultimi due anni e mezzo, è una popolazione non ancora considerato in Italia dai servizi sanitari, anche se i nuovi LEA del 2017 se ne sono fatti carico in modo significativo, garantendo (sulla carta per ora) un accesso diretto ai servizi (inesistenti) di psicologia.

L’Italia investe nel campo denominato “Salute mentale” 3,1 miliardi ogni anno, la metà che in altri paesi europei, ma si tratta di servizi e attività destinate alle persone con disturbi più gravi, per i quali oggi non sempre è garantita una presa in carico multidisciplinare e multiprofessionale per la carenza di personale.

In questi servizi di salute mentale ambulatoriali, domiciliari e residenziali, ma anche nei consultori e nei Serd di psicologia e psicoterapia se ne fa molto poca e non certo per colpa degli psicologi e psichiatri che ne fanno parte. Basti dire che su 100 operatori solo 7 sono psicologi-psicoterapeuti.

Nel nostro SSN ci sono solo 5 mila psicologi, con un’età media 58 anni, su 615 mila dipendenti, ovvero lo 0,8%. L’attività psicologica e psicoterapica nei CSM è solo il 6,4% di tutti gli interventi erogati di cui i colloqui psicologici clinici il 2,5 e il 2,7 la psicoterapia individuale, la psicoterapia di gruppo lo 0,6, di famiglia 0,1.

Oggi si parla di nuovi bisogni ,molti dei quali però erano già previsti nella legge di riforma 833/1978, fondata su un sistema sanitario universalistico, invidiato in tutto il mondo, ma che negli ultimi venti anni è stato smantellato.

Non basta il potenziamento degli psicologi nei servizi territoriali ed ospedalieri (pensiamo ai malati di covid ma anche ai malati oncologici che non sempre godono di un servizio di assistenza psicologica spesso affidata alle associazioni di pazienti o familiari ove presenti) bisogna cominciare a pensare ad una programmazione degli interventi psicologici appropriati ed efficaci supportati da evidenze scientifiche.

Nei mesi scorsi è stata pubblicata a cura dell’Istituto superiore di sanità un importante documento, frutto di una consensus conference sulle terapie psicologiche per ansia e depressione di efficacia dimostrata. Stiamo attendendo l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni delle linee di indirizzo sulla funzione aziendale della psicologia prevista da una legge dello Stato, la n. 176/2020, che a fronte di una presenza trasversale della psicologia nel SSN, possa garantire il coordinamento e l’ottimizzazione delle risorse a 360 gradi rispetto ai servizi e alle attività psicologiche erogate delle aziende sanitarie.

Su questi temi, è stata inviata una lettera dall’istituendo coordinamento degli Psicologi Direttori e Responsabili del SSN, alle massime autorità sanitarie. In questo documento è stato chiesto il rafforzamento del sistema dei servizi pubblici per favorire e migliorare la salute psicologica delle cittadine e cittadini, unendosi all’appello dei Direttori di DSM dei giorni scorsi.

Mara Donatella Fiaschi
Referente GdL Sanità del CNOP

27 Gennaio 2023

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