Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Mercoledì 18 MAGGIO 2022
Lettere al direttore
segui quotidianosanita.it

Basta rinvii per la convenzione dei medici di famiglia

di Giuseppe Belleri

10 GEN - Gentile Direttore,
la bozza di rinnovo dell’ACN, che recepisce i cambiamenti indotti dal PNRR nella sanità territoriale, parte da due premesse speculari, una implicita in negativo l’altra esplicitata in positivo nel testo. In primo luogo la bozza segna il declino dell’ipotesi di passaggio alla dipendenza dei medici convenzionati, portata avanti nel 2021 con una reiterata campagna pubblica da una “lobby”, composta da organizzazioni e movimenti capitanati sul fronte sindacale medico dalla CGIL.
 
Evidentemente un cambiamento di natura radicale era insostenibile prima sul piano finanziario e poi per le incognite di una fase di transizione epidemica, economica e sociale gravida di rischi ed incertezze. Alcuni settori giovanili della MG, sedotti dall’aspettativa palingenetica verso un cambiamento di status giuridico-formale, saranno disillusi da un'evoluzione spacciata per inevitabile ma nei fatti rivelatesi velleitaria, perlomeno stando a questa bozza di ACN figlia dell’annunciato DM71.
 
In secondo luogo i contenuti della bozza sono ispirati ad una "filosofia" di policy che introduce cambiamenti migliorativi e incrementali, “a spizzico” come Karl Popper definiva il riformismo basato sull'introduzione di modifiche graduali rispetto allo statu quo. Questa impostazione è testimoniata da due indicatori ricorrenti che potrebbero preludere alla valorizzazione delle risorse del territorio, da tempo trascurate: nel testo sono numerosi i riferimenti alle AFT e alla rete della MG come spoke delle CdC hub.
 
Con l’incentivazione delle AFT, come “standard organizzativo di base su tutto il territorio nazionale”, si applica finalmente la riforma Balduzzi, rimasta per un decennio nei cassetti di numerosi assessorati, a partire da quelli lombardi che hanno pagato questa improvvida scelta durante la pandemia. Le AFT potranno rafforzare l'identità professionale e l’integrazione dei MMG, prima di tutto tra di loro e poi nel sistema, promuovendo la Comunità di Pratica del territorio, il cui “ruolo centrale” viene spesso evocato retoricamente ma nei fatti trascurato dalle politiche pubbliche.
 
Con il riconoscimento del network territoriale generalista come spoke si rimedia alla principale criticità del PNRR, ovvero lo standard di 1 Casa della Comunità (CdC) ogni 45mila abitanti, inadatto alla varietà di contesti geodemografici ed orografici, che solo la prossimità della rete degli studi di MG può adeguatamente compensare.
 
Non sarà facile rimediare all’archiviazione della prima versione del PNRR basata su CdC Hub&Spoke, a modello delle case della salute emiliane, ma con adeguati investimenti in formazione e risorse umane qualche risultato si può ragionevolmente ottenere. In tal senso la bozza prevede che nelle aree interne e montane lo studio del MMG sia "ulteriormente rafforzato (strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina) al fine di garantire un’assistenza di prossimità adeguata e non accrescere le diseguaglianze territoriali".
 
Peraltro alcune regioni si sono già attrezzate in tal senso con una configurazione delle CdC più articolata a compensazione della rigidità del PNRR. In Lombardia, ad esempio, la revisione della LR 23 approvata a fine novembre ha introdotto per le zone montane lo standard di 1 CdC ogni 20mila abitanti. Inoltre la riforma della Legge Maroni prevede, sempre in un’ottica Hub&spoke, la realizzazione di “ambulatori sociosanitari territoriali”, attraverso la valorizzazione del patrimonio pubblico locale. Questi “ambulatori” rassomigliano ai nodi Spoke in quanto forniranno servizi coordinati con l’attività delle CdC, in particolare per la gestione delle patologie croniche, liquidando di fatto la riforma lombarda della Presa in Carico della cronicità e fragilità risalente al 2017.
 
Sul piano gestionale la bozza di ACN ipotizza un doppio binario: da una lato si afferma la "piena valorizzazione dell’autonomia professionale" e del legame fiduciario con il cittadino per la personalizzazione dell’assistenza, grazie alla libera scelta e al mantenimento degli studi periferici, e dall’altro si inaugura un approccio di popolazione, a favore di interventi preventivi e di medicina di iniziativa organizzati ed erogati nelle CdC, in quanto preclusi al singolo MMG o a medicine di gruppo di piccole dimensioni. Insomma la bozza di ACN propone un MMG a mezzo servizio, tra la conferma della relazione prioritaria con il paziente e nuovi compiti verso la popolazione, che si traducono in forme di remunerazione oraria e capitaria.
 
Sul versante metodologico la bozza sembra prendere atto che prestazioni effettuate in condizioni di incertezza, come avviene nel contesto delle cure primarie, richiedono margini di autonomia organizzativa e discrezionalità clinica in quanto difficilmente misurabili e controllabili con i tradizionali strumenti burocratici o finanziari, ma che possono essere valutate efficacemente con indicatori correlati al "raggiungimento degli obiettivi prefissati dai progetti", come nel caso dei PDTA.
 
Oltre a queste speranzose luci non mancano alcune sviste – ad esempio l’indicazione di un'assistenza domiciliare svolta “presso la CdC, lo studio del MMG, la sede dell’AFT..”- una certa rigidità sul versante logistico e dell'orario di lavoro e soprattutto pesanti ombre circa le risorse economiche e la negoziazione contrattuale. Nello specifico, cosa si aspetta a chiudere l’ACN 2016-2018 tutt’ora pendente, per rinnovare quello 2019-2021, peraltro già esausto?
 
Da questo punto di vista l’irresponsabilità della controparte nel pretendere cambiamenti irricevibili per rinnovare un ACN in perenne vacanza e già defunto è macroscopica e dovrebbe far riflettere i paladini del centralismo sanitario come panacea delle disfunzioni regionali. Soprattutto perché in questa contingenza storica ulteriori rinvii rischiano di incentivare pensionamenti anticipati di massa in una categoria allo stremo, non solo per la pandemia, destinati ad aggravare un equilibrio sistemico già abbastanza precario. Che si aspetta dunque, il peggio?
 
Dott. Giuseppe Belleri
MMG e animatore SIMG
  


10 gennaio 2022
© Riproduzione riservata

Altri articoli in Lettere al direttore

lettere al direttore
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
iPiùLetti [7 giorni] [30 giorni]
1  
2  
3  
4  
5  
6  
7  
8  
9  
10  
iPiùLetti [7 giorni] [30 giorni]
1  
2  
3  
4  
5  
6  
7  
8  
9  
10  
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Presidente
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy