Le liste d’attesa e la necessità di una ‘regia clinica’

Le liste d’attesa e la necessità di una ‘regia clinica’

Le liste d’attesa e la necessità di una ‘regia clinica’

Gentile Direttore, il dibattito sulle liste d’attesa è centrale per il nostro Ssn ed esso si lega indissolubilmente anche alla questione dell’appropriatezza prescrittiva.

Gentile Direttore,

il dibattito sulle liste d’attesa è centrale per il nostro Ssn ed esso si lega indissolubilmente anche alla questione dell’appropriatezza prescrittiva. I dati – che evidenziano una quota non trascurabile di prestazioni non appropriate – confermano come il governo della domanda rappresenti oggi una leva imprescindibile per garantire equità, sostenibilità e qualità del Servizio sanitario nazionale. Come FADOI, riteniamo che l’appropriatezza sia innanzitutto un tema clinico e organizzativo, non ideologico: significa mettere ordine nella complessità, ridurre sprechi e garantire ai cittadini tempi e percorsi coerenti con il bisogno di salute.

In questo scenario, la Medicina interna può e deve svolgere un ruolo strategico.

L’internista è per definizione lo specialista della complessità: gestisce pazienti multipatologici, fragili, spesso anziani, nei quali il rischio di sovrapposizione di esami, duplicazioni diagnostiche e percorsi frammentati è particolarmente elevato. È proprio in questa area che si concentra una parte rilevante dell’inappropriatezza, non tanto per errore individuale quanto per assenza di una regia clinica unitaria. Quando manca un riferimento clinico stabile, il sistema “somma” richieste e prestazioni senza costruire un percorso: ed è lì che si generano attese, ripetizioni e diseguaglianze.

La Medicina interna, presente capillarmente negli ospedali italiani e fortemente integrata con il territorio, può contribuire a ridurre le richieste non necessarie attraverso almeno quattro direttrici.

In primo luogo, la presa in carico globale del paziente complesso, che consente di razionalizzare il percorso diagnostico evitando esami ripetuti o a basso valore clinico, orientando le scelte in base alla probabilità pre-test e al reale impatto sull’esito clinico. Questo approccio include anche la revisione periodica della terapia e l’allineamento degli obiettivi di cura, riducendo prestazioni “difensive” o non più indicate.

In secondo luogo, la consulenza specialistica trasversale: l’internista, lavorando in stretta collaborazione con medici di medicina generale e altri specialisti, può favorire percorsi condivisi e criteri prescrittivi omogenei, contribuendo alla diffusione di raccomandazioni basate sull’evidenza e sull’appropriatezza.

Terzo elemento fondamentale è la formazione. La FADOI è impegnata da anni nella promozione della cultura del “fare meglio, non fare di più”, per evitare esami e trattamenti a basso valore. L’appropriatezza non è un vincolo amministrativo, ma una responsabilità professionale che va sostenuta con strumenti clinici, audit e feedback. Su questo tema è altrettanto importante coinvolgere i cittadini: una comunicazione chiara e un’alleanza terapeutica solida aiutano a ridurre richieste improprie e aspettative non realistiche, senza negare diritti ma orientando scelte consapevoli.

Infine, la Medicina interna può essere protagonista nella costruzione di modelli organizzativi orientati alla gestione della domanda: ambulatori dedicati alla complessità, percorsi diagnostici strutturati, integrazione ospedale-territorio, utilizzo appropriato dei RAO e strumenti di stratificazione del rischio.

Ridurre l’inappropriatezza non significa comprimere l’accesso alle cure, ma garantire che ogni prestazione sia realmente utile per quel paziente, in quel momento. In un contesto di risorse finite e bisogni crescenti, la qualità clinica e la sostenibilità coincidono sempre di più.

La sfida delle liste d’attesa si vince certamente non solo migliorando l’offerta, ma soprattutto governando in modo intelligente e clinicamente fondato la domanda. La Medicina interna è pronta a fare la propria parte. Per farlo pienamente, è necessario che le politiche sanitarie valorizzino la funzione di “regia clinica” dell’internista nei percorsi della complessità, con strumenti organizzativi e informativi coerenti e con un adeguato investimento in professionisti e integrazione dei servizi.

Andrea Montagnani
Presidente Nazionale FADOI – Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti

04 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato
Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato

Gentile Direttore, il disegno di legge N° 179/2023 “Modifiche al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171, in materia di nomina del Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere...

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative
Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale - quello della "One Health" - e...