Ippocrate è in agonia ed è colpa nostra

Ippocrate è in agonia ed è colpa nostra

Ippocrate è in agonia ed è colpa nostra

Gentile Direttore,
diciamolo con franchezza: non abbiamo alcuna autorevolezza e con essa abbiamo perso ogni potere contrattuale. Da qui la disfatta in tutti gli ambiti della Medicina, dall’Ospedale al Territorio. Abbiamo permesso alla politica di mettere il naso dove non doveva, trasformando una professione sacerdotale in un lavoro impiegatizio da funzionari del Catasto.
 
La tracotanza dei politici si è spinta oltre le colonne d’Ercole della competenza dei ruoli, arrivando ad indicare anche come fare il medico, con quali compiti e per quante ore al giorno. Ci mancava solo la pedagogia del compito, non avendola mai appresa da Ippocrate in poi, ma dobbiamo impararla dai decreti perché l’Università e la professione sul campo non ci hanno insegnato nulla.
 
La colpa è solo nostra, di noi medici, perché abbiamo permesso a più di uno di confondere la cura con la spesa sanitaria, la dedizione alla persona con le marchette, il tempo passato in ambulatorio o in corsia come lavoro ordinario pesato in denaro e mai come valore della persona, sia medico che paziente.
 
La colpa è nostra perché abbiamo delegato per decenni il valore del nostro lavoro a sindacati che hanno coltivato solo i propri interessi, tutelando strutture di potere che mantengono solo se stesse.
 
Non si spiegherebbe altrimenti perché da medico di base, dopo 34 anni di professione, non ho ancora diritto alle ferie e alla malattia, come ogni altro lavoratore, perché la conduzione e gli strumenti del mio lavoro sono ancora tutti a mio carico, e perché continuano a pagarmi un tanto al chilo e a cottimo, come se il mio lavoro fosse un caseificio che vale per le forme di formaggio che produce.
 
Sindacati che avvallano l’idea idiota di sostituire un medico di famiglia con un altro ospedale, quella casa della salute, cooperativa per 50.000 residenti che dovrebbero scimmiottare la logica del poliambulatorio per la gente che da anni cerca non UN medico ma IL medico, quello che ti chiama per nome e la gente chiama per nome.
 
L’autorevolezza, l’abbiamo persa anche con la gente che a forza di essere trattata come numeri da gestire, ha cominciato a pensare che sappiamo fare solo ricette e certificati e che la salute sia diventata solo la catena di montaggio di una fabbrica. Una fabbrica di certificati e mai di sorrisi e strette di mano.
 
E’ colpa nostra, perché abbiamo permesso tutto questo e permettiamo ai giornali di diffondere solo la percezione del problema e mai la verità del problema, è così che siamo diventati per i giornalisti, fannulloni strapagati o star della virologia, marchettari dell’opinione, che confondono l’opinione con la Scienza e pagati a gettone per un briciolo di notorietà. Così ci siamo giocati autorevolezza e credibilità, dimenticando che la Scienza si fa nei laboratori e non in TV.
 
E’ colpa nostra se i nostri stipendi sono fermi alle guerre puniche perché non abbiamo mai saputo mettere sul piatto della bilancia la nostra competenza medica e l’abbiamo scambiata per un piatto di lenticchie, non scendendo mai in piazza quando hanno stravolto il senso e il significato del nostro lavoro e invece di dare peso alla nostra dignità, l’abbiamo consegnata ai funzionari dei sindacati e del governo di turno, perdendo la faccia e il portafogli e con essi l’entusiasmo di un lavoro che non significa più nulla se ha smesso di essere CURA. Cura per la gente e per noi stessi.
 
Abbiamo la politica che ci meritiamo e siamo nel tunnel che noi stessi abbiamo imboccato. Per uscirne, la soluzione parte da noi stessi, dobbiamo ritornare ad essere medici e mai più solo funzionari di un servizio pubblico che si trascina nelle sue ceneri ma non risorgerà dalle ceneri se non con la volontà di esprimere la dignità della clinica e la dignità della persona. E’ colpa nostra: partiamo da qui.
 
Dott. Enzo Bozza
Medico di base a Vodo e Borca di Cadore

 

Enzo Bozza

14 Febbraio 2022

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