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Senza infermieri a rischio la tenuta del sistema sanitario

di Walter De Caro

15 SET -

Gentile direttore,
colgo l’occasione della presentazione del Report Health and care workforce in Europe: time to act presentato alla 72^ Assemblea Regionale WHO Europa in Israele per tornare sulla questione della carenza infermieristica. Il Report di WHO Europe conferma per l’Italia che il numero di Medici, Odontoiatri, Farmacisti, Fisioterapisti è di molto oltre la media dei Paesi Europei, a differenza dell’enorme carenza di Infermieri e ostetriche. Sono quindi confermati i gravi problemi dell’Italia e diversi paesi europei, in termini di carenze, difficoltà nell'attrarre e nel mantenere in servizio dei professionisti sanitari, etica della mobilità internazionale, mismatch di competenze, organizzazione inefficiente di lavoro, condizioni di lavoro poco attraenti, mancanza di politiche di genere, inadeguata governance e mancanza di programmazione strategica. A rischio, la tenuta dei servizi sanitari, anche per la media dell’età decisamente alta sia del personale e per l’incapacità di formare un numero sufficiente di infermieri, oltre a problemi di salute mentale tra gli infermieri, e  livelli elevati di intenzione di lasciare la professione.

I 10 punti su cui sviluppare le politiche nazionali indicati dal WHO sono: 1) Allineare la formazione alle esigenze della popolazione e ai requisiti dei servizi sanitari; 2)Rafforzare lo sviluppo professionale per dotare il personale di nuove conoscenze e competenze; 3) Espandere l'uso di strumenti digitali che supportino il personale; 4) Sviluppare strategie per reclutare e mantenere gli operatori sanitari nelle aree rurali e remote; 5) Creare condizioni di lavoro che promuovano un sano equilibrio tra lavoro e vita privata. 6)Tutelare la salute e il benessere mentale della forza lavoro; 7) Costruire la capacità di leadership per la governance e la pianificazione del personale sanitario; 8) Migliorare i sistemi informativi sanitari per una migliore raccolta e analisi dei dati; 9) Aumentare gli investimenti pubblici nella formazione, nello sviluppo e nella protezione del personale; 10) Ottimizzare l'uso dei fondi per le politiche innovative del lavoro sanitario.

L’Italia, in considerazione di questi dati, è chiamata a dare la priorità alle risorse umane ed professionisti sanitari nei settori dove davvero esistono carenze e ad investire di più e in modo più intelligente. Cosa che non appare essere tuttavia di interesse  e adeguatamente compresa.

Su una altra linea invece negli ultimi giorni, il Prof. Cognetti nella sua analisi in tema a nome del Forum delle 30 Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ha espresso una posizione non in linea con i dati reali e orientata, anche positivamente a non mutare status quo, continuando a mantenere l’Ospedale (e soprattutto i medici specialisti) come “centro” di tutto.

Sulla stessa linea, il Dott. Di Silverio, Segretario ANAAO Assomed, in una nota su QS, che lamentando inizialmente una “drammatica carenza” di medici “specialisti” (e non più di medici, come affermano i dati) dopo poche righe ci informa invece “nel periodo19-22 sono stati messi a concorso oltre 56000 contratti, azzerando, l’imbuto formativo ma creando le premesse per un imbuto lavorativo”.

Ricapitolando quindi: i medici italiani in generale sono ben oltre la media europea; il lamentato problema dei medici specialisti è praticamente già risolto con l’enorme attivazione di borse di specializzazione e sembra palesarsi addirittura l’inflazione di medici specialistici. Gli infermieri mancano. Drammaticamente mancano.

Il servizio sanitario italiano, tuttavia, per come conformato, con le competenze di questo personale, non è in grado di affrontare molti dei principali problemi di salute di oggi come l’isolamento sociale, la solitudine, stress, obesità, le cronicità, la povertà e le dipendenze. Ragionando con lo sguardo al passato, si potrà solo continuare a reagire, “riparando” per quanto si può. Se non si cambia modello e paradigmi di riferimento si rischia davvero il collasso complessivo.

L’idea di un nuovo modello, in cui territorio e ospedale siano interconnessi è molto valida – come ricordato  dal Prof. Cognetti e va sicuramente superata la storica dualità fra le due realtà – che negli anni passati ha visto,  però, la dominanza degli Ospedali (e abbiamo visto in questi anni i risultati).

Un sistema di servizi sanitari e sociali continuo, interconnesso e complementare  che preveda  strutture e risorse umane “competenti” sociali e sanitarie, operanti nelle comunità, che in forma coordinata a più livelli, portino ad  avere persone in salute per più anni possibili.

Gli infermieri ove abilitati alle competenze specialistiche e avanzate, con prescrizione, come in altri paesi in questi periodi di pandemia o come “infermieri anestesisti” come in Francia ad esempio, ed inseriti appieno nei processi di governance, potranno offrire un contributo che sarebbe sicuro positivo moltiplicatore di efficacia dei sistemi sanitari.

Esaminando la realtà, molti purtroppo continuano a parlare di comunità ma proporre una visione della Sanità che immedesima il Servizio Sanitario con l’Ospedale ed esclusivamente come responsabilità medica, in una ottica di poco contemporaneo scientismo, come ricordava DiBella, e che sembra volta a delegittimare tutti le altre figure cruciali nel processo, nella cura e nel salvare le persone, cioè gli infermieri e gli altri professionisti sanitari, considerandoli per troppi versi poco più che ancillari.

La salute è legata agli stili di vita e agli ambienti di vita (abitazioni, mobilità, lavoro, educazione, clima, integrazione sociale). La sfida importante è quella di mettere da parte e toglierci gli occhiali di un sistema volto solo a “riparare”, per vedere il mondo in modo diverso e prendere il controllo della nostra salute, e agire molto più per la promozione e la prevenzione della salute. E gli infermieri, per possono essere la vera soluzione per passare ad un sistema sociale e sanitario davvero proattivo.

Gli infermieri e i professionisti sanitari hanno ispirato tutti durante la pandemia. È tempo per metterli al centro dell’agenda politica, per garantire davvero la salute e gli interessi dei cittadini.

 

Walter De Caro

Presidente Consociazione Nazionale Associazioni Infermieri (CNAI)
Honorary Professor University of East Anglia (UK)



15 settembre 2022
© Riproduzione riservata

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