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Il declino del Ssn. O ci salviamo tutti o non si salva nessuno

di Ornella Mancin

21 NOV -

Gentile Direttore,
la sanità pubblica, quella che noi abbiamo conosciuto con la nascita del SSN nel 1978, sta sprofondando come una nave che sbattuta di qua e di là dal mare in tempesta incontri uno scoglio che la fa inabissare definitivamente.

Che la nave (il nostro SSN) navigasse in acque poco tranquille lo sapevamo da prima del Covid ma la pandemia ha rappresentato di certo quello scoglio che la sta facendo naufragare anche perché il comandante della nave continua ad evitare di lanciare gli S.O.S necessari per ottenere aiuto.

La mancanza di medici sta creando nel territorio ampie zone in cui numerosi cittadini rimangono privi di cure primarie e in ospedale sta facendo aumentare il ricorso ai privati tramite il fenomeno delle cooperative per il quale si pagano cifre esorbitanti per personale poco qualificato, spesso senza i titoli necessari.

Le liste di attesa sono ormai talmente scoraggianti (mesi-anni di attesa) da convincere molti a rivolgersi al privato (mai così in auge come in questo periodo), mentre chi non può permetterselo attende, ritardando di molto la diagnosi e i trattamenti necessari.

I principi fondanti del nostro SSN, universalità, uguaglianza, equità delle cure vengono ogni giorno calpestati senza che si prenda consapevolezza dello sfregio che si sta compiendo anzi andando ad acuire le differenze con la ripresa dei “tagli lineari” (Nadef).

Ma perché, nonostante i numerosi appelli a salvare il nostro SSN, la politica resta sorda? Perché il nuovo ministro della Salute, che pure è medico, non si decide come comandante della nave a lanciare l’S.O.S?

Il prof. Cavicchi lo ha proposto in modo chiaro nel suo ultimo intervento (QS 15 novembre): serve un “Comitato di salute pubblica “ proposto dal ministro che sappia costruire un fronte “con sindacati, ordini e società scientifiche” per promuovere un patto che abbia come fine la salvaguardia della sanità pubblica.

Il dr. Maffei replica (QS 16 novembre) che il fronte è difficile da costruire perché i soggetti coinvolti (ordini, sindacati, società scientifiche) non hanno tutti la stessa visone di salute pubblica.

Può essere, anzi sarà così di certo; ma quando qualcuno rischia di morire annegato (e il nostro SSN sta andando a picco) non si va tanto per il sottile: bisogna gettarsi in acqua e portare chi sta annegando a riva sulla terra ferma, poi si può decidere se è necessario chiamare il 118, ricoverarlo, dove e quali cure praticare.

Ora siamo a un punto di non ritorno e serve l’aiuto di tutti per evitare che la nave si inabissi e il nostro SSN muoia per sempre.

In questa azione comune di salvaguardia è necessario coinvolgere anche la società civile forse ancora poco consapevole di quanto sta perdendo. A Madrid in questi giorni c’è stata un enorme manifestazione di piazza a sostegno della sanità pubblica che ha visto sfilare operatori sanitari e cittadini. Qui abbiamo solo cittadini arrabbiati con gli operatori sanitari convinti che siano i medici e gli infermieri a negare loro le cure nei tempi e nei modi necessari.

Qui o ci salviamo tutti o non si salva nessuno perché tutti prima o poi avremo bisogno di usufruire del nostro SSN che finora ha davvero garantito a tutti, ricchi e poveri, un uguale ed equo accesso alle cure.

Non lasciamoci portare via questo patrimonio che è patrimonio di tutti e da tutti deve essere salvato.

Ornella Mancin

Medico di medicina generale



21 novembre 2022
© Riproduzione riservata

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