La RU486 e la libertà di scegliere in modo responsabile 

La RU486 e la libertà di scegliere in modo responsabile 

La RU486 e la libertà di scegliere in modo responsabile 

Gentile Direttore,
mi inserisco nel dibattito tra la ginecologa Anna Pompili e il presidente dell’AMCI dr. Stefano Ojetti avvenuta su QS per qualche osservazione di carattere etico.

Alla notizia che all’ospedale di Ascoli Piceno, primo nelle Marche, per le donne richiedenti è disponibile la RU486 fino alla 9a settimana, Ojetti ha obiettato che ciò “contribuirà inevitabilmente a rafforzare l’inverno demografico della nostra città”, e che l’assunzione della RU486 non è scevra da “gravi complicanze che possono mettere in serio pericolo la vita della gestante”. Anna Pompili ha subito replicato che è “decisamente incomprensibile il passaggio logico” dalla disponibilità della RU486 all’arrivo dell’inverno demografico, e soprattutto che è scorretto continuare a paventare eventuali “gravi complicanze” per la salute della donna. Ojetti ha ribattuto osservando di essere animato “da un ideale … e non da una ideologia”: l’ideale “insegnato dai maestri della medicina” che “mira a salvare sempre e fin dove possibile una vita” e che lo porta a essere fedele al precetto del giuramento ippocratico: “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”.

Come è ampiamente noto, tutti gli studiosi sono concordi nel dire che il “medicinale abortivo” menzionato nel giuramento ippocratico include anche gli anticoncezionali e le varie tecniche contraccettive (preservativo, etc.), perché già allora si sapeva che è col rapporto sessuale che ha inizio il processo di trasmissione della vita umana. Si tratta quindi di sapere se, da un punto di vista ideale, la contraccezione sia da ammettere o no, domanda che si pone per almeno due ragioni.

La prima è che, sul piano sanitario, anche della “pillola”, il contraccettivo per antonomasia, per anni si è detto (e qualcuno ancora lo dice) che era fonte di “gravi complicanze” per la salute della donna (cfr. per tutti il volume di Barbara Seaman, The Doctors’ Case Against the Pill, 19952). Dopo 65 anni di “pillola”, ora sappiamo che quella tesi era “ideologica” e priva di fondamento. Però, quelle stesse critiche vengono oggi mosse alla RU486, così che, seguendo quella stessa logica, si continua a insinuare che la RU486 causerebbe “gravi complicanze” nonostante gli enti regolatori abbiano garantito la sua sicurezza, come confermato da Anna Pompili nel suo documentato intervento.

La seconda ragione è che, sul piano etico, la domanda se la pillola sia lecita o no rimanda al problema più generale circa l’“ideale” stesso da perseguire e da proporre in ambito riproduttivo. Infatti, la stessa opposizione ideologica che si è rilevata nei confronti della contraccezione si ripresenta ora nella critica alla RU486, rivelando un approccio che non si limita a contestare l’aborto ma l’intero controllo della fertilità.

Domandiamoci: è meglio vivere in un “mondo ippocratico” in cui, come dice Ojetti, “a nessuna donna io darò medicinale abortivo” così che i figli nascono (come osservava il grande apologeta cattolico C.S. Lewis) “senz’altra “benzina” che il puro desiderio animale” (The Four Loves, 1960, p. 132), oppure è meglio vivere in un “mondo come il nostro” in cui le persone hanno il controllo della fertilità, così che i figli vengono al mondo perché sono voluti?

Tra i due mondi, migliore è senz’altro il “mondo come il nostro”, in cui le persone hanno la libertà di scegliere in modo responsabile circa il numero dei figli. Il controllo della fertilità ha segnato un progresso morale e un passo avanti di civiltà, oltre che aver affermato un ideale alto e nobile che amplia gli spazi della vita civile. Questo è l’ideale da sostenere e promuovere, non quello di Ojetti che ci riporterebbe invece al “mondo ippocratico” in cui le scelte riproduttive sono limitate o vietate per ossequio al destino biologico-riproduttivo. Non è affatto chiaro che quell’“ideale” riesca davvero a evitare “l’inverno demografico” (come suppone Ojetti), ma, ove anche ciò accadesse, il risultato avverrebbe a discapito della libertà riproduttiva delle persone, che tornerebbero a essere valorizzate come entità “riproduttrici” e per il loro valore strumentale allo scopo, più che per le loro scelte responsabili. Esito deludente e ben magro se visto in termini di civiltà.

La RU486 non fa altro che rendere più efficace il controllo della fertilità, e quindi va dato merito all’ospedale di Ascoli Piceno per avere aperto nelle Marche la strada al consolidamento delle scelte riproduttive e all’allargamento delle opportunità per spazi più civili, oltre che aver dato voce all’ideale del “mondo come il nostro” che è più elevato e migliore di quello del “mondo ippocratico”.

Maurizio Mori
Presidente della Consulta di Bioetica Onlus, Componente del Comitato Nazionale per la Bioetica

Maurizio Mori

27 Gennaio 2025

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