Sui temi della sanità la Cgil rischia la subalternità
Gentile direttore,
spesso a causa “dell’ambiguità”, la stessa di cui ho già parlato, (QS 28 gennaio 2025) si creano in noi sentimenti a volte perfino contraddittori e conflittuali. Ci capita spesso, allo stesso tempo, di voler bene e di essere arrabbiati con qualcuno. In questi casi ,si dice, che siamo “ambivalenti”. Quello dell’ambivalenza è un sentimento che, soprattutto verso la sinistra, confesso di conoscere molto bene e da un bel po… purtroppo.
Cgil tra delusione e amicizia
E’ verso la Cgil, in particolare, la mia Cgil, che provo un forte sentimento ambivalente, che mi procura dispiacere, come se, in cuor mio, avvertissi il rischio cioè di rimanere propri in questi tempi difficili, senza un riferimento sicuro sul quale fare assegnamento.
La Cgil, per me è stata, una parte importante della mia vita. Con il “Manifesto”, fin dagli anni 70, essa, è stata il mio grande mentore che con i suoi diversi maestri mi ha insegnato a fare politica, mi ha formato alla moralità, all’amore per la conoscenza, alla coerenza e ad una rigorosa autonomia intellettuale. Cioè ad essere semplicemente di sinistra ma non ambivalente.
La scuola più importante
Chi come me nasce e cresce in una scuola come la Cgil resta idealmente, nonostante tutto, anche scontando certe incomprensioni, legato ad essa per tutta la vita. L’ appartenenza non è solo, come dice la matematica, la relazione che sussiste fra un elemento di un insieme e l’insieme stesso, ma spesso è la base costitutiva della propria identità. Si è anche ciò al quale si è appartenuto. “Tra me e noi” come ha scritto Siegel, cioè tra identità e appartenenza, esiste un rapporto indissolubile.
Se ora con il dispiacere nel cuore posso scrivere anche sulla Cgil quello che penso delle sue politiche , quindi le mie ansie e le mie preoccupazioni, è perché vengo dalla Cgil cioè da una scuola che come ho spiegato tante volte in tante occasioni, mi ha insegnato il grande valore dell’autonomia della coerenza e dell’onestà intellettuale.
Il rischio della subalternità
Oggi la Cgil, in particolare sui grandi problemi della sanità, rischia di compromettere, in modo pericoloso, sia la sua autonomia che la sua coerenza, creando una falla pericolosa, non solo alla sua credibilità di sindacato, ma a tutto un fronte di opposizione che contro le destre è male in arnese cioè messo piuttosto male.
Sui temi della sanità, la Cgil, rischia, addirittura, la subalternità a logiche neoliberiste che non le dovrebbero appartenere ma che, da quel che vedo, comunque sta facendo proprie.
La questione, che, intendo affrontare, riguarda proprio “l’autonomia” che rende possibile la “coerenza”, quindi la libertà di un sindacato di sinistra, di darsi, in un mondo sempre più di destra e con una sinistra senza pensiero, una regola per interpretare, in modo autonomo, la sua relazione con la realtà.
Autonomia quale valore primario
Nello statuto della Cgil l’autonomia, è considerata un “valore primario”. Essa “trova il suo fondamento nella capacità di elaborazione programmatica, in primo luogo, nei confronti dei datori di lavoro, delle istituzioni e dei Partiti”. (art 2)
L’autonomia, quindi è la condizione, per mezzo della quale, la Cgil afferma, come sindacato di sinistra, la sua coerenza politica.
Essa, quindi, non è una generica idea di libertà, come pensano in tanti, ma è la condizione, senza la quale, non le è possibile esprimere e manifestare la propria volontà politica.
L’autonomia della volontà
Chi ha spiegato bene questo rapporto stretto tra “autonomia e volontà” non ha mai avuto la tessera della Cgil e neanche è stato uno di quei maitre a pensér di sinistra che si studiava alle “Frattocchie” (la scuola di formazione della Cgil). Mi riferisco a Kant. Nella “Critica della ragion pratica” (1787) egli indica il potere della ragione umana, quindi la sua autonomia, di dare a se stessa le proprie leggi morali, prescindendo da qualsiasi condizionamento esterno.
E’ Kant, che toglie l’idea di autonomia, dal solo ambito della politica, per metterla al centro, addirittura, della propria filosofia morale. La sua idea è semplice ma potente: nessuna volontà, compresa quindi quella della Cgil, può essere libera, se essa, non è prima di tutto autonoma e quindi prescindere, dai condizionamenti, che potrebbero inficiarla.
Il sindacato incondizionabile
Nello statuto della Cgil, è ben descritta, la relazione sottolineata proprio da Kant, del rapporto tra volontà politica/autonomia. Infatti, nello Statuto, l’autonomia è posta, chiaramente, in relazione ad una volontà politica precisa che, si esprime attraverso il proprio “programma”. C’è di più. Lo statuto, esplicitamente, definisce la natura politica della Cgil come “programmatica” riferendosi alla sua “capacità di elaborazione”, e, questo, in primo luogo, nei confronti dei datori di lavoro, delle istituzioni e per fino dei Partiti. Cioè, il “programma”, serve ad essere autonomi, cioè ad andare dritti per la propria strada. Autonomia, per la Cgil, in sostanza, è sinonimo di incondizionabilità.
Il sindacato subordinabile
Secondo me ,oggi, la Cgil, sui temi strategici del welfare e della sanità, è sempre meno autonoma e subisce, suo malgrado, forti condizionamenti neoliberisti, per cui, la sua volontà, per la prima volta nella sua storia, rischia di cambiare di segno creando inediti problemi statutari.
Essere condizionabile, per un sindacato, significa essere un sindacato subordinabile e quindi dipendente da qualcuno, cioè perdere il valore dell’ autonomia della propria volontà.
Eventualità , questa che sarebbe un fatto gravissimo per tutta la sinistra e che, se io fossi Landini, non sottovaluterei. E’ difficile battere le destre, senza avere, come sinistra, le carte in regola.
Dalla contro-riforma Bindi alla rottura della solidarietà
Tutto ha origine con la controriforma della Bindi del 99 , che riconosce al sindacato la possibilità di fare, per mezzo dei contratti, dei fondi sostitutivi (non integrativi) cioè in competizione con il servizio pubblico (art 9). Fondi finanziati, dalle aziende, che, però per questo, riducono i salari degli operai e che prendono dallo Stato sostanziosi incentivi fiscali. (Qs 28 aprile 2017) Ma che purtroppo rompono il legame di solidarietà tra gli operai e il resto dei cittadini.
I sindacati dei metalmeccanici, tra i quali la Fiom, al tempo diretta da Landini ,nel 2016 riammettono i fondi integrativi nel loro contratto di lavoro, superati con la 833 , senza rendersi conto che così facendo, avrebbero sparato, contro la sanità pubblica, uno dei siluri più letali. Cioè avrebbero fatto saltare il patto di solidarietà sul quale si reggeva il SSN ma soprattutto avrebbero messo in ginocchio l’art 32 della Costituzione cioè il diritto alla salute universale uguale per tutti.
Il contratto “capestro”
Quindi, quello dei metalmeccanici, è un vero e proprio “contratto capestro” che in nome del famoso, cost saving, cioè in nome della competitività di impresa riduce i costi di produzione della fabbrica per mezzo del fisco ma sferrando un colpo mortale al servizio sanitario pubblico (Qs Cavicchi 3 aprile 2017). L’obiettivo vero del welfare aziendale sembra apparentemente la tutela della salute degli operai ma in realtà è semplicemente la tutela del reddito dell’impresa. L’ azienda si compra il diritto alla salute degli operai espropriando lo Stato ma non per curare gli operai ma per usare le cura delle loro malattie per fini fiscali . Cioè per pagare meno tasse.
La verità ambivalente
La Cgil , al tempo del “contratto capestro” , decise con Susanna Camusso segretario generale, di tollerare lo “sgarro” fatto prima di tutto al proprio Statuto, rispettando l’autonomia della Fiom, e di considerare la questione come un problema di categoria. Il caso volle, che il suo coautore cioè Landini diventerà da li a poco il segretario generale della Cgil. Per cui quella contraddizione diventerà ciò che in filosofia si definisce una “estensione” e quindi inevitabilmente una contraddizione generale.
In Cgil, per la prima volta, sul tema fondamentale del diritto alla salute, entra in scena quella che gli scolastici chiamavano la “doppia verità” secondo la quale devono essere considerate simultaneamente vere sia i fondi integrativi del contratto della Fiom sia il suo contrario cioè l’art 32.
Senza subordinate direttamente contro un muro
A scanso di equivoci, vorrei dire come ex sindacalista, che Landini, quel contratto, considerando il rischio di non poterlo chiudere, e, considerando il suo isolamento, nei confronti degli altri sindacati, ha fatto il suo mestiere di sindacalista. Cioè ha come si dice “portato a casa” il contratto. Ma se fossi stato al suo posto e se avessi avuto una Confederazione e dei responsabili della sanità , attenti, mi sarei preoccupato nello stesso tempo di fissare quelle che, nel gergo sindacale, ma anche in logica, si chiamano “subordinate”. Cioè avrei messo a verbale , le condizioni per mezzo delle quali avrei evitato di entrare in aperta contraddizione con lo Statuto della Cgil e soprattutto per evitare la “doppia verità”
Ma le subordinate nessuno pensò di chiederle e la confederazione si adeguò passivamente alla categoria . Per la prima volta è possibile con la “doppia verità” per la Cgil essere di destra e di sinistra cioè essere neoliberista e difendere l’art 32.
Addio ai sacri principi
In sostanza alla fine anche la Cgil unendosi a Uil e a Cisl, accettò di fare la frittata e di saltare il fosso violando di fatto i principali principi del proprio Statuto. Per esempio, quelli descritti circa la solidarietà, o quelli pensati per avere una società senza privilegi e discriminazioni, e ancora che rivendicavano i diritti universali ecc. Davvero un bello strappo
Da quel momento in poi la Cgil di Landini inizia a correre dietro alla “doppia verità”, fino a trovarsi in mezzo a sempre più crescenti e implacabili contraddizioni.
Dopo il PD la Cgil
Il neoliberismo, dopo essere entrato, in casa del PD, negli anni 90 al tempo dell’Ulivo, entrerà pochi anni dopo anche in casa Cgil danneggiando prima di tutto la sua autonomia quindi la sua volontà riformatrice quasi fino a comprometterla.
Inseguendo la doppia verità la Cgil ,comincia a perdere la propria coerenza e la propria credibilità e purtroppo a frequentare sotto gli occhi di tutti compagnie sbagliate e del tutto improbabili.
Doppia verità e doppia morale
Oggi la Cgil di Landini, è come se avesse con la “doppia verità” anche una “doppia morale” E’ neoliberista e welfarista. Difende la privatizzazione della sanità che è scritta nei suoi contratti e nello stesso tempo, dice come la Bindi e la Schline, di voler difendere l’art 32 e come loro chiede maggiori finanziamenti per la sanità pubblica. Oggi la Cgil, in ragione della “doppia verità”, promuove un referendum contro il job act ma tenendosi stretto il welfare aziendale che a suon di incentivi ha potuto mettere nei suoi contratti e che le ha fruttato parecchi posti dentro i consigli di amministrazione . Cioè parecchi vitalizi da assicurare ai suoi quadri. La Cgil così accetta di fatto la rottura della solidarietà con la società, pur essendo, la solidarietà un valore importante del proprio statuto
La pelle ai lavoratori si salva con i diritti non con i fondi
Oggi sempre in ragione della “doppia verità” Landini in televisione piange i morti nei luoghi di lavoro e invoca l’art 32 ma non si rende conto che se la gente muore sul lavoro è perché l’art 32 di fatto è stato messo fuori gioco dai suoi amici neoliberisti cioè da coloro che hanno creato i presupposti per subordinare l’art 32 agli interessi del mercato Oggi gli incidenti sul lavoro, dicono i dati, più recenti sembrano diminuire ma chissà perché le morti sul lavoro crescono . Nel 2024 i primi calano (-1,9% sul 2023) ma i secondi aumentano (797, +0,9%). (QS 5 febbraio 2025)
Con l’assistenza sostitutiva della Bindi” adottata dal sindacato, non si salva la pelle di chi lavora. Per salvare la pelle a chi lavora bisogna avere un welfare pubblico. Ma per avere un welfare pubblico Landini dovrebbe scaricare i neoliberisti e schierarsi senza ambiguità per i diritti con ciò rispettando il proprio Statuto.
Gli appalti della Cgil al pensiero neoliberista
Ma la Cgil anziché scaricare i neoliberisti ha deciso, di appaltare loro, perfino la definizione della propria linea politica. Mi riferisco alla seconda conferenza sulla salute mentale di cui ho già parlato (QS 7 gennaio 2025), organizzata dalla Cgil in via dei Frentani (la sede dello Spi Cgil) con la partecipazione di Landini ma conclusa chissà perché dalla Bindi. Una conferenza a dir poco regressiva e alquanto sconcertante. Mi riferisco anche alla “La via maestra. Insieme per la costituzione ” che sembra si concluderà con una proposta della Cgil di legge di iniziativa popolare, la cui redazione, sembra essere stata delegata ad un “gruppetto” ma coordinato dalla Bindi e non dalla responsabile della segreteria Cgil che si occupa di sanità.
Se è la Bindi a scrivere la proposta di legge posso già predire senza nessuna difficoltà che anche questa proposta di legge di iniziativa popolare come quella sul Job act proporrà la “doppia verità”: la sanità privata è simultaneamente vera esattamente come la sanità pubblica. Suppongo che si proporrà per l’ennesima volta di rifinanziare la sanità, di sbloccare gli organici di risolvere la questione delle liste di attesa, ma sempre mantenendo il doppio sistema pubblico e privato quindi rigorosamente a controriforme invarianti. Cioè sanità privata e ciò che rimane della sanità pubblica.
Se la Cgil vuol essere neoliberista torni a congresso
Se di nuovo la Cgil per mezzo della Bindi ci proporrà in sanità la “doppia verità” ,quella che simultaneamente ammette la sanità privata e quella pubblica il suo prossimo congresso per forza sarà costretto ad aggiornare il proprio Statuto.
Oggi quello che sta scritto nello Statuto rispetto alle politiche reali della Cgil temo non abbia più senso. In quello Statuto si descrive una Cgil solidale contro le ingiustizie e contro le diseguaglianze che in realtà oggi sembra non esserci più.
Conclusioni
Ad occhio nudo, oggi, si vede un neoliberismo all’opera che, in sanità, non si accontenta più di quello che per mezzo delle controriforme ha fatto fino ad ora, ma che punta, per mezzo sia del PD e del sindacato, ad attuare il proprio progetto di ingiustizia fino in fondo.
Contro questo neoliberismo l’autonomia della volontà della Cgil è un grande valore da difendere con le unghie e con i denti. Cioè sopra ogni cosa, più di ogni altra cosa.
Oggi “l’autonomia della volontà” della Cgil è in pericolo. Ho ritenuto mio dovere, lanciare l’allarme.
Ivan Cavicchi
10 Febbraio 2025
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