C’è un Ordine Professionale, che nella sua missione ha previsto il contributo alla programmazione sociosanitaria
Gentile Direttore,
un documento all’altezza della sfida per l’attuazione, una volta per tutte, si spera, della “mitica” integrazione sociosanitaria è stato lanciato dall’Ordine Nazionale delle Assistenti sociali e degli Assistenti sociali con un enorme capacità di delineare la programmazione e l’organizzazione trattandosi della riorganizzazione del Servizio Sociale Professionale nelle Aziende sanitarie italiane, finalmente considerato un obiettivo paritario agli altri individuati per la corretta politica della salute l’importanza dell’integrazione tra servizi sanitari e sociali.
E’ un documento che non vuole sostituirsi a competenze proprie di Governo e Regioni, ma , per la sua natura di Ente pubblico non economico ausiliario dello Stato, partendo dalle esperienze in essere realizzate già in dieci Regioni, dai saperi e dalla consolidata capacità programmatoria e regolatoria della professione sociosanitaria di assistente sociale, intende contribuire all’attuazione della nuova organizzazione territoriale e ospedaliera delle Aziende sanitarie per rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni di salute derivanti dal mutato quadro epidemiologico e nosologico del Paese.
Infatti, è ormai opinione consolidata che debbano essere rivisti i modelli organizzativi del sistema salute riconoscendo che la salute è un completo stato di benessere biopsicosociale dove tutti e tre le componenti hanno la medesima dignità scientifica, ordinamentale e terapeutica, per questo l’istituzione del Servizio Sociale Professionale nelle Aziende sanitarie, nella parte d’Italia che non l’abbia ancora istituito e l’implementazione nelle dieci Regioni, ad oggi, che l’abbiano già istituito è la conditio sine qua non per garantire un’assistenza adeguata e per rispondere adeguatamente agli obiettivi di tutela della salute indicati dall’OMS come dallo stesso PNRR.
Si parte dal presupposto normativo che per il quale legge madre delle professioni della salute, la legge 251/2000, ha previsto l’istituzione del Servizio Sociale Professionale nelle Aziende sanitarie per l’evidente e previsto approccio olistico per i bisogni di salute complessi, con l’obiettivo di creare un sistema salute più vicino ai bisogni vecchi e nuovi dei cittadini per la cui reale attuazione l’integrazione sociosanitaria è fondamentale per affrontare queste e sfide.
La fase del reinsediamento della professione sociosanitaria di Assistente Sociale nel SSN
La storica presenza degli assistenti sociali ha caratterizzato sia la fase prima della riforma sanitaria presenti negli enti ospedalieri, negli enti mutualistici nei negli enti locali, nelle leggi di riforma che hanno anticipato la legge di riforma sanitaria ( leggi 180/405/194 ecc) e poi a pieno titolo nella legge 833/78 quando si sono affermati i valori fondanti del nostro Servizio Sanitario Nazionale nel quale l’attività sociosanitaria dell’assistente sociale era parte integrante delle linee di attività delle UU.SS.LL. attuando finalmente il concetto dell’OMS di salute quale non assenza di malattie ma condizione di benessere biopsicosociale.
Poi venne l’epoca dei tagli alla sanità, del processo di aziendalizzazione, il blocco delle assunzioni…riducendo il ruolo e la presenza della professione di assistente sociale fino a che iniziando dal documento sul Servizio Sociale professionale promosso dal Tavolo del Ministero della Salute insediato dall’allora Ministro Fazio, venne prodotto un documento finale completo ed organico condiviso, concertato e sottoscritto da tutte le rappresentanze ordinistica, sindacale e associativa della professione di assistente sociale, tutt’ora ritenuto valido tant’è che ancora nei confronti di Regioni e Aziende sanitarie viene rivendicato come le dieci tavole dei comandamenti per dar vita alla strategia, contestualizzandola quando necessario, per dar corpo al Servizio Sociale Professionale, sino alla consapevolezza maturata nel periodo della tragedia della recente pandemia la professione di assistente sociale, riconosciuta per legge sociosanitaria e non più tecnica sta riprendendo lo spazio e il ruolo di coprotagonista insieme con tutte le altre professioni della salute nella vita, nell’organizzazione negli obiettivi del nostro SSN.
Non a caso sono aumentati gli iscritti ai corsi di laurea in servizio sociale, non subendo la crisi di vocazione di altre professioni o specializzazione della salute ed implementando considerevolmente l’iscrizione allo specifico Ordine professionale sino alla dimensione di quasi 48.000 iscritti.
Questa nuova soggettività o, meglio, ritrovata, ha la sua massima espressione nel documento che il CNOAS ha recentemente emanato sulla necessaria e strategica riorganizzazione del Servizio Sociale Professionale nelle Aziende sanitarie, evidenziando l’importanza dell’integrazione tra servizi sanitari e sociali.
Il documento del Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali (CNOAS) delineando le linee guida per il Servizio Sociale Professionale Aziendale (SSPA) e il ruolo del dirigente assistente sociale, evidenzia l’importanza di un approccio integrato per affrontare le sfide del nostro sistema salute in quanto costituisce lo strumento organizzativo aziendale per migliorare la qualità dell’assistenza e promuovere l’inclusione sociale affrontando le sfide del mutato quadro epidemiologico e nosologico conseguenza dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche, in coerenza con gli obiettivi posti dal PNRR.
• Il PNRR prevede risorse per un sistema integrato di servizi.
• È necessario superare l’organizzazione settoriale per garantire una presa in carico integrata.
Con enfasi ma corrispondente alla missione, il documento risalta le funzioni cruciali del SSPA per contribuire al governo efficace ed efficiente del sistema salute per le persone, le famiglie e le comunità, contribuendo a una governance efficace del sistema sociosanitario.
In coerenza con il vigente quadro organizzativo aziendale nel SSN il documento, giustamente, attribuisce e riconosce al Dirigente Assistente Sociale il suo ruolo strategico nelle aziende sanitarie in collaborazione con la Direzione Aziendale e in integrazione con le altre Unità operative non solo nelle modalità comuni a quest’ultima, ma per la sua natura, garantendo connessioni con le attività socioassistenziali e collaborazioni con enti esterni, come i servizi sociali e il Terzo Settore, per una risposta integrata ai bisogni della popolazione.
Per questi motivi il documento delinea le competenze chiave necessarie per i dirigenti assistenti sociali nel contesto del SSPA, evidenziando l’importanza della leadership e della gestione delle risorse umane, insieme alle competenze nell’area della comunicazione, della programmazione e progettazione e ricerca e valutazione; competenze acquisite attraverso formazione universitaria, che il CNOAS ritiene possano essere ulteriormente sviluppate, insieme a quelle in ambito giuridico economico e delle nuove tecnologie, nel corso di laurea magistrale, master di I e di II livello e scuole di alta formazione universitaria.
Con ricchezza di contenuti il documento delinea ciò che promuove e contribuisce a sviluppare il ruolo del SSPA e le competenze del dirigente assistente social: la comunicazione efficace nel settore sociale, la ricerca e innovazione nel settore sociosanitario, la programmazione e progettazione dei servizi, le competenze manageriali interdisciplinari, la formazione universitaria e sviluppo professionale, la sperimentazione di percorsi manageriali, la produzione di documentazione scientifica, tutti articolati ed esaustivi capitoli da leggere, ma soprattutto, da applicare.
Ma, ovviamente per la mia esperienza e formazione ho particolarmente apprezzato quanto è descritto e proposto per la Struttura del Servizio Sociale Professionale Aziendale per la sua puntualità progressiva e per la piena coerenza con sua la funzione e la missione in quanto sia necessaria una struttura chiara e autonoma per garantire l’integrazione tra sistema sanitario e sociale, prevedendo l’esplicita identificazione nell’organigramma aziendale, in staff con la Direzione Strategica.
Una siffatta scelta non potrebbe che rendere ottimale che il SSPA sia una Struttura Complessa in grado di riconoscere la complessità, la condizione paritaria e strategica della gestione dell’integrazione sociosanitaria in modo efficace.
Dall’esame che il documento ha fatto sull’istituzione dei primi dirigenti assistenti sociali nelle dieci Regioni che, sinora, l’hanno previsto si evidenziano due elementi significativi di cui tener conto nel proporre un indirizzo per la struttura del SSPA: ad aprile 2025, in otto delle dieci Regioni che hanno aperto a tale possibilità, sono stati pubblicati avvisi o espletati concorsi per dirigenti di Servizio Sociale o dirigente assistente sociale, tra loro differenti per l’eterogeneità delle normative e dei modelli regionali e aziendali, e solo in poche situazioni gli incarichi hanno già raggiunto la durata di cinque anni e quindi maturato il requisito necessario per l’attribuzione dell’incarico di dirigente di struttura, previsto dal CCNL per la dirigenza in Area sanitaria.
Ad oggi la tipologia di incarichi si differenzia sostanzialmente in incarichi di dirigente assistente sociale banditi in seguito all’istituzione a livello regionale del Servizio Sociale Professionale Aziendale e in incarichi di dirigente banditi dalle ASL e Aziende Ospedaliere ai sensi della Legge 251/2000, alcuni di questi conferiti a tempo determinato.
Per questa disomogeneità, un obiettivo del documento è proporre delle linee di indirizzo utili per rafforzare il SSPA laddove istituito e promuoverne l’estensione nelle Regioni dove non sono presenti dirigenti assistenti sociali nelle aziende sanitarie e ospedaliere, indicando quale strutturazione si ritiene necessaria affinché le funzioni e le attività del Servizio possano realizzarsi adeguatamente, in termini di efficienza ed efficacia.
Infatti, il Servizio Sociale Professionale Aziendale, come emerge dalla rilevazione effettuata rispetto alle organizzazioni nei quali è presente, assume all’interno delle Aziende sanitarie e Aziende ospedaliere del Servizio sanitario nazionale una funzione strategica nel gestire lo snodo e la connessione tra il sistema sanitario e quello sociale, attivando a pieno titolo le competenze degli assistenti sociali e degli assistenti sociali specialisti nella costruzione di modelli di rete che favoriscano l’integrazione sociosanitaria e la ricomposizione delle prestazioni del SSN fornite dall’insieme delle professioni della salute sviluppando proattivamente la sinergia con i Comuni, gli ATS , i soggetti del Terzo settore gestori dei servizi e le associazioni.
È evidente che tale funzione strategica si può realizzare a condizione che il SSPA abbia una struttura e una valenza tali da garantire in autonomia e in modo diretto, ai fini del raggiungimento degli obiettivi aziendali, e il dialogo interno con i Dipartimenti aziendali (Salute Mentale, Materno Infantile, Cure Primarie, Distretti Sanitari, le UOC e UOS) e dall’altra parte il dialogo esterno con gli Enti Locali/ATS/, con i soggetti della rete del welfare.
Ne consegue che tali missione e funzione non possono che ritenere adeguata una dirigenza di struttura complessa (UOC) o dipartimentale (UOSD) chiaramente individuata nella organizzazione aziendale e con una propria direzione.
Le esperienze in atto mostrano che per garantire nelle aree ad alta integrazione sociosanitaria l’approccio multidimensionale con processi di valutazione e percorsi di prevenzione, cura, riabilitazione e assistenza che tengano conto dei determinanti sociali della salute, la presenza del SSPA sembra essere più funzionale se assume la gestione diretta di una struttura che consenta di dirigere e coordinare in via prioritaria i processi finalizzati all’integrazione tra sistema sociale e sanitario, attraverso l’assegnazione di risorse economiche e umane.
L’SSPA, pertanto, in base ai sistemi istituzionali e organizzativi aziendali e regionali, deve essere collocata in staff alla Direzione Strategica, alla Direzione Sanitaria o alla Direzione dei Servizi Sociosanitari laddove presente e qualora l’Azienda intenda attribuire al Servizio Sociale aziendale, il governo dell’integrazione sociosanitaria con gli altri enti territoriali e del Terzo Settore, può essere istituito un Dipartimento di Servizio Sociale per l’Integrazione Sociosanitaria, come è già positivamente realizzato nell’esperienza della Regione Toscana.
L’istituzione del Dipartimento di Servizio Sociale per l’integrazione sociosanitaria consente, infatti, di interpretare appieno la logica di costruzione delle reti con i soggetti istituzionali relativi agli ambiti sociali e al terzo settore, in termini di azioni di programmazione, coprogrammazione e di governo.
Ne consegue, pertanto, che, alla luce del quadro normativo attuale e delle esperienze in atto, il Servizio Sociale Professionale Aziendale, non può comunque essere considerato come un ufficio o un servizio, bensì deve assumere la configurazione specifica di UOC o almeno UOSD, articolata in aree di responsabilità (incarichi di funzione organizzativa e professionale, e inquadramento nell’area del personale di elevata qualificazione).
La programmazione aziendali dovrebbero chiaramente identificare alcuni processi rilevanti gestiti dal SSPA, articolando l’organizzazione in modo trasversale, per processi o a matrice: per livelli essenziali, per profili di cura, per sviluppo professionale, per ricerca e formazione, in grado di riunificare i processi/percorsi di continuità assistenziale e di presa in carico dei bisogni dei cittadini attraverso politiche di rete e di distretto rappresentate nell’articolazione aziendale.
È certamente un documento altamente sfidante certo, ma in piena aderenza e sintonia con la necessità di rendere adeguato il SSN a gestire le risposte ai nuovi bisogni di salute derivanti dal mutato quadro epidemiologico e demografico del Paese: un documento, quindi, che ci voleva quali linee di indirizzo proposte e suggerite, da un Ente pubblico non economico sussidiario dello Stato qual è il CNOAS, alle Aziende sanitarie, alle Aziende ospedaliere, alle Regioni e al Ministero della Salute.
Saverio Proia
14 Luglio 2025
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