Osteopatia: un’ipotesi di accordo che sa di beffa  

Osteopatia: un’ipotesi di accordo che sa di beffa  

Osteopatia: un’ipotesi di accordo che sa di beffa  

Gentile Direttore,
lo schema di accordo sui criteri di riconoscimento dei titoli pregressi in osteopatia, salutato con favore dal Consiglio Superiore di Sanità, rischia di trasformarsi in un boomerang per migliaia di professionisti.

Il limite dei 36 mesi per gli elenchi speciali ad esaurimento è un’anomalia mai imposta ad altre professioni sanitarie: una barriera discriminatoria che escluderebbe chi ha costruito anni di esperienza sul campo.

Pretendere poi la certificazione retroattiva dei tirocini è un paradosso normativo. Per decenni l’osteopatia è stata confinata alle scuole private, senza albo né riconoscimento statale. Ora si chiede di dimostrare ciò che non poteva essere formalizzato.

E sul piano pratico lo scenario è ancora più grottesco: sette Atenei accreditati dovrebbero esaminare in tre anni oltre 12.000 candidati. Un’impresa impossibile, con costi e disagi che ricadrebbero solo sui professionisti e sulle loro famiglie.

Gli stessi Atenei che oggi dovrebbero garantire la formazione osteopatica — teorica e pratica — con osteopati abilitati. Ma dove? Alle scuole private si ipotizza di chiedere fascicoli dettagliati sui docenti, mentre alle università si concede di organizzare corsi “legittimi” adottando criteri propri. Una evidente asimmetria che mina la credibilità del sistema.

Altro che riconoscimento: questo schema somiglia piuttosto a una corsa a ostacoli, viziata da profili di illegittimità e destinata a creare nuove ingiustizie.

Per questo chiediamo un tavolo tecnico vero, dove istituzioni, associazioni e scuole possano correggere storture e discriminazioni. Il futuro dell’osteopatia non può essere deciso senza ascoltare chi da anni la pratica con serietà e competenza.

In allegato, il documento ufficiale della Confederazione Osteopati Italiani, presentato alla Conferenza Stato-Regioni: un testo che non si limita a denunciare i problemi, ma propone soluzioni concrete.

Perché un accordo nato per riconoscere una professione non può trasformarsi nell’ennesima beffa ai danni di chi la esercita.

Francesco Manti
Presidente Accademia di Medicina Osteopatica “Alessandro IV” e Presidente A.N.P.O. – Associazione Nazionale Professionisti Osteopati

29 Settembre 2025

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