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La “grande ipocrisia” della reperibilità

di Giovanni Leoni (Cimo Veneto)

12 MAG - Gentile Direttore,
meriterebbe un’analisi ben più approfondita la motivazione per cui un medico sceglie nel vasto panorama delle tipologie di servizio e specialità mediche una branca che preveda questa particolare forma di lavoro. La Triplice è uscita con una serie di proposte in cui si sottolinea l’età per le guardie notturne, fuori a 60 anni , e la revisione della reperibilità con un accenno anche ad un generico numero di chiamate 20 al mese, poi si fa una guardia. 

Prima considerazione: le Pronte Disponibilità non si fanno per soldi.

Ferma al 1990 l’indennità di Pronta Disponibilità per un turno di 12 ore è di 20,6582 euro sottratta una aliquota per una tassazione media del 36,71% (fonte la mia busta paga n.d.A.) restano in tasca per turno completo 13.06 euro. Benissimo.
 
Qualcuno noterà che da molti anni esiste anche la maggiorazione del 10% come voce aggiuntiva che fa un bel 1,3 euro per arrivare a 21,9582 quindi quasi a 22 euro che tassati tornano a 14,36 euro netti. Il turno minimo di reperibilità non può essere inferiore a 4 ore - La reperibilità a livello CCNL è solo notturna e festiva , ma a livello di contrattazione decentrata le deroghe nella realtà dei fatti si sprecano. In molti reparti si è reperibili anche di pomeriggio dei giorni feriali quindi i turni raddoppiano come per magia.
 
Il sanitario rintracciato con i mezzi ufficiali di comunicazione aziendale deve timbrare l’ingresso in servizio nel più breve tempo possibile usando i mezzi personali o messi a disposizione dell’azienda in casi particolari a seconda della organizzazione prevista a livello aziendale.
Ogni azienda deve predisporre un piano decentrato ed adeguato alle situazioni locali.
 
Un sanitario non può essere reperibile su più sedi ospedaliere (dizione tipo da evitare come la peste negli accordi decentrati “nell’ambito del dipartimento” …) Il medico reperibile di prima linea è il radiologo, ha il vantaggio che se le chiamate superano un certo numero (variabile da sede a sede…) la reperibilità va convertita in guardia, lo svantaggio che con la nuova tecnologia può refer-tare anche da casa o da altra sede , ma si deve svegliare lo stesso (sic!).
 
Su dati oggettivi i reparti chiamati costantemente che aprono la sala di pomeriggio, notte e festivi sono la Chirurgia Generale di norma con 2 chirurghi , poi le Ortopedie , qui a volte basta un operatore solo, poi l’Urologia e tutte le specialistiche.
Nei Centri HUB la Neurochirurgia lavora costantemente mentre Gastroenterologia e Cardiologia e di recente la Neuroradiologia Interventistica non sono da meno con urgenze centralizzate.
 
Vorrei tanto sapere quanti di questi medici possono stare a casa a letto la mattina dopo. Non sembra normale forse ? E invece non lo è, tornano tutti in servizio. Difficile da credere per un “esterno”, difficile da capire per la gente normale.
 
Per ridurre il numero totale di turni di reperibiltà per reparto comunque non sono possibili équipe operatorie con chirurghi “misti” nell’ambito del Dipartimento Chirurgico - I medici devono avere la possibilità di operare in urgenza con colleghi con cui operano anche di giorno in elezione - Questo passaggio può apparire scontato a livello logico, a qualcuno ridicolo nella suo enunciato, ma cre-detemi ho le mie ragioni, ci tengo a sottolinearlo anche qui .perchè resti nella mente a tutti.
 
Nella ex ULSS 12 Veneziana dove lavoro tuttora Direzione Medica e OO.SS nel recente passato in previsione dell’applicazione delle Direttive Europee si sono incontrate al livello tecnico in gruppo ristretto e dedicato tutti i lunedì pomeriggio per quasi tre mesi.

Sono stati analizzati carte alla mano, tutti gli orari di servizio e le pronte disponibilità dei reparti degli ospedali di Mestre e Venezia.

Un’ immersione totale che ha considerato la Medicina Interna come lo SPISAL, Dermatologia e Chirurgia Vascolare, In tale sede, molte cose sono state risolte altre non ancora per meri motivi di bilancio, ma le parti si sono confrontate sui numeri con onestà intellettuale non su enunciati teorici impossibili nell’applicazione pratica, concordando sempre sulle criticità peggiori.
 
In concreto: il medico reperibile chiamato di notte che ha operato e non ha dormito può/deve lavorare il giorno dopo ? Da considerare quello che è successo ad un Infermiere di sala operatoria, che molto umanamente ha detto “non ce la faccio“ dopo una notte in piedi a 60 anni quando lo hanno chiamato a per tornare lavorare nel pomeriggio: lo hanno sanzionato.
 
Personalmente ho cominciato a fare le reperibilità in Clinica Chirurgica a Padova negli anni 80 da specializzando chiamato attraverso il teledrin. Le faccio da più di 30 anni So di cosa parlo, non per sentito dire o per dogmi contrattuali. Non si viene costretti a fare questa vita , correre per disostruire una coronaria ad un’infartato , stoppare una emorragia esofago/gastrica ad un sanguinante, suturare un perforato, fare un trasporto medicalizzato in piena notte o col maltempo, partire per un espianto e per un intervento vero e proprio in un gruppo trapianti. Questa vita la si sceglie anzi si combatte per farla perchè ne sei attratto all’inizio inconsapevolmente poi per motivazioni varie ma accomunate da un superiore senso di solidarietà e disponibilità nei confronti del prossimo, per passione scientifica, per l’intensità dell’azione in cui ti senti realizzato.
 
Le reperibilità “di norma” si trova scritto devono essere al massimo 10 /mese, per medico solo not-turne e festive, ma nella realtà dei fatti la contrattazione decentrata ha creato dei “mostri” con re-peribilità pomeridiane feriali , chiamate con vari modi.
 
Così nella vita reale , chi sceglie certe branche, avrà bloccati oltre 3-4 giorni a settimana con puntate di 15-20 giorni sempre reperibile o di guardia d’estate o a Natale intervallati da qualche notte sicura per dormire sul serio senza controllare continuamente i telefoni e senza sperare nella fortuna di non essere chiamati. Si accettano smentite.
 
Soluzioni di “fantasia organizzativa” sono da escludere in quanto offensive del regolamento , del buon senso, della salute del dipendente e non ultimo , della sicurezza del paziente , che non può essere solo il titolo di un congresso, ma il risultato di una organizzazione che consideri anche il riposo del lavoratore, medico, infermiere ed operatore a vario titolo.
 
Trale storture del sistema è molto utilizzato anche il ricatto psicologico alla base di situazioni con medici di guardia in area  medica con 160 letti/notte + i ricoveri “in appoggio” e medici reperibili di varie discipline iinternistiche a casa . Chiaro che chi è di turno finisce per tenere duro e rischia del suo per non svegliare un collega che sa il giorno dopo deve lavorare, chiaro che la direzione di turno potrà affermare “in fondo ce la fanno e non chiamano quasi mai i reperibili che pure sono pagati per esserlo“. Un sistema barbarico.
 
L’'istituto della pronta disponibilità era stato abrogato in origine nelle ore pomeridiane per costringere le aziende a coprire i vuoti in organico ma, in questi anni, si è assistito ad un effetto boomerang per cui le aziende, dapprima hanno ridotto ulteriormente le guardie festive e notturne e poi ridotto i turni pomeridiani di servizio attivo costringendo, in alcuni casi, i colleghi ad essere disponibili anche nei pomeriggi, In sostanza si è verificato l'opposto di quanto concordato.
 
Il punto di partenza è la garanzia dei livelli di assistenza e sicurezza delle cure attraverso un'ade-guata dotazione organica e non attraverso l'implementazione mutazioni decentrate di regole nazionali che espongono il medico a rischi di natura professionale, oltre che di salute.
 
Da quì occorre introdurre un limite tassativo mensile per ciascun medico nel numero di pronte di-sponibilità mensili che non può in nessun caso superare i 10 turni sia pomeriggio, notte o festivi con adeguare pause.
 
Impossibile diranno, non ci sono i soldi per assumere un numero di medici adeguato, allora dite anche chiaramente e pubblicamente che in Italia il sistema così non si regge nel rispetto della normativa contrattuale precedentemente concordata e nel rispetto della Direttiva Europea su orario e riposi.
Se permettete la Riforma Fornero ha dimostrato peraltro che “niente è impossibile“.
 
La Germania ha tre volte i posti letto dell’Italia con relativo personale, reparti striminziti mai rinnovati come ricambio organico sono pericolosi per tutti.
 
Chi fa delle scelte organizzative su mera legge economica senza considerare il benessere di un personale motivato e dedicato va censurato e criticato su base obiettiva e ragionata, sulla base dei numeri.  Quelli non sbagliano, di solito, e difficilmente possono essere ignorati, fra persone civili.

Concordo con il giurista Luca Benci sulla “necessità di una ampia rivisitazione della Pronta Dispo-nibilità Non si tratta soltanto di adeguare la parte economica (ferma dal 1990!), ma di ridefinire le modalità di svolgimento e la corretta fruizione dei giorni di riposo per non aggravare eccessivamente le condizioni di vita di coloro che assicurano alla collettività i servizi di emergenza“
 
Il nuovo contratto deve portare ad eliminare la grande ipocrisia della Reperibilità così come la troviamo oggi, con remunerazione, pause e riposi degni di una vita civile e non di una moderna schiavitù. pericolosa per assistenti ed assistiti. Cominciamo quindi a considerare l’argomento, che non è un capitolo di un libro ma vita vissuta da tanti colleghi che, per seguire inizialmente un ideale, si sono ritrovati progressivamente in un contesto lavorativo che ha invaso sempre più la loro vita privata.
 
Dott. Giovanni Leoni
Segretario Regionale CIMO Veneto  


12 maggio 2017
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