Basta volere per potere?

Basta volere per potere?

Basta volere per potere?

Gentile Direttore,
a promuovere questa mia riflessione è stato il titolo dato a un evento cui ho preso parte: Volere è (e) potere, organizzato dalla Commissione Pari Opportunità interordinistica di Firenze, per coltivare, nelle future generazioni, una maggiore consapevolezza dei e una maggiore convinzione nei propri mezzi, contro la presunzione oziosa e senza fondamenta, la disillusione astenica, la prepotenza aggressiva, il ritiro depresso.
 
Mio padre, con atteggiamento filosofico paradossale, mi raccomandava: “Se davvero desideri raggiungere un obiettivo, non devi volerlo troppo, perché l’affannosa ricerca potrebbe allontanarne la realizzazione…”. Descriveva in qualche modo l’effetto miraggio. Cosa accade a un uomo assetato nel deserto? Di vedere laggiù uno specchio d’acqua, di rincorrerlo e di perdersi. Occorre governare il nostro desiderio, più che esserne governati.
 
Robert Pirsig, con il suo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, seppe insegnare il valore della qualità e dell’entusiasmo. In Lila, suo secondo e ultimo libro, teorizzò il bilanciamento tra forza dinamica e statica, e dunque il pericolo di ogni smania di rottamazione, destinata a rompere definitivamente i ponti tra passato e futuro, tra vecchie e nuove generazioni, tra il consolidato saper fare e apprendimenti in fieri, tra maestro e allievo, con la perdita di sapienze preziose, intese inestimabili, collaborazioni fertili. In un antico tomo senese andato disperso si leggeva: “Sapere, potere e amore volere”. Inserendo due altri verbi, coglieremo il filo rosso che tiene insieme queste premesse.
 
La credenza di marca psicoanalitica introduce il verbo credere. E’ intorno ai quattro anni che il piccolo d’uomo costruisce le sue teorie, le sue credenze. Teorie bislacche, ma originali e indispensabili alla costruzione della fiducia che ci rende persone che pensano, creano, comunicano senza troppe remore; teorie che non vanno demolite, irrise, corrette, distrutte, visto che la cura si trova poi a doverle restaurare. Credere, in maniera laica e adulta, è indispensabile per raggiungere un risultato: credere nel maestro, crederci, credere di poterlo fare e dunque volere intraprendere un percorso. La credenza è alla base della dimensione volitiva dell’essere.
 
Il verbo fare apre il sipario sul secondo verbo: sapere. I citati buoni maestri indicano la strada dell’impegno per arrivare a sapere, a saper fare, un percorso che porta alla ribalta il concetto di qualità preso a prestito da Pirsig. Il suo fu viaggio di apprendimento e scoperta, impossibile senza l’entusiasmo evocato nell’ultima parte del motto senese: “amore volere”. Contro ogni luogo comune, occorre volere amare, coltivare e alimentare la passione, non disperderla in rivoli che assorbono le limitate energie di ciascuno, per non allontanarsi dall’obiettivo esistenziale a causa di deludenti e fuorvianti miraggi.
 
Rinunciando infine alla superficialità, e dunque al vizio supremo, perseguiremo l’unico potere che conti, quel potere che tanto si discosta dal significato largamente condiviso che ha sommerso il termine. Dobbiamo credere per volere e sapere per potere, puntando alla qualità, utilizzando entusiasmo/passione, imparando a bilanciare forze statiche e dinamiche, al fine di respingere idee del potere che si arenano sulla certezza che una supremazia squalificata e squalificante arricchisca davvero la nostra vita. Diventeremo così persone davvero utili a noi stessi e ai più.
 
Gemma Brandi
Psichiatra psicoanalista
Esperta di Salute Mentale applicata al Diritto

02 Novembre 2021

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