Bene i fondi per superamento barriere architettoniche. Ma cosa accadrà nelle Regioni escluse dal riparto?

Bene i fondi per superamento barriere architettoniche. Ma cosa accadrà nelle Regioni escluse dal riparto?

Bene i fondi per superamento barriere architettoniche. Ma cosa accadrà nelle Regioni escluse dal riparto?

Gentile direttore,
la notizia della destinazione dei 180 milioni di euro alle Regioni per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche, specie negli edifici privati, ci riempie di soddisfazione.
 È un passo avanti, anche se sono passati 15 anni dall’ultimo finanziamento, perché si rifinanziano così quelle azioni concrete che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone con disabilità. Resta da capire cosa succederà in quelle Regioni escluse dal riparto, dove la situazione è ugualmente critica come nel resto d’Italia.

Secondo le recenti indagini ISTAT vivono in Italia oltre 3 milioni di persone con gravi disabilità, di cui 234.000 circa sono giovani fino ai 18 anni. Si tratta di un numero non indifferente di persone per le quali le barriere architettoniche rappresentano un grande problema. Un problema in realtà non solo per i disabili ma anche per gli anziani, le mamme e i papà con bambini piccoli, le persone che temporaneamente hanno difficoltà a muoversi.

L’abbattimento delle barriere architettoniche è uno dei cardini dell’attività di UILDM, perché permettere alle persone di uscire di casa, di andare a scuola e a lavoro, significa prima di tutto partecipazione alla vita, presenza attiva e coinvolgimento nelle scelte per il bene comune. Non solo, l’aumento dell’accessibilità ha anche ricadute concrete di tipo economico e sociale: consente infatti alle persone con disabilità di diventare in prima persona fruitori di un maggior numero di servizi – pensiamo per esempio come acquirenti nelle attività commerciali – attivando processi che portanno benefici all’intera società. È un dato a cui pensiamo raramente. Piccoli investimenti nell’installazione di rampe nei negozi, nell’eliminazione di gradini o di altri tipi di ostacoli farà bene a tutti, sotto molti punti di vista.

Il lavoro sull’abbattimento delle barriere architettoniche è un lavoro lungo, che comincia prima di tutto dalla sensibilizzazione sul campo delle persone.
 
Abbiamo davanti a noi esempi di buone prassi nell’abbattimento delle barriere architettoniche nelle città. Penso per esempio a Milano che nel 2016 ha ricevuto l’Access City Award riservato alle città che si sono impegnate a realizzare interventi esemplari per migliorare l’accessibilità dell’ambinte urbano, in particolare per le persone con disabilità e gli anziani.
 
Ma penso anche all’esempio positivo di città italiane, piccole e grandi, dove l’impegno delle nostre 66 sezioni locali ha portato all’installazione di pedane per l’accesso delle persone con disabilità ai locali pubblici e ai negozi, e a promuovere percorsi di riflessione e sensibilizzazione sul tema delle barriere. Nei territori in cui siamo presenti, le nostre sezioni vengono coinvolte abitualmente come membri ed interlocutori dei comitati o delle consulte che si occupano di questioni legate alle barriere architettoniche e all’accessibilità.

Da tempo, inoltre, la nostra Associazione ha aperto un capitolo di riflessione e dialogo con ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali Italiani) per presentare un testo di modifica della legge proprio in materia di abbattimento delle barriere negli edifici privati.

Vogliamo continuare a collaborare con le Istituzioni, aprire nuovi dialoghi per l’eventuale reperimento di altri fondi, viglieremo sul territorio per verificare la realizzazione e attuazione dei progetti in essere e segnaleremo eventuali criticità, tenendo desta l’attenzione su questo tema.
 
Marco Rasconi
Presidente nazionale Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (UILDM)

19 Febbraio 2018

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