Carenza infermieri. Le istituzioni devono ascoltarci

Carenza infermieri. Le istituzioni devono ascoltarci

Carenza infermieri. Le istituzioni devono ascoltarci

Gentile Direttore
l’associazione “OrgogliosaMenteInfermieri” vuole evidenziare un problema che affligge il nostro paese in questo momento: la grave carenza di infermieri. Oggi mancano all’appello 70.000 infermieri di cui solo 28,500 al nord. Secondo il PNNR (piano nazionale di ripresa e resilienza) servirebbero 50.000 infermieri, ma il Decreto Ministeriale 71, li traduce in 70.000, in considerazione della presa in carico di pazienti over 65, del 10% in più rispetto al 4-6% di prima.

Gli infermieri abbandonano la professione, gli studenti non la scelgono. Perché? Perché gli organici sono ancora fermi tra l’88 (DM 13/09/88) e il 98 “requisiti di accreditamento delle strutture ospedaliere” e questo si traduce in un sovraccarico di lavoro per coloro che sono in servizio; per il mancato riconoscimento delle competenze avanzate; per l’assenza di modelli organizzativi innovativi; per l’assenza di una leadership riconosciuta a livello nazionale; per il vincolo di esclusività contrattuale; per la scarsa retribuzione; per il scarso riconoscimento sociale.

Soluzioni tampone oggi adottateP La Regione Veneto è stata la prima ad adottare la soluzione degli OSS al posto degli infermieri. Poi c’è il ricorso a personale con titolo non riconosciuto in Italia (infermieri ucraini)

Ecco, allora, le nostre proposte per il rilancio della professione:
– Legge di bilancio 2022 deve investire in assunzioni e aumento degli stipendi, al pari con quelli europei
– Adeguamento degli organici 
– Abolizione del vincolo di esclusività (i medici laureati specialisti, hanno retribuzione stipendiale, in fase iniziale differente ai laureati infermieri, come delle altre professioni sanitarie. Oltre allo stipendio, i medici percepiscono: l’indennità di esclusività, l’indennità professionale specifica e dopo il periodo di prova l’incarico professionale che aumenta anche economicamente dopo i primi 5 anni oltre a poter esercitare l’attività libero professionale intra-moenia. Ai laureati infermieri, come le altre professioni sanitarie, che non hanno il requisito specialistico all’interno dell’attuale sistema di formazione di base, non viene riconosciuta l’indennità di esclusività, quella specifica, come anche l’incarico professionale e né tanto meno l’attività libero professionale intra-moenia).
– Riconoscimento delle competenze avanzate e di conseguenza loro retribuzione con percorsi di carriera ad Hoc
– Riconoscimento ed istituzione di una Leaderschip nazionale riconosciuta e rappresentativa della professione
– Adeguamento degli stipendi a quelli europei

Oggi, ospedali pubblici e privati, RSA, cliniche private, soffrono la carenza di personale infermieristico. Alcuni reparti stentano ad aprire, altri non sono a regime, con conseguenti allungamenti delle liste d’attesa. Si attuano strategie, quali accorpamenti di reparti, attivazione di straordinari, turni massacranti per il personale (superando anche la soglia prevista dal contratto). Le ricadute sono devastanti e si riferiscono sia al personale che al paziente. Paziente: con rischio aumento delle infezioni, indice di mortalità, errori. Personale: aumento delle malattie, sindrome del burnout, abbandono della professione. 

A volte l’infermiere non si sente supportato, sostenuto e compreso in questa situazione di disagio che ricade spesso sullo stesso professionista. 
Il covid19 ha soltanto esasperato un sistema che poi è esploso nella sua “fragilità”.
Perché oggi un giovane dovrebbe scegliere la nostra professione? Perché non dovrebbe sceglierne una che gli consenta di crescere ed evolversi. Che gli consenta una vita dignitosa. Che non torni a casa con solo la voglia di spegnere il cervello. Perché ricordiamoci che noi ci impegniamo fisicamente (8-12 ore in piedi), ma la nostra è un’attività intellettuale ed umana.
Viviamo a stretto contatto con persone affette da gravi malattie. Loro si raccontano. Ci raccontano il loro dolore, ci rendono partecipi. A volte li vediamo morire. 
La verità è che “Noi infermieri” amiamo la nostra professione, probabilmente non ne sceglieremmo una diversa.
Ma le istituzioni devono aiutarci, devono ascoltarci.

Un’Italia senza Infermieri diventerà un cielo senza stelle! Cosi sarà difficile tornare a sognare

Gabriella Scrimieri
“OrgogliosaMenteinfermieri”

Gabriella Scrimieri

06 Giugno 2022

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