Caso Stamina. Noi infermieri rispettiamo il Codice Deontologico

Caso Stamina. Noi infermieri rispettiamo il Codice Deontologico

Caso Stamina. Noi infermieri rispettiamo il Codice Deontologico

Gentile Direttore,
il Consiglio Direttivo Ipasvi della provincia di Brescia, con il Comunicato Stampa del 14 giugno u.s. riportato dai media e pubblicato sul sito istituzionale, ha precisato la posizione del Collegio provinciale (Ordine degli Infermieri) sulla vicenda Stamina. Non essendo disponibili professionisti per riprendere le infusioni, su ordinanza del tribunale di Catania l’A.O. Spedali Civili di Brescia ha diffuso un avviso pubblico per reclutare, fra gli altri, infermieri di sala operatoria e nurse d’anestesia.

Ricordiamo che l’adesione volontaria all’attuazione di pratiche non validate scientificamente cambia radicalmente la posizione degli infermieri coinvolti con conseguenti responsabilità professionali e deontologiche. A tutt'oggi, infatti, non vi è alcuna prova di efficacia del così detto trattamento Stamina, né mai é stata approvata la sua sperimentazione. La scelta di aderire violerebbe il Codice Deontologico confliggendo con la posizione della professione e con il paradigma etico di non sottoporre il paziente a cure futili.

Abbiamo affermato pubblicamente che gli infermieri tengono fede al proprio Codice Deontologico il quale, ribadiamo, all’Art. 11 recita “L'infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull'esperienza e la ricerca (…)” e, ancora, all’Art. 12 recita: "L’infermiere riconosce il valore della ricerca, della sperimentazione clinica e assistenziale per l’evoluzione delle conoscenze e per i benefici sull’assistito".

Garantiamo comunque e sempre‎ assistenza e vicinanza ai piccoli pazienti e alle loro famiglie ma non possiamo continuare ad accettare di partecipare alla somministrazione di un trattamento di cui non si conosce l’efficacia né mai è stato brevettato per essere somministrato sull'uomo. Abbiamo chiesto alle istituzioni regionali e nazionali di fare chiarezza nel bene prioritario delle persone coinvolte, degli operatori e di tutti i cittadini. Così finora non è stato. Pertanto lo scrivente Collegio, per le funzioni assegnate dalla legge, a salvaguardia sia dei professionisti (tutela interna) sia dei cittadini (tutela esterna) si riserva di esercitare il potere disciplinare laddove si ravviseranno precise responsabilità.

Se all'infermiere fosse imposto, con ordine di servizio, di partecipare alle suddette pratiche, può avvalersi della così detta "Clausola di Coscienza", come definita dal Comitato Nazionale di Bioetica. Il nostro Codice la declina all’Art. 8 “L’infermiere, (..omissis) qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, si avvale della clausola di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l’incolumità e la vita dell’assistito”.

Restiamo disponibili ad incontrare gli iscritti che volessero informazioni, chiarimenti e pareri deontologici sulla tematica. In quest’ottica il nostro Collegio sta realizzando da oltre due anni un progetto formativo sui dilemmi etici nell'esercizio professionale "L'etica del quotidiano" proprio per attuare nel concreto l'art. 16 del Codice che recita “L'infermiere si attiva per l'analisi dei dilemmi etici vissuti nell'operatività quotidiana e promuove il ricorso alla consulenza etica, anche al fine di contribuire all’approfondimento della riflessione bioetica”.

Dr. Stefano Bazzana
Presidente Ipasvi Brescia

20 Luglio 2014

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