“Coming out” anche tra i medici

“Coming out” anche tra i medici

“Coming out” anche tra i medici

Gentile Direttore,
l’11 ottobre è la giornata internazionale del “Coming Out”, cioè uscire allo scoperto per quanto riguarda il proprio orientamento sessuale. Come medico ritengo sia fondamentale avere presente che su 100 persone visitate, almeno 10 mediamente (secondo diverse fonti internazionali) avranno un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale.
 
E’ un fatto da tenere presente nell’approccio a tali persone. Accettare, anche nel linguaggio utilizzato nel colloquio, che esistono differenze sessuali aiuta a mettere a proprio agio il paziente e quindi a migliorare le probabilità di diagnosi e cura. A titolo d’esempio, invece che chiedere “C’è sua moglie qui fuori?”, utilizzare un termine più neutro e rispettoso “c’è una persona a lei cara qui fuori?” potrebbe fare la differenza. Pensiamoci!
 
La necessità di creare un ambiente accogliente e aperto alle differenze in campo sessuale parte anche da se stessi, da cui l’invito a fare coming out sul posto di lavoro a tutti gli infermieri e medici che leggono. Uscire allo scoperto è un processo che necessita coraggio e volontà, ma che, a lungo termine, migliora la propria autostima e percezione di sè sul posto di lavoro. La letteratura scientifica è chiara nell’affermare che fare “coming out” riduce i livelli di cortisolemia, di ansia e di stress lavorativo.
 
E’ tempo che si parli di questi temi anche in seno agli ordini dei medici e di tutte le professioni sanitarie, favorendo la completa espressione della propria identità e persona.
 
Per chi vuole, sono disponibile a portare avanti questa discussione e favorire le condizioni per il coming out in ospedale, in ambulatorio e in tutti i nostri posti di lavoro.
 
Dr. Davide Bastoni
Medico specialista in medicina d’emergenza-urgenza, Piacenza

09 Ottobre 2020

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