Contratto del comparto. Nella proposta dell’Aran mancano risorse e riconoscimenti

Contratto del comparto. Nella proposta dell’Aran mancano risorse e riconoscimenti

Contratto del comparto. Nella proposta dell’Aran mancano risorse e riconoscimenti

Gentile Direttore,
nel 2018 ebbi a commentare l’ipotesi di contratto del comparto sanità 2016-2018. Lo definii un contenitore tutto da riempire che, guardando ai tabellari e alle risorse riservate alle indennità, avrebbe dato molto poco anche in termini economici. Così è stato! Non prevedendo coperture economiche ad hoc, come avrebbe dovuto, si scaricò il problema sui tavoli negoziali decentrati e con oneri a carico dei fondi, anch’essi non soddisfacenti, riservati alla contrattazione aziendale.

Sul fronte del sistema delle carriere, il lavoro delle commissioni paritetiche non è riuscito a concretizzare gli incarichi di Esperto e Specialista. Le carenze concettuali, normative ed economiche del contratto, lo hanno impedito. Facile da prevedere, ma i sindacati lo promossero lo stesso.

Oggi la proposta dell’ARAN sembra addirittura peggiore.

La prima criticità, da cui emerge il basso peso specifico complessivo della bozza di contratto, è rappresentata, come al solito, dall’insufficienza di adeguate risorse all’interno della legge di bilancio. Problema di natura politica naturalmente!
Introdurre un nuovo ordinamento se poi al suo interno sono assenti elementi di reale differenziazione della parte retributiva, equivale a non farlo. Siamo di nuovo alla modifica del contenitore più che dei contenuti!
L’intero impianto sembra snodarsi rallentando, spero involontariamente, lo sviluppo di carriera degli appartenenti alle professioni sanitarie.

Per entrare nello specifico, delle nuove 5 aree di inquadramento, quella che avrebbe dovuto ospitare le professioni sanitarie è quella dell’elevata qualificazione. Non va dimenticato che trattasi di professioni per il cui esercizio è previsto un diploma di laurea e l’iscrizione in appositi albi. Nel comparto certe peculiarità le hanno solo loro.

Naturalmente non potendo collocare tutti i laureati all’interno della dirigenza, la prima cosa che viene in mente pensando a questi professionisti, è il modello già esistente del privato, ovvero creare una sorta di posizione quadro, una vicedirigenza.

E’ la stessa declaratoria dell’area di elevata qualificazione a sostenerlo. E’ possibile negare che un infermiere svolga un lavoro di grande responsabilità sia sul piano assistenziale che organizzativo? Che sia strutturalmente inserito nei processi produttivi e nei sistemi di erogazione dei servizi?

Che svolga funzioni di elevato contenuto professionale e specialistico e/o di coordinamento? Che gestisca processi articolati o che operi un impiego ottimale delle risorse che ha a disposizione? Sarebbe sufficiente rileggere i contenuti del profilo professionale, la legge 251 del 2000 e la 43 del 2006 per rendersene conto.

Disegnare un nuovo Ordinamento Professionale non guardando alla reale organizzazione del lavoro, ai modelli di funzionamento delle aziende sanitarie ed all’evoluzione giuridico-professionale dei professionisti è come decidere di camminare bendati. E questo in sanità è rischioso…, la crisi pandemica lo ha dimostrato.

Lasciare vuota l’area di elevata qualificazione è in evidente contrasto con i concetti di sviluppo di carriera e valorizzazione delle competenze e della professionalità.

Facendo un parallelo tra l’accesso all’area di elevata qualificazione e l’accesso alla dirigenza qualcosa non torna!

Per accedere alla qualifica unica di dirigente delle professioni sanitarie e' necessaria la laurea magistrale e 5 anni di servizio effettivo corrispondente alla medesima professionalità (es. infermiere, tecnico, fisioterapista…). Per accedere all’area di elevata qualificazione è richiesta la laurea magistrale e 5 anni di esperienza in incarichi di responsabilità di tipo gestionale o professionale.

In sostanza sono più elevati i requisiti per accedere in un’area non dirigenziale di quelli richiesti per la dirigenza!

Passando al sistema degli incarichi di posizione emerge nuovamente il requisito della laurea magistrale come per le funzioni dirigenziali. Per gli incarichi professionali gli ostacoli crescono! Si potrà accedere solo dopo 15 anni di servizio, cosa non richiesta nemmeno alla dirigenza. Sembra un percorso ad ostacoli!

La carriera verticale prevista per personale del ruolo sanitario, ora in categoria D, è quasi inesistente poiché l’accesso all’area di elevata qualificazione prevede una disciplina ad hoc, colma di asperità, che la renderà del tutto residuale.

E’ chiaro che il vero problema di questo rinnovo contrattuale è riconoscere il nuovo status dei professionisti sanitari non medici. Risposte adeguate si potranno avere soltanto se ci sarà la volontà del governo di sancire, con un decreto rapido e appropriato, che le professioni sanitarie debbano essere incardinate all’interno di un’area ad esse dedicata in cui sviluppare, con l’aggiunta delle risorse necessarie, rispetto a quelle attualmente assorbite, la disciplina delle carriere (orizzontali, verticali e incarichi).

Mauro Carboni
Esperto di diritto contrattuale

Mauro Carboni

25 Gennaio 2022

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