Contratto dirigenza medica e sanitaria: a queste condizioni, chi ci guadagna?

Contratto dirigenza medica e sanitaria: a queste condizioni, chi ci guadagna?

Contratto dirigenza medica e sanitaria: a queste condizioni, chi ci guadagna?

Gentile Direttore,
in questi giorni ho seguito con attenzione le informazioni pubblicate sulla proposta ARAN di doppia carriera (gestionale e professionale) e di nuovi fondi contrattuali, e sono costretta a constatare che, ancora una volta, si è persa una buona occasione. Una buona occasione per premiare il merito di quei colleghi che in questi anni di crisi e tagli lineari, hanno permesso la tenuta del sistema salute nel nostro paese. 
 
Perché se è vero che nella proposta ARAN si istituiscono due nuove tipologie di incarichi professionali, rispettivamente “di altissima specializzazione” e “di elevata specializzazione”, è anche vero che gli stessi non vengono finanziati economicamente con oneri a carico del bilancio aziendale bensì – “finché non si renderanno disponibili ulteriori risorse” – con la riduzione della variabile aziendale.
 
La variabile aziendale di chi? Degli stessi incarichi neo istituiti o degli altri incarichi professionali già attribuiti ai dirigenti medici e veterinari che, ai sensi del vigente contratto, condividono lo stesso fondo di posizione destinato allo scopo?
 
Per i non addetti ai lavori non è facile capire le “trappole” che si nascondono nel documento ARAN relativo ad incarichi, fondi e nuova struttura della retribuzione.
 
Ma per quanti, come me, hanno sperimentato sulla propria pelle in questi ultimi anni gli effetti della mancata esigibilità delle norme di fonte legislativa e contrattuale a livello aziendale (mancato riconoscimento del livello superiore dell’indennità di esclusività al compimento dei 5 anni nel periodo 2010-14; mancata attribuzione in molte aziende italiane, dell’incarico professionale lett. c) art. 27 CCNL 8 giugno 2000 con adeguata attribuzione della Retribuzione di Posizione Minima Unificata), è come rivedere lo stesso brutto film: da un lato si parla di valorizzazione del merito anche attraverso due distinti percorsi di carriera, prevalentemente gestionale o prevalentemente professionale, che come sindacato di categoria siamo stati i primi a proporre sin dal 2014, dall’altro si cristallizzano le risorse aziendali destinate a premiare le suddette carriere, al valore economico del 2016.
 
Non solo: si sottraggono addirittura risorse al fondo di posizione, per retribuire l’indennità di capo dipartimento che, ai sensi del vigente CCNL, è finanziata con oneri a carico del bilancio aziendale, come certificato dallo stesso ARAN, e si vincolano 5 voci, che dovrebbero alimentarlo annualmente, alla discrezionalità regionale che le dispone con proprie linee guida.
 
Non entro nel merito della cosiddetta fusione dei fondi delle diverse categorie dirigenziali e dei meccanismi di osmosi tra gli stessi, su cui CIMO-FESMED ha ribadito con fermezza i suoi motivati “no”, altrimenti metterei troppa carne al fuoco.
 
Chiedo invece con forza, dalle pagine del suo giornale, che le aspettative di tanti colleghi giovani e “diversamente giovani”, non vengano tradite ancora una volta proprio da chi avrebbe il dovere, a livello istituzionale, di mantenere un SSN di qualità senza inganni e sotterfugi. Alle condizioni che si stanno discutendo in questi giorni (ancora per il contratto 2016-2018) non ci guadagna nessuno e per i medici sarebbe certamente peggiorativo, nonostante si tenti di far apparire il contrario.
 
Continuando a sottrarre scorrettamente risorse e senza investimenti sul capitale umano, sarà difficile convincere i giovani colleghi a restare in Italia dopo la specializzazione e non potremo stupirci se i concorsi andranno deserti e se si moltiplicheranno i licenziamenti per lavorare nelle strutture private (dove poi la situazione contrattuale non è poi così rosea).
 
Un contratto dignitoso ed esigibile in tutte le aziende di tutte le regioni italiane è il punto di partenza per il rilancio del SSN, nel quale come CIMO-FESMED crediamo fortemente e che è alla base di una linea sindacale rigorosa e basata su una visione di lungo termine.
 
Cristina Cenci
Vice Segretario Regionale CIMO Umbria e Responsabile CIMO LAB

Cristina Cenci

05 Luglio 2019

© Riproduzione riservata

Con la dipendenza dei medici di famiglia, rischio instabilità per Enpam
Con la dipendenza dei medici di famiglia, rischio instabilità per Enpam

Gentile Direttore,  l’approvazione odierna all’unanimità del bilancio consuntivo Enpam 2025, che per la prima volta presenta un saldo previdenziale negativo, testimonia il forte interesse dell’intera categoria rappresentata dal proprio ente di previdenza,...

Riforma a rilento e medici in fuga: così le Case della Salute restano deserte
Riforma a rilento e medici in fuga: così le Case della Salute restano deserte

Gentile direttore,due documenti approvati in questi giorni – il Decreto Commissari e il Documento di finanza pubblica – raccontano la stessa storia, da due angoli diversi. E la storia è...

Salute mentale. Più domanda, meno risorse: il sistema regge sull’urgenza e perde capacità di risposta
Salute mentale. Più domanda, meno risorse: il sistema regge sull’urgenza e perde capacità di risposta

Gentile Direttore, i dati del Sistema Informativo Salute Mentale relativi al 2024, già illustrati ampiamente da Quotidiano Sanità, ci offrono  un quadro importante dell’andamento strutturale e funzionale dei Servizi di Salute Mentale...

Cure primarie e riforma della medicina generale: il criterio che manca
Cure primarie e riforma della medicina generale: il criterio che manca

Gentile Direttore,il dibattito sulla riforma contrattuale della medicina generale è entrato in una fase in cui l'evidenza scientifica fatica a farsi sentire sopra il rumore di fondo degli schieramenti. Esistono...