Cosa ci insegna la mobilitazione sul bonus psicologico

Cosa ci insegna la mobilitazione sul bonus psicologico

Cosa ci insegna la mobilitazione sul bonus psicologico

Gentile direttore,
la “psicopandemia” va letta e capita per dare le giuste risposte. In base ai dati conosciuti ben 8 persone su 10 hanno sviluppato problemi di malessere psicologico strutturato, ovvero “disturbi dell’adattamento” e due su 10 disturbi mentali in senso stretto e più severi.

Per dare risposte appropriate bisogna capire ciò che abbiamo di fronte ed evitare di fornire risposte inadeguate, inefficaci o addirittura dannose per la collettività. Nell’infanzia e adolescenza si stima che un soggetto su 7 presenta un disturbo neuropsichiatrico, mentre uno su tre un problema dell’adattamento, comportamentale e relazionale. Tra gli adulti le malattie ed i disturbi mentali si stima riguardano una persona su 10, mentre la fascia dei problemi adattivi, relazionali e di stress riguarda oggi un adulto su quattro.

Sino ad oggi il servizio sanitario ha risposto a queste problematicità psicologiche solo con i farmaci e con i servizi di secondo livello. Nel servizio sanitario non esistono servizi psicologici di prossimità, vicini ai cittadini, così come prevedono i, mai attuati, Livelli Essenziali di Assistenza e la riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR.

La richiesta del bonus per l’assistenza psicologica, sostenuto da centinaia di migliaia di cittadini, ha evidenziato la richiesta pressante di ascolto e sostegno che arriva dalla popolazione, alla quale va data una risposta non solo potenziando i servizi specialistici di psichiatria e neuropsichiatria. La risposta efficace va data attivando un servizio di “consultorio psicologico” al quale possono rivolgersi direttamente e senza barriere i cittadini per ascolto, consulenza e sostegno

Oggi, un cittadino che ha bisogno di ascolto e sostegno psicologico può rivolgersi esclusivamente ai servizi di psichiatria, oppure a quelli di neuropsichiatria infantile, a quelli per le dipendenze, servizi che tra l’altro sono sguarniti di psicologi. Ma perché un cittadino, prima di chiedere ascolto e sostegno psicologico deve essere preventivamente ‘etichettato’? E’ evidente che questo frena, disorienta e confonde i cittadini.

Il consultorio psicologico deve essere presente nelle 1288 Case di Comunità, uno ogni 40-50mila abitanti, in modo da garantire un accesso di prossimità, e lavorare in rete con i servizi del territorio ed i servizi specialistici.

Il bonus è una risposta necessaria ma una tantum, per organizzare una sanità pubblica attenta ai bisogni psicologici, oltre che a quelli più strettamente psichiatrici, mancano all’appello 9000 psicologi, considerando le tantissime situazioni in cui c’è questo bisogno: negli ospedali, in tante malattie fisiche e nella gestione delle cronicità, nella gestione del dolore e cure palliative, nella riabilitazione, nei problemi cognitivi, nelle disabilità, nei problemi della donna, nella tutela della maternità, nell’infanzia e nell’adolescenza, nei problemi della coppia e della famiglia, nei problemi dell’anziano e nelle demenze, nell’aiuto ai caregiver, nei problemi dello stress anche verso il personale sanitario, nelle cure primarie e nelle cure domiciliari.

Una indagine del centro studi CREA Sanità pre-pandemia ha stimato che nel SSN servono almeno 15 mila psicologi mentre oggi ne abbiamo 5 mila e solo per il settore psichiatrico (dati Società di Psichiatria) ne servono 2 mila in più e altri 2 mila sono quelli che mancano negli ospedali. Se non si vuole vivere di soli bonus bisogna dare gambe alla psicologia nel servizio sanitario.
 
David Lazzari
Presidnete Cnop

David Lazzari

18 Gennaio 2022

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