Covid. L’importanza di sapere l’origine dei nuovi casi

Covid. L’importanza di sapere l’origine dei nuovi casi

Covid. L’importanza di sapere l’origine dei nuovi casi

Gentile direttore,
da quando a fine maggio il professor Alberto Zangrillo ha definito il coronavirus clinicamente morto è iniziata una accesa disputa tra le fazioni degli ottimisti, che minimizzano i rischi del contagio, e gli apprensivi pessimisti, che invece enfatizzano il percolo di una ripresa in grande stile della pandemia.
 
Per dirimere la controversia basterebbe, come esortava Einaudi, conoscere lo stato delle cose per ponderare la situazione e deliberare con cognizione di causa, ma purtroppo mancano alcune informazioni di base per poter valutare a mente fredda l'evoluzione del Covid-19, senza farsi prendere (troppo) la mano dall'inevitabile emotività (leggi paura).
 
Da quasi 3 mesi a questa parte i tamponi naso-faringei per la determinazione dell'RNA virale vengono eseguiti in numero crescente rispetto al mese di marzo e risultano positivi in due grandi categorie.
 
La prima è composta da soggetti con sintomi in atto, sospetti per Covid-19, che l'esito positivo tampone conferma malati, seguiti a domicilio se paucisintomatici o ricoverati in ospedale in caso di gravità.
 
La seconda categoria invece è composta soggetti asintomatici risultati positivi
– ad uno screening, ad esempio personale sanitario, vigili del fuoco, forze dell'ordine, o pazienti che accedono al PS per altri motivi, devono essere ricoverati o pre-intervento chirurgico,
– al follow-up dopo 14 giorni di quarantena
– per un controllo in presenza di sierologia positiva con con IgG elevate
– in quanto contatti stretti di un caso conclamato di Covid-19.
 
Da tre mesi la PC comunica giornalmente il numero di "nuovi casi" e contemporaneamente quello dei tamponi eseguiti, suddivisi in diagnostici e non-diagnostici. Il guaio è che il report quotidiano non specifica come si distribuiscono i "nuovi contagiati" nelle due categorie di tamponi, riportando:
– quanti sono i positivi tra i soggetti sottoposti a tampone diagnostico (evidentemente eseguiti in presenza di sintomatici–> malattia da Covid-19)
– rispetto a quelli individuati con i tamponi "non diagnostici" (ovvero eseguiti in portatori asintomatici o ex sintomatici–> infezione da Covid-19).
 
A dire il vero i report quotidiani dalla terza decade di giugno riportano un dato in più, assente nelle statistiche precedenti, ovvero il numero di "casi identificati dal sospetto diagnostico" e di "casi identificati da attività di screening".
 
Tuttavia questa informazione riguarda la somma complessiva delle due classi e non la suddivisione rispetto ai casi individuati giornalmente rispetto al giorno precedente. Le proporzioni tra i due dati variano notevolmente da una regione all'altra in rapporto alla media nazionale di 1 a 10 (222053 rispetto a 21.291): in Lombardia 89.200 casi sono stati identificati per la presenza di sintomi rispetto ai 5.963 per screening, in Piemonte sono 26.105 rispetto a 5.404 mentre il caso limite è quello della Puglia dove sono più i portatori asintomatici (2.489) rispetto a quelli identificati per un sospetto clinico (2.052).
 
Insomma, nonostante sia risaputo che i positivi al tampone appartengono ad una della due categorie, non è dato sapere giornalmente quanti siano i "nuovi" contagi diagnosticati rispetto a quelli "vecchi", ovvero gli asintomatici individuati con uno screening.
 
Questa distinzione è dirimente per poter "fotografare" con obiettività l'andamento della pandemia e non si capisce perché non si possano ottenere dati specifici, dando in pasto quotidianamente ai media informazioni imprecise e falsate per tale mancata differenziazione. 
 
Come ha osservato recentemente il Prof. Matteo Bassetti "continuare a dare numeri senza differenziare se si tratti di nuovi malati con sintomi, di nuovi ricoveri ospedalieri o di semplici contagiati asintomatici non ha alcun senso, se non quello di continuare con il grido "al lupo al lupo".
 
Da 2 mesi chi lavora sul campo ha la netta sensazione che l'epidemia stia progressivamente declinando, mentre i dati ufficiali continuano a fornire una rappresentazione allarmante, fatta di centinaia di "nuovi contagi" giornalieri; i report della PC vengono accolti con ansia dalla pubblica opinione e provocano discussioni a non finire tra le opposte fazioni dei "rassicuratori" e dei preoccupati.
 
Ora però sono disponibili i dati mensili della Sorveglianza integrata e quelli del monitoraggio settimanale Covid-19, che finalmente documentano questa fondamentale distinzione, l'unica in grado di fornisce una rappresentazione realistica della pandemica; da essi si deduce che i tamponi diagnostici positivi sono tra 1/4 e 1/3 circa del totale giornaliero, anche se i numeri non sono ancora chiari ed espliciti.
 
Perché non è possibile avere finalmente questa fondamentale distinzione anche riguardo ai dati comunicati quotidianamente dalla PC? Si tratta di uno dei tanti ritardi ed "errori" del CTS e della PC che ormai è tardi per rimediare, visto il lento esaurimento della pandemia, nonostante gli allarmi quotidiani lanciati proprio per la diffusione di dati tanto imprecisi quanto confusivi.
 
Dott. Giuseppe Belleri
Medico di medicina generale, Brescia

15 Luglio 2020

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