Covid, movida e cristalizzazione dei modelli culturali

Covid, movida e cristalizzazione dei modelli culturali

Covid, movida e cristalizzazione dei modelli culturali

Gentile Direttore,
ci hanno concesso un pò di libertà e, voilà, si è scatenata la polemica. Da un lato le persone che hanno timore di una nuova aggressione da parte del maledetto virus, dall’altro le persone che rivendicano il diritto a divertirsi dopo tante rinunce e, per farlo, fanculo mascherine, fanculo distanze sociali, stravacchiamoci sulle sedie dei bar, facciamoci la birrozza e accalchiamoci nelle piazze alla moda. Due squadroni l’un contro l’altro schierati a scambiarsi accuse e dileggi, come fossero in un campo di football americano.

Lo squadrone dei rivendicatori di libertà accusa gli avversari di essere stupidi creduloni gabbati dal “governo ladro”. Lo squadrone dei timorosi accusa gli avversari di essere ignoranti.

Più che di ignoranza dei rischi (dice la mia amica sociolga Anna Paola Lacatena) bisognerebbe parlare di cristalizzazione di modelli culturali. Ma se la cultura è cristallizzata significa che è morta. Perché la cultura fluisce nel tempo, trasformandosi e crescendo continuamente, aiutando le persone a mantenere la solidità delle istituzioni sociali nella liquidità dell’evoluzione storico-antropologica.

Se la cultura è cristallizzata le istituzioni sociali (dalla famiglia al governo) perdono solidità e si liquefanno. La società diventa liquida e cade nel caos. E la politica (che dovrebbe essere il governo della polis, della città) si è liquefatta nella polemica (che è arte della discussione fine a se stessa).

Come fare per riportare fluidità nella cultura e solidità nelle istituzioni? L’idea suggerita da pensatori come Gallimberti (ma prima di lui da immensi filosofi, come Kant, per citarne uno) è di inculcare e coltivare i valori. “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

Antonio Taranto
Psichiatra “drogatologo”
Direttore Dipartimento Dipendenze Patologiche, ASL Bari

28 Maggio 2020

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