Da Atreju vengono segnali non proprio rassicuranti per il Ssn

Da Atreju vengono segnali non proprio rassicuranti per il Ssn

Da Atreju vengono segnali non proprio rassicuranti per il Ssn

Gentile Direttore, ieri Qs ha riportato una sintesi di quanto emerso nel dibattito sulla sanità che si è tenuto ad Atreju con la partecipazione del Ministro Schillaci, del Sottosegretario Gemmato  e di 5 Presidenti di Regione di cui 4 governate dal centrodestra

Gentile Direttore,

ieri Qs ha riportato una sintesi di quanto emerso nel dibattito sulla sanità che si è tenuto ad Atreju con la partecipazione del Ministro Schillaci, del Sottosegretario Gemmato  e di 5 Presidenti di Regione di cui 4 governate dal centrodestra (Lazio, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Calabria) e una governata dal centrosinistra (Puglia). Il quadro che è emerso dal dibattito così come è stato ben sintetizzato da Qs  (“una maggioranza che, pur rivendicando l’eccellenza del modello sanitario italiano, ne riconosce le rigidità e punta a una riorganizzazione profonda, spostando l’asse sull’assistenza territoriale, razionalizzando l’offerta ospedaliera e aggiornando le regole del lavoro medico”) desta più di una preoccupazione. Pur trattandosi di una kermesse di partito, in cui la propaganda prevale ancor più del solito su tutto, la autorevolezza delle figure coinvolte spinge ad un atteggiamento di attenzione verso quanto è stato affermato in quella sede.

Le prime preoccupazioni nascono da espressioni come “mettere mano alla legge 883 del ’78, che è nata 50 anni fa e non è più adatta” (Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio) e “non possiamo pensare di mantenere l’universalismo seguendo i dettami di una legge che fotografava un’esigenza di sanità di una società diversa” (Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute). Si tratta di espressioni poco rassicuranti perché vengono da una maggioranza che in modo evidente non ha una idea su come costruire una alternativa all’attuale Ssn.

Altrettanto preoccupanti, per me anche più preoccupanti, sono alcune espressioni sul potenziamento del territorio su cui hanno insistito alcuni Presidenti. Francesco Acquaroli (Marche) ha sostenuto la necessità di “ricostruire un modello territoriale per fare filtro e decongestionare ospedali e pronto soccorso”. Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia e Conferenza delle Regioni) ha chiesto a sua volta di superare la visione “ospedale-centrica” per un modello basato su “territorio e domicilio”. Allo stesso Fedriga è stato attribuito un monito contro la speculazione politica: “Basta lo scalpo dei governatori per opportunismo. Il Paese non può permetterselo”, ha detto con riferimento alle proteste per la chiusura di reparti poco sicuri. Questo potenziamento del territorio lo evoca spessissimo anche il Ministro Schillaci che, leggiamo sempre qui su Qs, intende mettere la salute mentale al centro delle politiche del Ssn assieme alla prevenzione, il cui ruolo viene spessissimo ricordato. Qui la preoccupazione nasce dalla evidente incoerenza tra le affermazioni di principio e le scelte concrete. Non mi riferisco a Fedriga e alla Regione Friuli-Venezia Giulia (realtà che non conosco bene), ma alla situazione delle Marche che invece conosco benissimo. In questa Regione le scelte sono tutte a favore di quell’ospedale-centrismo che sul palco di Atreju è stato descritto come retaggio di un passato che si vuole superare. Nelle Marche si sta accentuando una già grave frammentazione della offerta ospedaliera e la si sta ingessando per i prossimi decenni con un programma di edilizia ospedaliera che non ha dietro un piano di riordino ospedaliero coerente con il DM 70 e che ciononostante ha ottenuto l’approvazione del Ministero, anzi dei Ministeri. Questa incoerenza della politica tra i principi dichiarati e le scelte praticate è un segnale che va visto con grande preoccupazione.

Ci sono almeno altri due segnali preoccupanti: l’interesse prevalente e quasi esclusivo sui soli medici (citati in tre interventi) e il manco tanto velato rimprovero del Ministro Schillaci alle Regioni (“Non è accettabile che l’aspettativa di vita dipenda dalla Regione in cui si nasce”). L’interesse nei confronti dei medici va benissimo, ma non è questa la sola figura professionale in crisi e soprattutto questo interesse contrasta con la vicenda del semestre filtro a Medicina che sullo stesso palco ha dato luogo ad uno “spettacolo” che sarebbe stato meglio non vedere e che corrisponde ad un gravissimo errore programmatorio del Governo, come ripetutamente denunciato dall’Anaao Assomed. Quanto alle responsabilità delle Regioni, ci sono almeno due considerazioni da fare. La prima riguarda la indisponibilità del Ministero a usare alcuni degli strumenti potenti che pure avrebbe (vedi il già citato mancato controllo della programmazione ospedaliera compresa la parte relativa agli interventi strutturali) e la seconda la inadeguatezza delle misure proposte per colmare i divari tra Regioni perché vanno bene gli audit per le Regioni che non raggiungono i livelli minimi di assistenza, ma se non si colmano gli enormi gap nella struttura dell’offerta che i flussi di mobilità evidenziano plasticamente (come si dice oggi), è impensabile un riequilibrio Nord-Sud.

Forse da Atreju non ci si poteva aspettare molto di più, ma quel che si è visto (per chi c’era) e sentito o letto non incoraggia, tanto più che il Partito promotore guida il governo da tre anni (e intende continuare a farlo per molti anni) e da ancor più anni governa in Regioni da cui arrivano segnali pure poco incoraggianti. Visto che si tratta di un partito che opera in continuità con un partito che votò contro la istituzione del Ssn (un ampio stralcio della dichiarazione di voto la si può leggere qui), questo potrebbe essere il momento buono per riscattare quella scelta.

Claudio Maria Maffei

16 Dicembre 2025

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