Dalla democrazia imperfetta al triunvirato: una riflessione sulla riforma del governo della professione psicologica

Dalla democrazia imperfetta al triunvirato: una riflessione sulla riforma del governo della professione psicologica

Dalla democrazia imperfetta al triunvirato: una riflessione sulla riforma del governo della professione psicologica

Gentile Direttore, il 14 luglio è universalmente ricordato come il giorno della presa della Bastiglia, simbolo della nascita di una nuova idea di democrazia, fondata sulla rappresentanza e sul superamento dei privilegi. Paradossalmente, proprio il 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato un emendamento destinato a modificare profondamente il sistema di elezione degli organi di governo della professione psicologica.

Gentile Direttore,

Il 14 luglio è universalmente ricordato come il giorno della presa della Bastiglia, simbolo della nascita di una nuova idea di democrazia, fondata sulla rappresentanza e sul superamento dei privilegi.

Paradossalmente, proprio il 14 luglio, la Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato un emendamento destinato a modificare profondamente il sistema di elezione degli organi di governo della professione psicologica.

L’intento dichiarato appare condivisibile: superare una evidente distorsione dell’attuale sistema. Fino ad oggi, infatti, ogni Ordine regionale esprimeva un Presidente che partecipava all’elezione del CNOP. In questo modello il voto del Presidente della Lombardia, rappresentativo di decine di migliaia di iscritti, aveva lo stesso peso di quello della Valle d’Aosta o di altre regioni con un numero di professionisti enormemente inferiore. Era una democrazia certamente imperfetta, perché il principio “una testa, un voto” non trovava una piena corrispondenza nella consistenza reale della categoria.

L’emendamento interviene su questa criticità introducendo un sistema proporzionale. Tuttavia, così come formulato, rischia di produrre un effetto opposto, altrettanto problematico.

Il problema nasce dal fatto che il nuovo meccanismo sembra mutuare modelli utilizzati da altri Ordini professionali senza considerare una differenza sostanziale: l’organizzazione istituzionale della professione di psicologo è profondamente diversa.

Con l’attuale distribuzione degli iscritti, il peso elettorale finirebbe per concentrarsi stabilmente nelle mani di tre sole realtà regionali — Lombardia, Lazio e Veneto (o comunque delle regioni numericamente predominanti, a seconda della distribuzione definitiva dei seggi) — che potrebbero, di fatto, determinare in modo permanente la composizione degli organi nazionali.

Il rischio non è soltanto quello di una maggiore influenza delle regioni più popolose, elemento fisiologico in un sistema proporzionale, ma quello di creare un equilibrio strutturalmente rigido nel quale poche aree territoriali possano governare stabilmente l’intera professione, lasciando le altre con una capacità di incidere estremamente limitata.

Nessun sistema democratico maturo si fonda esclusivamente sul principio numerico.

Anche gli ordinamenti più rappresentativi introducono meccanismi di equilibrio tra rappresentanza demografica e rappresentanza territoriale. Lo fa il Parlamento italiano, lo fanno numerosi ordinamenti federali, lo fa perfino la Conferenza Stato-Regioni, dove il confronto istituzionale non è affidato esclusivamente al peso della popolazione delle singole Regioni.

Per questo motivo il testo merita una riflessione ulteriore.

Le possibili soluzioni non mancano.

Una prima ipotesi potrebbe essere quella di superare l’attuale organizzazione regionale, istituendo Ordini provinciali, analogamente a quanto avviene per i Medici, aumentando così il numero dei soggetti rappresentati e distribuendo maggiormente il peso elettorale.

Una seconda possibilità potrebbe essere quella di distinguere la rappresentanza territoriale dalla governance politica della professione, prevedendo che il Presidente nazionale venga eletto direttamente dagli iscritti attraverso il suffragio universale, lasciando alla Conferenza dei Presidenti il ruolo di coordinamento istituzionale.

Un’ulteriore soluzione potrebbe consistere nell’introdurre un sistema di voto ponderato accompagnato da adeguati correttivi, capaci di evitare una concentrazione permanente del potere decisionale.

Ogni sistema elettorale richiede un equilibrio tra due principi fondamentali: la rappresentatività e il pluralismo.

Correggere una disuguaglianza non dovrebbe mai significare crearne un’altra.

L’auspicio è quindi che il Parlamento, nel prosieguo dell’iter legislativo, possa riesaminare l’emendamento, confrontandosi con gli Ordini territoriali e con l’intera comunità professionale, affinché la riforma realizzi davvero l’obiettivo di rendere il governo della professione più rappresentativo, senza compromettere quell’equilibrio tra territori e iscritti che costituisce il fondamento di ogni autentica democrazia associativa.

Anna Gallani, Referente di Progetto Psicologia

16 Luglio 2026

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