Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni

Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni

Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni

Gentle direttore, sulla riforma della formazione specialistica dei medici, le proposte che il Partito Democratico sta portando avanti nelle aule parlamentari trovano oggi una convergenza importante: la piattaforma presentata da Anaao Assomed al suo 26° Congresso 

Gentle direttore,
sulla riforma della formazione specialistica dei medici, le proposte che il Partito Democratico sta portando avanti nelle aule parlamentari trovano oggi una convergenza importante: la piattaforma presentata da ANAAO Assomed al suo 26° Congresso converge, infatti, in larga parte con l’impostazione sostenuta dal Pd e portata avanti nell’attività del lavoro parlamentare. Una conferma che la strada che abbiamo indicato non è ideologica, ma risponde a un’esigenza reale e condivisa da chi vive la sanità ogni giorno.

Da qui in avanti, però, il punto politico è uno solo: il Pd ha proposte strutturate e concrete, ma il Governo non è interessato al confronto.

Uno dei pilastri della proposta ANAAO riguarda la trasformazione dell’attuale borsa di studio degli specializzandi in un vero e proprio contratto di formazione-lavoro, inserito nell’ambito del Contratto collettivo nazionale della dirigenza medica e sanitaria.

Su questo punto il Partito Democratico ha più volte espresso una posizione favorevole. L’obiettivo è riconoscere agli specializzandi lo status di “dirigenti medici e sanitari in formazione specialistica”, garantendo una piena integrazione negli organici del Servizio sanitario nazionale e un trattamento normativo ed economico disciplinato dal contratto collettivo. Ciò comporterebbe una contribuzione previdenziale piena, maggiori tutele per malattia e genitorialità e il superamento dell’attuale condizione ibrida che, secondo Anaao, penalizza non solo i giovani medici, ma anche gli altri professionisti sanitari coinvolti nei percorsi specialistici, tra cui odontoiatri, veterinari, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi.

Un altro elemento di forte convergenza riguarda il rapporto tra università e strutture del Servizio sanitario nazionale.

ANAAO denuncia da tempo una scarsa integrazione tra il mondo accademico e quello assistenziale, con reti formative spesso costruite sulla base della geografia universitaria più che sulla qualità dell’esperienza clinica. Per questo propone di attribuire un ruolo centrale e paritario nella formazione agli ospedali, ai distretti sanitari, ai dipartimenti di prevenzione e ai servizi di salute mentale.

Anche il Partito Democratico sostiene la necessità di rafforzare l’integrazione tra università e aziende sanitarie, valorizzando l’esperienza maturata con il cosiddetto “Decreto Calabria”. L’obiettivo comune è far sì che la formazione si svolga nei luoghi dove si concentra la casistica clinica, riconoscendo il ruolo dei professionisti del Servizio sanitario come tutor e sviluppando una rete di “ospedali di insegnamento”, “distretti di insegnamento” e dipartimenti territoriali con funzioni formative. In questa visione il SSN non sarebbe soltanto luogo di prevenzione, cura e riabilitazione, ma anche protagonista della formazione e della ricerca sanitaria.

Come Pd, abbiamo criticato fortemente l’idea che l’aumento dei posti nei corsi di Medicina possa rappresentare, da solo, la soluzione alla carenza di personale. Una ricetta semplicistica quella portata avanti dalla ministra Bernini che non affronta il vero nodo della questione. Il problema riguarda il percorso successivo alla laurea e la capacità del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere i professionisti qualificati che forma. La migrazione verso il privato, il lavoro a gettone e l’estero si combatte con migliori condizioni di lavoro, retribuzioni adeguate e percorsi di carriera chiari, non con annunci sui numeri di accesso. È in questo quadro che si inserisce il concetto di “responsabilità progressive”, richiamato da Anaao e presente in diverse nostre proposte legislative.

Proprio per questo, durante l’esame parlamentare di legge delega sulle professioni sanitarie, il cosiddetto “Ddl Schillaci”, come Pd abbiamo presentato numerosi emendamenti per riformare la formazione specialistica, introdurre il contratto di formazione-lavoro, ridefinire lo status degli specializzandi e istituire la specializzazione universitaria per i medici di Medicina generale, per rendere maggiormente attrattiva anche questa professione, vista la sua centralità per la tenuta del SSN. Peccato che fino ad ora nessuno dei nostri emendamenti sia stato accolto dalla maggioranza.

Insieme, cogliendo anche le proposte di Anaao, bisogna fare una battaglia comune per valorizzare anche tutte le professioni sanitarie diverse dal medico, considerate sempre più strategiche per il funzionamento del sistema, proprio per l’importanza di un approccio multiprofessionale necessario per la tenuta dei servizi territoriali, diagnostici e assistenziali.

Il vincolo dell’invarianza finanziaria previsto dalla legge delega sulle professioni sanitarie è stato usato dal Governo per bocciare ogni proposta che comporti nuovi oneri, compreso il contratto di formazione-lavoro con relativa contribuzione previdenziale e tutele. Si tratta di una scelta miope, perché investire sulla contrattualizzazione degli specializzandi è un investimento, non un costo: un inserimento strutturato dei medici in formazione negli organici del SSN riduce le carenze di personale e limita il ricorso ai professionisti a gettone, che costano di più e si integrano peggio nelle aziende sanitarie.

Ma soprattutto evidenzia una profonda differenza di visione sul futuro del Servizio sanitario nazionale e sulle modalità con cui affrontare la crisi di personale che interessa molte strutture pubbliche. Il personale sanitario e socio-sanitario è un patrimonio prezioso di competenze, impegno, dedizione, amore per il SSN e va tutelato e valorizzato.

Il confronto politico evidenzia una distanza netta tra le posizioni del Governo e quelle del Partito Democratico. Il Governo punta su flessibilità organizzativa, ampliamento degli spazi per la libera professione, controllo della spesa per il personale e definizione di nuovi strumenti di programmazione del fabbisogno formativo. Il Pd ritiene che queste misure non affrontino il problema alla radice: senza una riforma strutturale dello status degli specializzandi e senza investimenti seri sulle condizioni di lavoro nel pubblico, il Servizio sanitario nazionale continuerà a registrare difficoltà nel reclutamento e nella permanenza dei professionisti, che continueranno a trovare più attrattivi il privato e l’estero.

Al pari delle proposte di Anaao, riteniamo necessario superare la logica emergenziale introdotta negli ultimi anni per affrontare le carenze di personale e trasformarla in un nuovo modello strutturale di formazione-lavoro integrato nel Servizio sanitario nazionale.

La nostra proposta è e resta sul tavolo: avviare una riforma organica che riconosca agli specializzandi il ruolo di dirigenti in formazione, rafforzare il legame tra formazione e servizio pubblico, rendere il SSN davvero attrattivo per le nuove generazioni di medici e professionisti sanitari.

Ilenia Malavasi
Capogruppo Deputati Pd
Commissione Affari Sociali della Camera

25 Giugno 2026

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