Fuga dalla sanità pubblica

Fuga dalla sanità pubblica

Fuga dalla sanità pubblica

Gentile Direttore,
lavoro da 22 anni come oss nella sanità pubblica, ho la qualifica di oss complementare dal 2006 che non ho mai usato perché mai contrattualizzata nel servizio pubblico. Le conoscenze in più acquisite però non le posso dimenticare anche se nono sono retribuite. Ho lavorato in quasi tutti reparti e da diversi anni lavoro in salute mentale, facilitato dal fatto che ho lavorato nello stesso settore nel privato prima di entrare nel pubblico. Voi direte: ma tu sei solo un oss? Vero ma in realtà l’oss nel servizio pubblico e di più nel privato è diventato un cardine molto importante per quanto riguarda l’assistenza alla persona in ambito ospedaliero e non. Se domani gli oss d’Italia decidessero di fermarsi, la sanità pubblica e privata collasserebbe nel giro di una settimana.

Sul lavoro effettivo, ovvero in trincea i pazienti fanno fatica a distinguere le differenze fra i vari professionisti, ho usato la parola professionisti includendo tutti compreso il personale addetto alla sanificazione e sanitizzazione, non credo però di doverne spiegare il motivo visto che Invio la mia opinione ad esperti del settore sanitario.

Lavoro da 22 sanità nella sanità pubblica e non ho mai preso ordini né da infermieri né da medici, per quanto riguarda le azioni fuori dal protocollo o dall’ordinario, generalmente c’è un consulto di equipe e per l’ordinario se ognuno fa quello che deve saper fare non c’è necessità di una figura che dia ordini. Possiamo forse affermare che il medico essendo il dirigente più alto è quello che solitamente coordina l’equipe, ma vi assicuro che non è sempre così, perché il tutto dipende dalla tematica del momento e chi ha più formazione e conoscenze coordina il gruppo nel momento.

Le differenze fra infermiere ed oss si vedono solo per i prelievi ematici le infusioni venose e la terapia intramuscolo intradermica e sottocutanea, quindi i pz fanno fatica a distinguere le differenze fra le due figure. Per quanto riguarda la terapia x os, si nota ancora meno perché il confine fra somministrazione e aiuto nell’auto sommistrazione è molto labile. Ho voluto fare una premessa un po’ articolata perché da quello che leggo in giro anche sulle riviste di settore, c’è molta confusione su come è organizzato il lavoro e sulle mansioni delle varie figure sanitarie e sociosanitarie nelle varie realtà.

Tornando al problema dell’abbandono, le motivazioni sono relative alla poca meritocrazia che si ritrova sia nel pubblico che nel privato, chi fa e fa bene non è valorizzato a livello monetario, rispetto a chi fa male e chi non fa. Questo vale sia per gli infermieri che per gli oss. Gli infermieri possono ambire a ruoli di responsabilità ma la valorizzazione economica è pessima. Gli oss invece non possono ambire a nessuna valorizzazione a livello di incarico. Molte pacche sulle spalle e tanti complimenti e tutto finisce lì. La questione di valorizzare l’esperienza, le conoscenze e la professionalità è una cosa che in sanità è assolutamente assente per certe figure ma si può dire che questo vale anche in altri settori, insomma è un modo tutto italiano di considerare il lavoro. Alla fine sei un numero, chi riesce dà in base a quanto gli viene dato, chi invece non riesce ad adattarsi, sceglie altre strade.

Fra qualche anno quello che sta succedendo per gli infermieri riguarderà anche gli oss, o meglio gli assistenti infermieri. Decreto uscito a giugno e ad oggi non c’è una Regione che ha deliberato per attivare la formazione. La questione assistente infermiere risolverebbe temporaneamente il problema carenza infermieri, in attesa di redigere una programmazione e dei cambiamenti per far riavvicinare i giovani alla facoltà di scienze infermieristiche. Facoltà che ha le sue responsabilità sull’abbandono.

Negli ultimi anni sono approdati molti giovani infermieri che una volta entrati sono rimasti delusi dal lavoro e dalle mansioni, gli era stato detto che sarebbero stati dei piccoli dottori invece poi nella realtà si trovano a lavorare gomito a gomito con gli oss e a dover fare prestazioni relative alla pura assistenza di base, che per i vecchi infermieri era normale ma per loro a cui è stata descritta la professione infermieristica con modalità che non corrispondono alla vera realtà, ritrovarsi proiettati in qualcosa di totalmente differente rispetto alle aspettative, fa chiaramente mettere in discussione la scelta di vita e quindi dirigersi verso la libera professione , andare all’estero o cambiare totalmente ambito lavorativo.

Personalmente ritengo che la malattia di questo paese sia il basso livello culturale della dirigenza economica e politica. Non sono qui a dire cose per interesse personale, anche perché è mia intenzione entrare a far parte dei pensionati, uscire il prima possibile magari con penalità economiche. Nel futuro le prestazioni sanitarie saranno sempre più scarse e di qualità bassa, cosa che è già peggiorata negli ultimi anni. Chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati non è molto furbo, forse vanno ripensate le stalle. Finisco questo mio intervento con un augurio: speriamo di non avere bisogno.

Sandro Guarducci

08 Settembre 2025

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