I massofisioterapisti e l’iscrizione all’Ordine

I massofisioterapisti e l’iscrizione all’Ordine

I massofisioterapisti e l’iscrizione all’Ordine

Gentile Direttore,
sono ormai settimane che assistiamo in maniera assillante, tramite il web ed i media in generale, all’invito, da parte dell’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica,  di iscriversi all’albo come prevede la legge n. 3 del 2018 e relativo decreto attuativo.  Le condizioni di accesso all’albo, però, non sono uguali per tutte le figure.
 
Prendiamo ad esempio i massofisioterapisti: da un lato ci sono individui che possono iscriversi, pagando le tasse dovute, senza dover giustificare alcuna condizione in base alla quale è stato acquisito il titolo posseduto. Dall’altro ci sono persone (con diploma rilasciato ai sensi della medesima legge ad oggi mai modificata) il cui titolo è sottoposto a condizioni discriminanti: per tentare di iscriversi  – e sottolineo tentare-, molti massofisioterapisti dovranno cliccare, sul sito di riferimento,  sulla voce “altro titolo abilitante”, cui allegare la scansione del titolo autocertificato e i riferimenti normativi (riferimenti che peraltro, ricordiamo, sono presenti su ogni titolo abilitante, dunque non si capisce cosa si debba giustificare), giurisdizionali o amministrativi che ritiene lo rendano abilitante (per esempio una sentenza ad hoc che attesti l'equivalenza del titolo posseduto a quelli indicati).
 
Questo dice l’Ordine. In verità l’art. 33 della Costituzione sostiene che: “ E` prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale”.  Di conseguenza i massofisioterapisti discriminati, cosa devono giustificare: l’esistenza della Costituzione la quale abilita, anche il nostro titolo, all’esercizio professionale? Dulcis in fundo,  è prevista una quota d’iscrizione: che tra marca da bollo da 16 euro, tassa di concessione governativa 168 euro e tassa di iscrizione annua (da 80 a 120 euro), raggiunge un totale che varia, a secondo dell’iscrizione annua non chiara, dai 264 euro a 304 euro.
 
Come se non bastasse,  la decisione di accedere all’albo sarà presa arbitrariamente dall’ordine stesso,  che nel frattempo dichiara di aver già messo in conto dei ricorsi- che riguarderanno certamente ed esclusivamente i titoli di massofisioterapista discriminati-,  in quanto, sempre secondo l’Ordine, non può iscriversi colui che possiede un titolo non rientrante in quelli abilitanti, o equipollenti,  o equivalenti. Il tutto sentito il parere di certi funzionari del Ministero della Salute ed anche dei tribunali. Ovviamente escludendo le pronunce della Corte Costituzionale i cui principi non meritano alcuna attenzione da parte delle Istituzioni e dell’Ordine stesso!  
 
Mi rivolgo per l’ultima volta, alle Istituzioni che leggono e al Presidente dell’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica:  provo un profondo disgusto per la condotta che sta adottando l’Ordine, nei confronti dei massofisioterapisti definiti “post “ dal sistema (non dalla legge e nemmeno dalla Corte Costituzionale),  in quanto, questo modo di porsi,  mi ricorda la registrazione e la schedatura di individui durante infausti periodi della prima metà del novecento.
 
Un atteggiamento più cauto, più perspicace,  più sensibile e ponderato avrebbe fatto sì che l’Ordine convocasse tutte le sigle di massofisioterapisti e la Ministra della Salute Giulia Grillo, per una soluzione politica della questione (magari promuovendo un incontro in streaming, giusto per essere trasparenti da parte di tutti!).  Facendo così venir meno la necessità o la volontà di mettere in previsione un certo numero di ricorsi, che inciderebbero ulteriormente sulle finanze dell’Ordine,  aumentando così l’attuale quota per l’iscrizione all’albo, col conseguente malumore degli iscritti che peraltro è già in atto.
 
Nei mesi autunnali il CEM (Comitato Europeo Massofisioterapisti) ha in previsione una serie di sit in sotto la sede del Parlamento e la sede del Ministero della Salute. Le iniziative saranno finalizzate a sensibilizzare le Istituzioni ed i politici ad una soluzione possibile,  che riguarda un numero considerevole di massofisioterapisti.  Si ricorda, un dato ufficioso e da pochi conosciuto,  che l’operato dei massofisioterapisti ( definiti post dal sistema) produce annualmente, per le casse dello Stato, un PIL da un miliardo e seicento milioni di euro che verrebbero a mancare qualora non si chiarisse definitivamente la nostra situazione. Che non sia questo il reale motivo per il quale un certo sistema ci voglia escludere dal mercato?
 
Noi del CEM, in ogni caso,  rimaniamo aperti e disponibili al confronto ed al dialogo con chiunque dimostri  volontà risolutiva, onestà e sensibilità alle nostre problematiche, nel rispetto dei principi Costituzionali che le Istituzioni pretendono per sé stesse e che noi pretendiamo per noi in quanto cittadini italiani e contribuenti.
 
Cosma Francesco Paracchini
Presidente del Comitato europeo massofisioterapisti                                                                                   

10 Luglio 2018

© Riproduzione riservata

Case di Comunità e medici di medicina generale, due attori inscindibili ed essenziali
Case di Comunità e medici di medicina generale, due attori inscindibili ed essenziali

Gentile Direttore,torniamo sulla questione dei Medici di Medicina generale, non solo perché avevamo sperato in un cambiamento che a causa di interessi corporativi e persistenze organizzative è sfumato. Nonostante le...

La cura non va in vacanza
La cura non va in vacanza

Gentile Direttore,ogni estate il tema dell’abbandono degli animali d’affezione torna, purtroppo, al centro dell’attenzione pubblica. È un fenomeno grave, che non può essere affrontato solo come emergenza stagionale o come...

Case e Ospedali di Comunità: la sfida non è inaugurare strutture, ma garantire competenze
Case e Ospedali di Comunità: la sfida non è inaugurare strutture, ma garantire competenze

Gentile Direttore,le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità rappresentano una delle più ambiziose riforme del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi decenni. Ma una domanda resta ancora aperta: chi...

Case della Comunità: servizi per le persone, non edifici da riempire
Case della Comunità: servizi per le persone, non edifici da riempire

Gentile Direttore,il dibattito nazionale sulle Case della Comunità rischia di partire da una premessa sbagliata: che il problema principale sia obbligare i medici di medicina generale a lavorarci. Non è...