I vaccini, una vera e propria manna per il mondo intero

I vaccini, una vera e propria manna per il mondo intero

I vaccini, una vera e propria manna per il mondo intero

Gentile Direttore,
sono un veterinario che per quasi 20 anni ha insegnato patologia generale e fisiopatologia veterinaria all'Universita' di Teramo e, mantenendo fede all'identità culturale appannaggio della categoria professionale cui mi vanto e mi onoro di appartenere, mi preme sottolineare che la ragion storica all'origine delle Facoltà di Medicina Veterinaria nel Vecchio Continente, nate dapprima in Francia ed in Italia a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, si deve alla peste bovina.
 
Questa malattia, sostenuta da un virus imparentato con quello del morbillo e che illo tempore era causa di gravissime perdite fra le mandrie di mezza Europa, è stata dichiarata ufficialmente eradicata a livello globale nel 2011, grazie alle campagne di vaccinazione effettuate sulla popolazione bovina.
Analoga sorte è toccata al vaiolo, anch'esso debellato su scala planetaria nel 1980 grazie alle vaccinazioni di massa della popolazione umana.
 
Ai giorni nostri il "nemico pubblico" da combattere si chiama SARS-CoV-2, il betacoronavirus che ha sinora mietuto oltre 5 milioni di vittime nel mondo! Gli efficaci vaccini di cui disponiamo a distanza di un solo anno dall'identificazione del virus – quasi un miracolo (!) – costituiscono, come è ben noto, una formidabile arma nel contrasto alla diffusione di SARS-CoV-2, con particolare riferimento alle forme gravi e ad esito letale di CoViD-19.
 
Di contro, la mancata vaccinazione di ampie fette di popolazione, oltre a "mettere le ali" al virus (come sta avvenendo in diversi Paesi dell'est Europa), si traduce di fatto in un accresciuto rischio di comparsa di nuove varianti, non di rado più contagiose e/o patogene rispetto a quelle circolanti, come chiaramente testimoniato dalle varianti delta, delta plus, lambda e mu, di gran lunga prevalenti e dominanti la scena epidemiologica in molti Paesi se non addirittura in interi Continenti.
 
In un siffatto contesto, non andrebbe parimenti tralasciato il ruolo che gli animali potrebbero giocare nell'insorgenza di nuove varianti virali. Se da un lato, infatti, il range delle specie suscettibili nei confronti dell'infezione naturale e/o sperimentale da SARS-CoV-2 appare in progressiva espansione, come recentemente documentato dai "cervi a coda bianca" (Odocoileus virginianus) nella regione nord-orientale degli Stati Uniti d'America, l'emblematico "precedente" rappresentato dagli allevamenti intensivi di visoni nei Paesi Bassi e in Danimarca (ove ben 17 milioni di questi animali sono stati abbattuti!) dovrebbe essere adeguatamente enfatizzato: nei visoni allevati in questi due Paesi è stata accertata già nel 2020, infatti, la presenza di una nuova variante di SARS-CoV-2, denominata "cluster 5" e contraddistinta dalla mutazione Y453F a livello della glicoproteina "spike" (S), che si sarebbe "selezionata" a seguito della pregressa acquisizione del virus umano da parte dei visoni, che gli stessi avrebbero quindi "restituito", per così dire all'uomo.
 
Repetita iuvant e, cosa ancor più importante, Historia magistra vitae!
 
Giovanni Di Guardo
Gia' Professore di Patologia Generale e
Fisiopatologia Veterinaria
all'Universita' di Teramo

 

10 Novembre 2021

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