Il lavoro degli specializzandi: fra orari insostenibili, riposi mancati e diritti negati 

Il lavoro degli specializzandi: fra orari insostenibili, riposi mancati e diritti negati 

Il lavoro degli specializzandi: fra orari insostenibili, riposi mancati e diritti negati 

Gentile direttore,
nei mesi scorsi la nostra associazione, Chi si cura di te?, ha promosso un’inchiesta sull’orario di lavoro dei medici in formazione specialistica. Le risposte che abbiamo ricevuto dipingono un quadro che, purtroppo, non stupisce: nella quotidianità dello specializzando le – seppur labili – tutele poste dal contratto di formazione sono un miraggio.

Risulta che i medici specializzandi lavorano, in media, da un minimo di 45 ore a un massimo di 60 a settimana. Addirittura, il 30% degli intervistati ha denunciato di lavorare oltre le 70 ore e fino anche a 120 ore settimanali. Non solo, quindi, vengono ampiamente superate le 38 ore previste da contratto (in riferimento al CCNL della Dirigenza medica), ma si viola sistematicamente anche la Normativa Europea in materia di orario lavorativo, che fissa un tetto massimo di 48 ore lavorative settimanali, oltre le quali si parla a tutti gli effetti di schiavitù!

In merito al diritto al riposo prima e dopo il turno di guardia (sia diurno, sia notturno) il 39% risponde che non sono previsti in nessun modo, mentre circa il 20% riporta un’ampia discrezionalità in base al tutor in servizio. Significa, quindi, che in più della metà dei casi i medici specializzandi lavorano anche dopo turni di guardia, in violazione, anche in questo caso, alla normativa europea (direttiva 88 del 2003, trasposta nel nostro ordinamento con il D.lgs. 66/2003).

Inoltre, alcuni specializzandi riferiscono di essere soggetti alla pronta disponibilità – o reperibilità, senza tuttavia poter accedere alle indennità previste in questi casi per i medici strutturati.

Gli stessi che riportavano di dover effettuare turni di reperibilità, inoltre, riferivano che all’attivazione della stessa non corrispondeva un periodo di riposo successivo. Questo si pone in contrasto con la disciplina della pronta disponibilità delineata nel CCNL di area Sanità, che all’art. 27, comma 8, stabilisce che “Il personale in pronta disponibilità chiamato in servizio, con conseguente sospensione delle undici ore di riposo immediatamente successivo e consecutivo, deve recuperare immediatamente e consecutivamente dopo il servizio reso le ore mancanti per il completamento delle undici ore di riposo”

E per quanto riguarda le assenze giustificate? Anche in questo caso, la normativa viene ignorata: solo il 50% dei partecipanti hanno dichiarato di poter usufruire dei 30 giorni previsti dal D. Lgs 368/99. Altre risposte indicavano l’abitudine ad autorizzare le assenze solo quando «maturate», o evidenziavano la difficoltà fattuale nello sfruttare le assenze («In linea teorica tutti [possono essere autorizzati], ma l’anno scorso ho preso 11 giorni di ferie e con fatica»). 

Ricordiamo, inoltre, che le assenze per malattia non possono essere conteggiate tra i giorni di assenza giustificata (nota del MUR del 2019). Tuttavia, il 15% degli intervistati hanno risposto che per poter usufruire di giorni di malattia hanno dovuto utilizzare i giorni di assenza giustificata.

Nel complesso le testimonianze da noi raccolte danno dimostrazione del quadro ben noto di scarse tutele, subalternità ai direttori di scuola e condizioni di lavoro, che spesso superano i limiti dello sfruttamento, nei quali noi medici in formazione specialistica ci troviamo a lavorare. Come abbiamo già sostenuto, tali condizioni non rappresentano eccezioni o casi isolati, ma sono diretta conseguenza dell’ambiguità della nostra figura: lavoratori a tutti gli effetti ma inquadrati come studenti. Riteniamo che il cambiamento reale possa arrivare solo da una riforma complessiva delle specializzazioni mediche, passando ad un vero Contratto Collettivo Nazionale della Formazione medica, inquadrato all’interno del CCN della dirigenza, con graduale acquisizione di competenze e progressiva introduzione nel lavoro nel SSN.

Per questo scopo continueremo ad impegnarci, sia con la mobilitazione sia all’interno degli organi di rappresentanza come il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU). Ma per farlo abbiamo bisogno del sostegno di tutte e tutti. Per questo invitiamo tutti i colleghi a continuare a seguire le nostre iniziative, partecipare alle nostre inchieste e a segnalarci qualsiasi irregolarità si presenti nelle proprie scuole.

Chi si cura di te? – Associazione di medici in formazione, camici grigi, medici precari

03 Maggio 2022

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