Il tavolo dell’Asl Roma 6 sul TSO è l’ennesimo errore nell‘ambito della salute mentale

Il tavolo dell’Asl Roma 6 sul TSO è l’ennesimo errore nell‘ambito della salute mentale

Il tavolo dell’Asl Roma 6 sul TSO è l’ennesimo errore nell‘ambito della salute mentale

Gentile Direttore,
apprendiamo da “QuotidianoSanità.it” del 21/04/’23 che nella Asl Rm6 è stato indetto dalla Procura e dalla stessa ASL un tavolo di lavoro interistituzionale che, raccogliendo diverse professionalità, intende studiare una procedura condivisa per ridurre il rischio di “errore” nelle procedure di TSO. In primo luogo, dobbiamo rilevare, con sorpresa e disappunto, che tra le rappresentanze non sono state coinvolte le associazioni dell’utenza, dei famigliari e del volontariato.

Inoltre, si osserva che, nonostante le associazioni si siano sgolate per anni chiedendo di garantire cure adeguate ai pazienti psichiatrici nel rispetto delle norme e facendo proposte concrete per il rilancio dei servizi pubblici, le ASL, gli operatori, le Procure, i Giudici Tutelari si sono ben guardati dall’affiancarle e condividerne le battaglie, come se la cosa non li riguardasse, infatti, non sono stati indetti tavoli di lavoro interdisciplinari per affrontare l’emergenza generata dalla demolizione delle strutture territoriali. Famiglie e pazienti, nel dramma, lasciati senza risposte, il farmaco come unico strumento per fronteggiare le crisi con tutti gli effetti collaterali ben conosciuti.

Senza parlare della drammatica solitudine dei giovani: quelli che compiono atti di autolesionismo, quelli che non escono dalla propria stanza, quelli violenti, spesso definiti “borderline” o, genericamente, con “disturbo di personalità” che nessuno va a cercare per avviare un tentativo di recupero e cura. Salvo occuparsene quando finiscono sulle pagine della cronaca.

Vite a perdere, evidentemente.

Eppure, quelle battaglie sono anche in favore degli operatori: riportare i servizi territoriali ad avere un numero di operatori sufficiente significa garantire minor carico di lavoro sulle spalle dei singoli, migliori condizioni per avviare la relazione terapeutica portandola avanti con soddisfazione e continuità, e il rinascere di equipe terapeutiche comporterebbe bilanciamento delle responsabilità, minor senso di frustrazione e di impotenza e, certamente, maggiore sicurezza per tutti.

Dedicare energie allo studio di procedure condivise nell’attuazione del TSO senza porre mano a tutto ciò che porta al TSO è come preoccuparsi di approvvigionarsi di maggior numero di casse da morto là dove, nei Pronto Soccorso, le numerose morti fossero causate dalla mancanza di personale.

Senza contare, tra l’altro, che la Legge 180 già ben definisce quali debbano essere le procedure per il TSO.

A questo proposito, invece, sarebbe il caso di indire un tavolo urgente per ripristinare nel Lazio le procedure di intervento antecedenti all’entrata in vigore della Determinazione G06331 del 18 maggio 2018 e successivo differimento dei termini N. G10096 del 6 agosto 2018.

Tali procedure, infatti, non solo contravvengono a quanto previsto dalla Legge 180 in merito all’attivazione del TSO, ma come ben noto, possono generare e hanno generato drammatici fatti di cronaca ai danni di pazienti in crisi, trasformando un intervento che deve essere e rimanere SANITARIO, in un intervento di Ordine Pubblico, con pistolettate annesse.

Ma la politica e le Istituzioni, ormai, non seguono il buon senso e l’evoluzione del pensiero democratico.

Tali iniziative, che annullano il problema originario, ovvero l’assenza di possibilità di cura nei servizi territoriali, cercano soluzione nelle politiche securitarie aumentando il numero delle REMS e riproponendo vecchi strumenti di coercizione e contenzione che pensavamo appartenere alla storia da studiare sui libri.

La ricerca in ambito psichiatrico e psicoterapeutico ha fatto balzi da gigante, ma certa psichiatria non ha convenienza a prenderne atto: meglio dividere il mondo in “buoni e cattivi”, “buoni”, naturalmente, sono quelli con i soldi che possono curarsi nel privato, “cattivi” sono i poveri che non riuscendo ad accedere alle cure nel pubblico, sono destinati a essere rinchiusi da qualche parte.

Nel Lazio, nel 2023, siamo al 1800.

Elena Canali
Volontari in Onda ODV
Coordinatore UNASAM Lazio (Unione Nazionale Associazioni Salute Mentale)

03 Maggio 2023

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