Infermieri. Quel silenzio della “nostra” dirigenza che demotiva e indebolisce

Infermieri. Quel silenzio della “nostra” dirigenza che demotiva e indebolisce

Infermieri. Quel silenzio della “nostra” dirigenza che demotiva e indebolisce

Gentile Direttore,
sono un giovane infermiere che ha cominciato a lavora circa tre anni fa e le scrivo perché mi ha colpito molto l’articolo della Dott.ssa Marcella Gostinelli. Mi ha colpito molto per la lealtà e la lucidità della Sua analisi. Ho apprezzato tutto della lettera, a partire dal titolo, perché credo in un pensiero critico anche se duro, ma se la critica è fatta nella maniera corretta e recepita in maniera adeguata può portare solamente a miglioramenti.Leggendo la Sua lettera mi sono come meravigliato nel rendermi conto che quanto io tante volte ho provato veniva comunicato da una dirigente.

Mi vorrei soffermare principalmente su un punto dell’articolo, quello in cui la collega parla del silenzio e del vuoto della dirigenza aziendale; condivido, e dico che a causa di ciò mi trovo da sempre a dover combattere con colleghi poco motivati e con poca voglia di farsi trasportare dai più giovani che hanno sicuramente molto da imparare, ma anche molto entusiasmo e voglia di fare che se donata può portare tanto entusiasmo in chi ormai non ne ha più e soprattutto in chi non ci crede più.

Tutto questo, io credo, non sia necessariamente e solo dovuto alla scarsa motivazione intrinseca al lavoro dei colleghi più anziani, ma soprattutto alla poca vicinanza delle istituzioni dirigenziali nei confronti di coloro che si trovano a confronto con malati bisognosi non di fretta ma di cura e vicinanza con cittadini. Sempre più consapevoli ed attenti.

Inoltre, la mancanza di una dirigenza vicina fa in modo che diverse associazioni si possano servire di giovani infermieri (che non trovano altro a causa ANCHE della crisi) facendoli lavorare in situazioni precarie e direi vicine allo sfruttamento; e tutto ciò nella più completa solitudine istituzionale e anche per questo, noi giovani ci sentiamo talvolta abbandonati e delusi nelle nostre aspettative.

Una dirigenza più vicina aiuterebbe tutti, giovani e meno giovani perché la professione infermieristica è molto attraente sulla carta, ma poi ti accorgi che non è come credevi e non sai con chi comunicare questo senso di abbandono che vivi quando entri o non entri nel mondo del bisogno e del lavoro.
La ringrazio molto perché il suo giornale invece ci aiuta a sentirsi meno soli.

Sergio Bosco
Infermiere

01 Luglio 2014

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