L’urlo delle Rsa della Lombardia

L’urlo delle Rsa della Lombardia

L’urlo delle Rsa della Lombardia

Gentile Direttore,
sono un’Infermiera dipendente di una RSA della Lombardia e come tante stiamo assistendo alla migrazione del personale infermieristico verso gli ospedali. Che sia giusto dare la possibilità a tutti di poter lavorare dove si vuole è sacrosanto, ma che questa possibilità sia offerta senza tener conto di ciò che esiste già nella gestione della cronicità e della fragilità, penalizzando inesorabilmente strutture che fino ad ora hanno gestito la cronicità, e parlo anche delle Assistenze Domiciliari accreditate, delle RSA Aperte, non è giusto.  

In tutti questi servizi l’Infermiere nelle proprie prestazioni, prende in carico la persona fragile e cronica, la sua situazione sociale, la sua famiglia, conosce il territorio dove agisce e allora perché non si è potenziato tutto questo pensando di collaborare direttamente con chi già è dentro nella gestione territoriale?

Perché non è pensabile una stretta relazione di collaborazione tra privato accreditato ( sottoposto a verifiche continue di controllo e vigilanza dalle ATS ) e pubblico, che unendo le proprie forze, possa efficacemente prendere in carico la continuità assistenziale tra ospedale e territorio?
Perché non rivedere le strutture esistenti e riorganizzarle per una migliore ed efficace risposta ai bisogni del territorio?

L’infermiere in RSA impara a gestire la cronicità e la fragilità con nuove strategie, applica e collabora al raggiungimento degli obiettivi assistenziali formulando i Piani di Assistenziali Individuali, entra in relazione con la famiglia e gestisce i loro bisogni.

Mi chiedo che differenza ci sia tra Infermiere di RSA e Infermiere di Famiglia e di Comunità. Forse la considerazione sociale perché è noto che gli Infermieri che lavorano in RSA sono Infermieri di serie B, sicuramente la retribuzione con contratti applicati che non riconoscono la professionalità. Per non parlare di tutto ciò che si è detto sulle RSA nel periodo della pandemia.

La realtà in cui lavoro sta cercando di stare a galla, lo sforzo che si sta facendo è rivolto a chi in questa catena di sopravvivenza è l’anello debole, non si può pensare di chiudere le RSA, depauperare gli organici e lasciare che tutto magicamente si risolva riconvertendo personale di Supporto, importantissimo  nello svolgimento di compiti assistenziali, a personale qualificato nel pianificare e svolgere prestazioni infermieristiche di responsabilità e presa in carico dell’assistenza della cronicità.

Vorrei aggiungere un’ultima cosa: nell’iter formativo dell’infermiere nessuno parla dell’Infermiere gestore della cronicità; personalmente ho collaborato con l’Università Statale di Milano portando la mia esperienza e promuovendo i tirocini formativi nella mia struttura e gli studenti scoprono un mondo diverso e un ambito di azione consono alla loro preparazione ed autonomia nell’assistenza infermieristiche.

La mia storia professionale fortunatamente mia ha portato a conoscere molti aspetti della professione infermieristica e noi Infermieri siamo sempre pronti a rispondere ai bisogni, siamo in prima linea sempre: ascoltateci, per favore ascoltate l’urlo delle RSA che è l’urlo dei più fragili.

Paola Soffientini
Infermiera

09 Luglio 2021

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