La guerra di Piero

La guerra di Piero

La guerra di Piero

Gentile Direttore,
combattiamo ogni giorno sul fronte del malessere, viviamo nella trincea del dolore declinato in mille varianti, dal mal di denti al male di vivere. Siamo quelli che aprono le porte a qualsiasi disagio del giorno e della notte cercando soluzioni rapide e a basso costo. Molto spesso diventiamo amici dei nostri malati perché li vediamo ogni giorno e in tutte le stagioni, molto spesso, dalla nascita alla morte. Siamo quelli che conoscono talmente bene il territorio da conoscere ogni singolo numero civico e ogni casa, persino i mobili e le suppellettili.

Siamo quelli degli auguri di Natale e delle condoglianze. Siamo quelli che dispensano terapie e ricette anche al supermercato o dal benzinaio. Siamo quelli che quando entriamo nel bar del paese, la metà dei clienti si nasconde con una birra in mano e l’altra metà ci offre il caffè chiedendo come fare per l’asma del figlio.

Siamo quelli che passano ore al telefono cercando un posto in ospedale per un ricovero e giornate immersi nelle carte per far ottenere pannoloni agli incontinenti e bombole di ossigeno al domicilio, e quelli che litigano con l’assistente sociale mendicando un posto in casa di riposo per il nonno che non vuole più nessuno. Siamo quelli che passano la notte a letto con le delibere in mano della Usl cercando di capire cosa cacchio fare con la nuova nota ministeriale, siamo quelli che al mattino, in bagno pensano a come redigere i nuovi piani terapeutici della giornata e come spiegare al disgraziato di turno che l’inps non paga più la quarantena ma solo la malattia per quel maledetto covid. Siamo quelli che tornano a casa la sera giurando e spergiurando che mai più e neanche se mi ammazzano e poi la mattina ricominciano.

Siamo quelli che ogni tanto si chiedono come mai il lavoro aumenta sempre di più e la paga diventa sempre meno. Siamo quelli che fanno certificati di malattia per emicrania ai propri assistiti e poi si imbottiscono di antidolorifici per andare a lavorare. Comunque, perché un sostituto non si trova. Siamo quelli che per fare due settimane di ferie all’anno devono supplicare un sostituto almeno due anni prima. Siamo quelli che la gente chiama medici della mutua e la Usl medici di assistenza primaria e lo Stato liberi professionisti e ci giudica molto liberi e poco professionisti. Siamo quelli che i giornalisti si sono abituati ad indicare come la mela marcia nel paniere del servizio sanitario nazionale.

Siamo quelli che talmente stufi di ogni definizione e talmente stufi di avere sulla testa decreti dell’ultimo imbecille del ministero che vorrebbe dirci dopo trent’anni di professione come fare i medici, che siamo pronti a deporre le armi, arrenderci al nemico perché non sappiamo più in che esercito siamo e che guerra stiamo combattendo, ma soprattutto, per chi.

Siamo quelli che dopo aver creduto e combattuto per decenni, stiamo assistendo alla più feroce e ingiusta capitolazione della nostra filosofia di vita e di mestiere, salutati da un fragoroso calcio nel sedere per far posto ai mercenari della medicina privata, perché costa meno, ma soprattutto perché lo Stato non ha mai capito il valore del nostro lavoro ma solo il prezzo e per questo ci ha collocati nel girone dei perdenti, non capendo che, comunque un prezzo sarà pagato solo e sempre dalla gente. Quella che paga le tasse.

Siamo quelli che, benchè medici di base, si sentono ancora medici, nonostante nessuno ci creda.

Enzo Bozza
Medico di base a Vodo e Borca di Cadore

13 Giugno 2022

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