La Medicina non usi un linguaggio di guerra

La Medicina non usi un linguaggio di guerra

La Medicina non usi un linguaggio di guerra

Gentile Direttore,
di fronte alla pandemia da Covid19 le parole usate dai mass-media, ma anche dai politici e dagli stessi dirigenti sanitari, fanno sempre più riferimento ad una terminologia di guerra. Medici e infermiere diventano “soldati” e addirittura “eroi”; le misure di contrasto al virus, una “battaglia”; la guarigione, una “vittoria contro il nemico”; le medicine sono “armi”; le terapie intensive si trasformano in “trincee”; i dispositivi di protezione, vere e proprie “corazze”. E così via, in un crescendo di linguaggio bellico sempre più delirante.
 
Smettiamola di usare termini impropri per descrivere l’assistenza sanitaria. Il linguaggio della Medicina parla di difesa della salute fisica e psichica, di terapie appropriate, di farmaci efficaci, di tecnologie accessibili, di ricerca scientifica, di cura alla persona, di sollievo della sofferenza, di rispetto della dignità umana, di comunicazione e di sostegno. Il vocabolario della Medicina esprime parole di cura e di pace, non di guerra.
 
Ma forse a qualcuno fa comodo usare un linguaggio bellico per convincerci che le migliaia di morti da Covid19 sono da intendersi come vittime di guerra e quindi, in fondo in fondo, sono inevitabili. No, i decessi da Covid19 sono invece da imputare in gran parte al definanziamento della sanità pubblica, alla riduzione del personale sanitario, all’assenza di piani di emergenza e di prevenzione territoriale, ai ritardi nella fornitura di materiale sanitari, dai ventilatori alle mascherine.
 
Purtroppo la nostra classe politica, responsabile di tutto ciò, continua imperterrita a finanziare la guerra, quella vera. Il governo passivamente dice di sì all’aumento delle spese militari chiesto dalla Nato; non riduce, come promesso, l’acquisto degli inutili bombardieri F35 (equipaggiabili con le micidiali bombe atomiche B61-12); in piena epidemia costringe gli operai a lavorare nell’industria bellica; partecipa a tutte le manovre militari ancora oggi presenti in Europa (che tra l’altro allargano il contagio).
 
Invano Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha dichiarato: “La furia del virus mostra la follia della guerra. Per questo chiedo un cessate il fuoco mondiale”. Parole inascoltate da tutti i governi, compreso il nostro.
 
Pierpaolo Brovedani
Pediatra ospedaliero, Trieste

Pierpaolo Brovedani

09 Aprile 2020

© Riproduzione riservata

Boarding e ricoveri urgenti, serve autonomia clinica e lavoro condiviso
Boarding e ricoveri urgenti, serve autonomia clinica e lavoro condiviso

Gentile Direttore,a proposito della recente discussione sul modello organizzativo ligure per la gestione dei ricoveri urgenti e del boarding è necessario innanzi tutto sgombrare il campo da alcuni fraintendimenti: nessuno,...

La sanità che non riesce ad uscire dall’ideologia dei silos. Il caso Liguria
La sanità che non riesce ad uscire dall’ideologia dei silos. Il caso Liguria

Gentile Direttore, nel dibattito aperto in Liguria sul nuovo modello organizzativo per la gestione dei ricoveri urgenti e per la riduzione del boarding in Pronto soccorso, c’è un punto che...

Prime applicazioni della nuova disciplina in materia  di rivalsa a seguito di colpa medica
Prime applicazioni della nuova disciplina in materia  di rivalsa a seguito di colpa medica

Gentile Direttore, il fisiologico susseguirsi di leggi nel tempo, pone inequivocabilmente, incognite in merito alla loro applicabilità ai casi che disciplinano. Nello specifico i giudici, a fronte della legge Gelli-Bianco,...

Sulla crisi del Ssn pesa gravemente l’inerzia ormai storica e strutturale dell’azione di governo
Sulla crisi del Ssn pesa gravemente l’inerzia ormai storica e strutturale dell’azione di governo

Gentile Direttore, questi giorni ho finito di rileggere il (per me ) fondamentale libro di Francesco Taroni “Un sistema sanitario in bilico. Continuerà a volare il calabrone?” (Il Pensiero Scientifico,...