La nuova piramide alimentare statunitense avrà un impatto sull’Italia?

La nuova piramide alimentare statunitense avrà un impatto sull’Italia?

La nuova piramide alimentare statunitense avrà un impatto sull’Italia?

Gentile Direttore, l’amministrazione Trump, per iniziativa del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del Segretario all’Agricoltura, ha presentato le nuove linee guida alimentari destinate a orientare la dieta della popolazione statunitense 

Gentile Direttore, l’amministrazione Trump, per iniziativa del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del Segretario all’Agricoltura, ha presentato le nuove linee guida alimentari destinate a orientare la dieta della popolazione statunitense. Le Dietary Guidelines for Americans sono un documento aggiornato con cadenza quinquennale e rappresentano il principale riferimento per i programmi pubblici, le mense scolastiche, i sistemi di assistenza alimentare e, più in generale, per la comunicazione istituzionale in materia di nutrizione e salute.

La nuova piramide alimentare non nasce come un esercizio teorico o simbolico. È piuttosto la sintesi visiva di un problema che le stesse istituzioni americane descrivono da tempo in termini strutturali: l’elevata prevalenza di obesità e di malattie croniche legate all’alimentazione nella popolazione degli Stati Uniti. Il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha inserito la riforma dell’approvvigionamento alimentare nazionale tra le priorità della sua agenda Make America Healthy, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la diffusione delle malattie croniche, incluse quelle in età pediatrica.

I dati ufficiali raccolti attraverso il National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) mostrano che oltre il 40% degli adulti statunitensi vive con obesità, con una distribuzione ampia e trasversale per età, sesso e area geografica. Anche tra bambini e adolescenti la prevalenza rimane elevata, attestandosi attorno a un quinto della popolazione.

A questi numeri si affianca la diffusione di patologie fortemente associate ai modelli alimentari, come il diabete – che interessa decine di milioni di persone – le malattie cardiovascolari, che restano la prima causa di mortalità, e condizioni metaboliche come ipertensione e dislipidemie.

Le agenzie federali riconoscono in modo esplicito che la dieta rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili. In particolare, viene indicato il ruolo centrale degli alimenti altamente processati, delle bevande zuccherate e dell’eccesso di zuccheri aggiunti e sodio nell’alimentazione quotidiana.

Rispetto alle edizioni precedenti, le linee guida 2025–2030 adottano un linguaggio più diretto. Il concetto di “pattern dietetico sano” lascia progressivamente spazio a un messaggio più concreto: ridurre la dipendenza dagli alimenti industriali e riportare al centro cibi riconoscibili come tali.

È in questo contesto che viene proposta la nuova piramide alimentare, concepita come strumento divulgativo più che prescrittivo. La struttura ribalta alcune gerarchie storiche della comunicazione nutrizionale americana e mette in evidenza ciò che le istituzioni considerano oggi prioritario. Non sono mancate, tuttavia, reazioni critiche da parte di alcuni esperti e operatori sanitari, che hanno espresso preoccupazione per l’enfasi posta su carni rosse e latticini interi, tradizionalmente associati in alcune ricerche epidemiologiche a un aumento del rischio cardiovascolare.

Alla base della piramide compaiono alimenti proteici, latticini senza zuccheri aggiunti e fonti di grassi. Le linee guida indicano questi gruppi come elementi centrali dei pasti quotidiani, sottolineandone il ruolo nel fornire nutrienti essenziali e nel favorire sazietà e stabilità dell’apporto energetico. Il livello intermedio è occupato da verdura e frutta, con un richiamo esplicito alla varietà e al consumo in forma intera o minimamente processata, con l’obiettivo di aumentare l’assunzione di fibre e micronutrienti, carenti nella dieta media americana.

I cereali sono presenti in misura più contenuta: vengono incoraggiati quelli integrali, mentre i prodotti raffinati e le loro versioni industriali non sono considerati una componente centrale dell’alimentazione quotidiana.

Al centro della nuova raccomandazione vi è infine l’invito a limitare fortemente i cibi altamente processati, in particolare quelli ricchi di zuccheri aggiunti e sodio, come snack confezionati, dolci e bevande aromatizzate. Questo cambiamento di linguaggio è interpretato da diversi nutrizionisti come una riduzione esplicita della tolleranza istituzionale verso gli alimenti ultraprocessati, che oggi rappresentano oltre la metà dell’apporto calorico medio negli Stati Uniti.

L’alcol viene affrontato con un approccio prudenziale. Le linee guida indicano che un consumo inferiore è associato a migliori esiti di salute e che, per specifici gruppi di popolazione, l’astensione rimane l’indicazione appropriata. A differenza del passato, tuttavia, non viene indicato un limite giornaliero numerico raccomandato.

Resta ora aperta una questione più ampia: in che modo questa nuova impostazione alimentare statunitense potrà riflettersi sul contesto italiano, dove l’influenza americana, attraverso industria, linguaggio e comportamenti, ha già dimostrato di incidere sulle abitudini alimentari e sulla percezione stessa del cibo?

Massimiliano Cinque

Dottore in Farmacia

Massimiliano Cinque

09 Gennaio 2026

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