La sanità e le elezioni. Più che parole servono fatti e progetti

La sanità e le elezioni. Più che parole servono fatti e progetti

La sanità e le elezioni. Più che parole servono fatti e progetti

Gentile direttore,
la sintesi presentata da Giovanni Rodriquez su Quotidiano Sanità, relativa al confronto tra i programmi di PD, Centro Destra, Cinque Stelle, Liberi e Uguali, Civica e Popolari e +Europa è sembrata particolarmente interessante, a partire dal fatto che tutti affermano l’indispensabilità di maggiori finanziamenti ed investimenti per sanità e welfare, ma senza indicare le aree “di prelievo” per recuperare le risorse necessarie e senza evidenziare i settori penalizzati (quindi solo parole!).
 
E’ sufficiente leggere i dati riportati nel “Rapporto OASI Bocconi 2017” (la spesa sanitaria in Italia corrisponde al 9% del PIL, contro il 9,9% della Gran Bretagna, l’11,1% della Francia, l’11,2% della Germania, il 16,9% degli Stati Uniti) per comprendere la necessità di maggiori investimenti in sanità e welfare.
 
Tutti i partiti evidenziano con forza la necessità di importanti investimenti nell’area della non autosufficienza e disabilità (fondi per il reddito di inclusione, implementazione dell’indennità di accompagnamento, raddoppio dell’assegno di sostegno, innalzamento dell’importo detraibile per l’assunzione di colf e badanti, assistenza domiciliare, spostamento della spesa sanitaria si cronicità e disabilità, nuovi modelli di assistenza domiciliare).
 
Nessuno prende in considerazione la necessità di sviluppare un progetto (degno di tale denominazione), di lunga durata, per affrontare seriamente il problema delle cronicità / fragilità / disabilità.
 
L’analisi dei documenti presentati dai partiti consente di affermare che è sempre “ricordata” la centralità del MMG (cosa che nessuno mette in discussione) ma forse è giunto il momento di affrontare il problema attraverso altri approfondimenti, in particolare:

• il SSN/SSR (ospedali e territorio) negli ultimi 10 anni hanno subito pesanti restrizioni e tagli (forse più che di “razionalizzazioni” si è trattato di “razionamenti”);
 
• il MMG è l’unica figura del SSN che nello stesso periodo non ha avuto penalizzazioni (giustamente), bensì gratificazioni, certamente per progetti e motivazioni “nobili” … non sempre con risultati pari alle attese (es mancata diminuzione dei codici bianchi ai PS);
 
• per far fronte alle situazioni di cronicità / fragilità / disabilità serve un impegno multi-professionale, un progetto definito e condiviso tra le componenti professionali interessate (prevalentemente MMG e Infermiere), con una forte prevalenza dell’assistenza;
 
• dal momento che la funzione prevalente è quella assistenziale, è necessario ripensare il sistema delle cure primarie (sanità di iniziativa), con l’attivazione della figura dell’Infermiere di Famiglia / Comunità, per la presa in carico delle persone affette da patologie cronico-degenerative, nell’ambito di un progetto definito e condiviso con il MMG.
 
Quanto sopra risulta essere in linea sia con gli indirizzi dell’OMS e del PSN, sia con le raccomandazioni che caratterizzano il Piano Nazionale Cronicità, che evidenziano la necessità di sviluppare nuovi modelli di presa in carico delle persone affette da tali patologie.
 
I fatti vanno ben oltre le parole, in particolare:
• la presa in carico del 3,7% della popolazione ricompresa nella fascia di età 65-74 aa, affetta da fragilità / disabilità (orientativamente 242.022 persone) richiede 8.037 Infermieri (rapporto 1:30);
• la presa in carico del 7% della popolazione ricompresa nella fascia di età oltre 75 aa, affetta da fragilità / disabilità (orientativamente 478.004 persone) richiede 19.120 Infermieri (rapporto 1:25).
 
La politica deve comprendere che per far fronte alla nuova domanda (sicuramente esponenziale nei prossimi anni) necessitano circa 27.186 infermieri, per un costo annuo stimato di circa 1.088.000.000 €, con l’assoluta necessità di pensare alle possibili soluzioni per sostenere l’importante impegno di spesa.
Parallelamente potrebbe essere interessante, attraverso analisi approfondite ed elaborate, ipotizzare i costi di domani, conseguenza diretta dei servizi non assicurati oggi.
 
Se le cronicità / fragilità / disabilità hanno un peso prevalentemente assistenziale, e se la politica dovesse ritenere opportuno ed importante investire sulla figura dell’Infermiere di Famiglia / Comunità (non in funzione degli infermieri ma in funzione della popolazione), e se questo genera (come è vero) una migliore condizione operativa ai MMG, viene naturale valutare la possibilità di una diversa “massimilizzazione” degli utenti in carico ai MMG (di fatto viene tolto lavoro da parte degli Infermieri di Famiglia / Comunità), ad invarianza di costi per il SSN rispetto all’esistente (con la possibilità di prevedere sistemi di gratificazione sostenibili per i MMG).
 
Da un punto di vista numerico, a titolo puramente esemplificativo, stante il fatto che la media assistiti per ogni MMG è pari a 1.160 (fonte ASI 2017), ipotizzare un “passaggio” a 1.700 utenti avrebbe come conseguenza una riduzione di 14.358 MMG (che sono i numeri corrispondenti alle carenze di MMG che vengono pubblicate dalle riviste di settore … che però non prendono in considerazione l’ipotesi della presa in carico infermieristica degli utenti affetti da patologie cronico-degenerative).

Il recupero economico stimato è pari a 1.220.481.000 (sostenibile per l’assunzione dei 27.186 Infermieri necessari per l’attivazione operativa dell’infermiere di famiglia / comunità), questa volta davvero ad invarianza di spesa!
 
E’ giunto il momento dei fatti!
Alla politica il compito di fare le scelte, non con logiche “lobbistiche” ma in funzione dei nuovi bisogni dei cittadini, con maggiori possibilità da parte degli stessi di esprimere consensi, stante i servizi ottenuti (e non solo “dichiarati”).
 
Infine, un richiamo alla politica per i rinnovi contrattuali.

Gli operatori del SSN non hanno mai abbassato la guardia ed hanno comunque garantito la migliore risposta diagnostico-clinico-assistenziale-riabilitativa possibile, nonostante i tagli che hanno interessato il SSN.

La corsa alla firma di un rinnovo contrattuale atteso da un decennio sa tanto di “ricerca di consenso”, quasi senza consapevolezza da parte della politica di quanto sia alto in tutti gli operatori del SSN il livello di demotivazione e di “stanchezza”, conseguenze dirette delle tante promesse non mantenute e del calpestamento della dignità personale e professionale subita negli ultimi anni.

Le notizie riportate dai “media”, riguardanti stipendi dei barbieri di Camera e Senato ed i vitalizi non hanno certamente aiutato a superare “il mal di pancia”.
Le tante problematiche citate, e le conseguenti necessità di interventi, riportano l’attenzione alla prefazione e conclusione (identiche) del testo “Ripensare l’Azienda” – Autori Hammer e Champy (edito da Sperling & Kupfer editori) che recita “… ciò che ci vuole è la volontà di riuscire e il coraggio di cominciare …” che sembra quanto di più attuale, relativamente alle attività richieste a coloro che si candidano a governare il nostro Paese domani.


 

Franco Piu, Genova


 


Bruno Cavaliere, Genova


 


Dario Laquintana, Milano


 


Lorenzo Baragatti, Siena


 


Marcello Bozzi, Torino


Associazione Nazionale Dirigenti Professioni Sanitarie – affiliata COSMED

F.Piu, B.Cavaliere, D.Laquintana, L.Baragatti e M.Bozzi

20 Febbraio 2018

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