La sanità italiana è sempre più un terreno minato

La sanità italiana è sempre più un terreno minato

La sanità italiana è sempre più un terreno minato

Gentile Direttore,
è amaro constatare come la Sanità "Made in Italy", sia ormai un terreno minato, dove se una granata esplode a farsi male sono tutti, nessuno escluso! Mi chiedo per quanto tempo andremo avanti con questo bollettino di guerra?
 
La nostra professione, così delicata, così umana, dalle tante notti insonni, dei casi clinici portati a casa e in famiglia, dei sorrisi ai pazienti, delle lacrime nascoste, rischia di cadere nella morsa dell'oblio e della consuetudine, se va bene!
 
Forse ciò che mi spaventa di più è quell'automatismo "procedurale" che permea i nostri reparti, che sottrae energie e che silenzia l'entusiasmo di una scelta di vita, spesso mettendone in discussione l'operatività sul campo.
 
Al netto di un romanticismo mai perso e osservando ciò che accade tutti i giorni attorno a me e agli altri, penso che il rispetto di una rigida gerarchia non sia sempre stata la scelta migliore, in assenza poi di quello sguardo laterale a ciò che avveniva al di fuori dell'Ospedale, forse a ragione del nostro mestiere e che ora ci condanna ad una politica della censura e della cesoia, rinvigorita dal mantra "Tagliare".
 
Alfred de Musset affermava "Non tutti gli uomini sono capaci di grandi cose, ma tutti sono sensibili alle grandi cose", una frase che attecchisce in un’anima consapevole della realtà e che intende sfidarsi, ma non adatta a chi voglia sperimentare la Sanità come sfida del proprio senso di frustrazione o rivincita. Lì ci siamo noi!!!!
 
E allora dov'è quella leadership responsabile che dovrebbe traghettare il cambiamento del "Made in Italy"?
 
Sempre più direttori generali arrivati e inavvicinabili, inesperti ma boriosi di dettare una linea, al limite della legalità, dimenticando volutamente che dall'altra parte del "computer" esiste il professionista!
 
Certamente un sistema ad alta complessità dopo qualche anno necessita di una revisione, di un ammodernamento, ma se il presupposto alla base di tutto è lo spreco ogni dove, allora diventa giustificata la "rapidità" di scelte spregiudicate sugli operatori sanitari, "populista" ed elettorale lo slogan "abbattiamo" le liste d'attesa, "assennato" licenziare o punire senza sapere chi e per cosa, "virtuoso" creare mastodontici agglomerati di ospedali uniti solo da un etichetta formale, "giusto ma disfunzionale" inviare ispettori ammettendo che gli Ospedali sono disorganizzati, "dialettico" il conflitto tra Stato e Regioni perché così fa bene alla Salute e alla fine a pagare sono tutti, nessuno escluso.
 
Ma la colpa è quella di essere nati in Italia?
Un Paese che per storia e cultura ha accolto tutti e che adesso "caccia" i giovani all'estero, punisce chi ci lavora, demotiva per meglio controllare, precarizza il capitale umano, fa solo del male a se stesso!
 
Domenico Montemurro
Responsabile Nazionale Anaao Giovani

12 Gennaio 2017

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