Liste d’attesa e diagnostica per immagini: il radiologo al centro del governo della domanda

Liste d’attesa e diagnostica per immagini: il radiologo al centro del governo della domanda

Liste d’attesa e diagnostica per immagini: il radiologo al centro del governo della domanda

Gentile Direttore, il dibattito sulle liste d’attesa è tradizionalmente orientato verso una domanda apparentemente semplice: come aumentare il numero di prestazioni erogate? Per anni la risposta è stata prevalentemente quantitativa...

Gentile Direttore,
il dibattito sulle liste d’attesa è tradizionalmente orientato verso una domanda apparentemente semplice: come aumentare il numero di prestazioni erogate? Per anni la risposta è stata prevalentemente quantitativa. Più sedute diagnostiche, più apparecchiature, più ore aggiuntive, più prestazioni.

Il nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026-2028 propone invece un cambio di paradigma particolarmente rilevante per la diagnostica per immagini. Il documento riconosce infatti che il problema non può essere affrontato esclusivamente aumentando l’offerta, ma richiede una più accurata comprensione del bisogno di salute e una gestione appropriata della domanda.
Si tratta di una prospettiva che la radiologia conosce bene.

Negli ultimi vent’anni la diagnostica per immagini ha assunto un ruolo sempre più centrale nei percorsi clinici. L’evoluzione tecnologica ha ampliato in modo straordinario le capacità diagnostiche di TAC, risonanza magnetica ed ecografia, determinando al contempo una crescita costante delle richieste.
Tale incremento non è attribuibile soltanto all’invecchiamento della popolazione o all’aumento delle patologie croniche. Una quota significativa della domanda deriva infatti dalla crescente complessità dei percorsi diagnostici, dalla medicina difensiva, dalla necessità di rassicurazione clinica e dalla tendenza a utilizzare l’imaging come strumento di conferma anche in situazioni caratterizzate da una bassa probabilità pre-test.

In questo contesto, il radiologo non può più essere considerato esclusivamente il destinatario finale di una prescrizione.

Il PNGLA 2026-2028 valorizza esplicitamente il concetto di appropriatezza prescrittiva, individuandolo come uno dei principali strumenti di sostenibilità del sistema sanitario. Il documento sottolinea come l’overuse delle prestazioni possa essere favorito da pratiche difensive e da richieste non sempre coerenti con le migliori evidenze scientifiche disponibili.

Per la radiologia questo tema assume una rilevanza strategica.
Ogni esame richiesto senza un reale beneficio clinico potenziale non rappresenta soltanto un costo economico, ma occupa capacità produttiva che potrebbe essere destinata a pazienti con priorità più elevate. Parallelamente, un esame non prescritto quando necessario può determinare ritardi diagnostici con conseguenze cliniche ben più rilevanti.

L’obiettivo non è quindi ridurre il numero delle prestazioni, ma migliorare la qualità della domanda.
Particolarmente significativa appare la scelta del Piano di attribuire crescente importanza al quesito diagnostico, considerato elemento essenziale per la prenotabilità della prestazione e futuro strumento di analisi dell’appropriatezza prescrittiva.

In prospettiva, la disponibilità di sistemi nazionali capaci di correlare prescrizioni, quesiti diagnostici, prenotazioni ed erogazioni potrebbe consentire una lettura molto più accurata dei fenomeni che generano le liste d’attesa rispetto alla semplice analisi dei volumi prodotti.

Anche il monitoraggio assume una funzione nuova. Il Piano introduce una visione evoluta dei sistemi informativi, orientata non soltanto alla verifica del rispetto dei tempi di attesa, ma all’analisi delle differenze tra bisogno di salute, prescrizione, prenotazione ed effettiva erogazione delle prestazioni.
Si tratta di un passaggio culturale importante.

Le liste d’attesa non devono essere considerate esclusivamente un indicatore di inefficienza dell’offerta. Esse rappresentano spesso il punto di incontro tra bisogni di salute in crescita, risorse professionali limitate e fenomeni di inappropriatezza prescrittiva che possono interessare l’intero percorso assistenziale.

Per questo motivo il ruolo del radiologo è destinato a evolvere ulteriormente. Oltre alla refertazione e alla gestione delle tecnologie diagnostiche, il radiologo è chiamato a contribuire alla definizione di percorsi appropriati, alla costruzione di modelli condivisi di priorità clinica, alla diffusione delle linee guida e alla promozione di una cultura dell’imaging basata sul valore clinico.

Le liste d’attesa non si ridurranno esclusivamente aumentando il numero degli esami eseguiti. La vera sfida sarà comprendere meglio quali esami servono, a chi servono e quando servono. In questa prospettiva la radiologia non rappresenta soltanto una parte del problema, ma una componente essenziale della soluzione.

Marco Fogante

08 Giugno 2026

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