Malattie sessualmente trasmissibili, a Torino accesso ai servizi sempre più difficile

Malattie sessualmente trasmissibili, a Torino accesso ai servizi sempre più difficile

Malattie sessualmente trasmissibili, a Torino accesso ai servizi sempre più difficile

Gentile Direttore,
il 1° dicembre ricorre la giornata internazionale della lotta all’AIDS e alle Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST). La cura e la diagnosi delle IST si accompagnano ancora oggi a pregiudizi e paure, purtroppo non solo da parte della popolazione generale, ma anche da parte degli operatori sanitari e di chi amministra risorse e mette in piedi i servizi sanitari.
La pandemia ha peggiorato ulteriormente la situazione: i servizi, già provati da tagli al personale, blocco delle assunzione e riduzione delle risorse, si sono visti sottrarre quel poco che rimaneva per l’emergenza Covid.

Gli ospedali specialistici sono stati improvvisamente sommersi dai casi Covid, che hanno a fatica mantenuto le cure per i pazienti già noti e presi in carico ma, di fatto, sono mancate tutte le energie economiche, di tempo, di formazione e professionalità destinate a prevenzione e alla diagnosi precoce di nuovi casi.

È nota, in letteratura, la difficoltà della popolazione generale ad accedere ai servizi dedicati alla salute sessuale, anche quando questi servizi garantiscono accesso diretto e facilitato. Da inizio pandemia in poi, da più parti, ci segnalano come l’accesso ai servizi di salute sessuale sia diventato una vera e propria corsa a ostacoli, in barba a tutte le acquisizioni scientifiche e lotte politiche degli ultimi decenni, orientate a una sempre maggiore attenzione a diagnosi precoce e campagne di prevenzione.

A Torino nel 2019 i “vecchi” centri dedicati alla salute sessuale sono stati centralizzati nel nuovo Centro Multidisciplinare per la Salute Sessuale – Ce.Mu.Ss. La solita retorica di efficienza delle risorse e di centralizzazione nasconde in realtà personale non più sufficiente a coprire le precedenti sedi. Un numero ridotto di medici specialisti (infettivologi, dermatologi e ginecologi) ma anche mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi, infermieri e altre figure professionali e volontarie per rispondere alle esigenze di salute di tutta la città di Torino e provincia.

La realtà che ci viene segnalata da diversi nostri pazienti e che anche alcuni di noi hanno sperimentato direttamente, sia come professionisti che accompagnano i propri pazienti nei percorsi di salute, sia come utenti del servizio, è che da quando esiste il Ce.Mu.Ss. le modalità di accesso sono meno inclusive, meno facile ottenere appuntamenti per screening (si passa attraverso una segreteria telefonica, la mail non è presente sul sito e il sito della regione piemonte dedicato ai centri di salute sessuale – perlasalutesessuale.it – non risulta ancora aggiornato).

L’arrivo della pandemia ha complicato ulteriormente le cose. Durante il primo lockdown è stato praticamente impossibile ottenere appuntamenti, anche se con contatti a rischio o se sintomatici. è seguito, poi, un momento di relativa apertura: chiamando il servizio (o i vecchi servizi, seguendo le informazioni del sito regionale dedicato alla salute sessuale) si veniva indirizzati a una segreteria telefonica. Il messaggio invita a prendere appuntamento chiamando in una stretta fascia oraria giornaliera, poco compatibile con impegni di studio o lavoro. Abbiamo sperimentato e ci è stato segnalato da più parti che, anche nelle fasce orarie indicate e con le modalità indicate, è stato finora impossibile prendere appuntamento, trovando il telefono perennemente occupato o, secondo alcuni, staccato – e nelle altre fasce orarie il solito messaggio in segreteria.

Continuiamo a denunciare da anni l’attacco alla salute delle persone che passa dai tagli, dalla carenza cronica di spazi, risorse e personale formato. Si continua a lavorare in perenne emergenza, soprattutto nei campi di minore interesse politico e minore interesse per il privato / privato convenzionato (consultori, medicina delle dipendenze, medicina del benessere sessuale…). In questa visione miope ci si limita a tamponare i sintomi quando sono evidenti, ma c’è pochissimo spazio per diagnosi precoce e politiche sanitarie di prevenzione, ritenute forse poco remunerative o di scarso interesse sociale.

Ad esempio, in Italia siamo anni luce indietro rispetto al counseling per l’eventuale prescrizione del protocollo di terapia preventiva HIV PreP o di campagne vaccinali epatite.
Chiediamo che la situazione cambi, nel nostro territorio come in tutta Italia. I servizi di salute sessuale devono essere aperti, devono intercettare bisogni sanitari e psicosociali e devono lavorare non solo sulla cura dei sintomatici, ma anche sulla prevenzione e l’educazione sessuale.

Chi si cura di te? – Torino

02 Dicembre 2021

© Riproduzione riservata

Fenomeno dei gettonisti: un miliardo di euro bruciato. Noi lo diciamo da anni
Fenomeno dei gettonisti: un miliardo di euro bruciato. Noi lo diciamo da anni

Gentile Direttore, ol dico senza mezzi termini: il rapporto Anac sui medici gettonisti non mi sorprende. Non sorprende nessuno di noi. È la fotografia di un disastro che la dirigenza...

Case di Comunità. Polemiche in Piemonte sul reclutamento degli infermieri tramite Amos
Case di Comunità. Polemiche in Piemonte sul reclutamento degli infermieri tramite Amos

Il possibile reclutamento di infermieri tramite la società in house Amos per garantire il funzionamento delle future Case e degli Ospedali di Comunità in Piemonte accende il confronto tra Ordini...

Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni
Formazione specialistica: un’altra strada rispetto all’immobilismo del governo Meloni

Gentle direttore,sulla riforma della formazione specialistica dei medici, le proposte che il Partito Democratico sta portando avanti nelle aule parlamentari trovano oggi una convergenza importante: la piattaforma presentata da ANAAO...

Acn, firmare o non firmare è questo il problema?
Acn, firmare o non firmare è questo il problema?

Gentile Direttore, per garantire l’operatività delle 1038 Case di Comunità entro la scadenza del 30 giugno è necessario tenere insieme almeno tre principali esigenze: la sostenibilità del lavoro dei medici...